Nel ‘meraviglioso’ mondo delle fake news dove non mancano gli speculatori che ci costruiscono fortune
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Nel ‘meraviglioso’ mondo delle fake news dove non mancano gli speculatori che ci costruiscono fortune


C. Alessandro Mauceri

Le ‘fake news’ sono informazioni false diffuse sulla rete, conosciute anche come ‘bufale’. C’è chi le mette in giro così, per divertimento. E c’è chi, invece, li utilizza per fini politici o economici e finanziari. Alcuni esempi illuminanti di come le false informazioni possono condizionare la vita – e il portafoglio – di milioni di persone 

Chi gira sulla rete e usa uno smartphone ogni giorno viene inevitabilmente sommerso da miliardi di informazioni che riguardano ogni aspetto della vita: dalla politica alla salute all’alimentazione. Il problema è che una parte rilavante di queste informazioni è poco veritiera, se non del tutto falsa.

Le fake news, questo il loro nome tecnico, sono dappertutto. A volte si tratta di bufale o di false informazioni di poca importanza, altre invece influenzano le scelte delle persone in settori importanti, come la salute. Il caso più eclatante è quello dei vaccini: tutti a sentenziare sulla validità o meno dei vaccini e sui possibili effetti collaterali. Ma la verità è che di queste affermazioni solo pochissime hanno alle spalle studi o ricerche attendibili e affidabili: nel migliore dei casi si tratta di relata refero, ovvero di riferimenti a ricerche fatte da altri e vengono riportate sul web, senza però aver prima effettuato i dovuti controlli sulla fonte e sulla attendibilità.

A lanciare l’allarme sulle fonti è stata la stessa Wikipedia, l’enciclopedia informatica che vanta 284 edizioni in diverse lingue e più di 44 milioni di voci compilate e modificate:

“Scrivere la voce di un’enciclopedia ti obbliga alla verifica delle fonti da cui attingere”, ha detto Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia. Il problema però è che non esistono criteri scientifici per valutare l’attendibilità delle fonti che girano sul web, ma ci sono alcuni indizi che possono aiutare a individuarle.

Il controllo delle fonti è cruciale: se è vero che chiunque ha l’occasione di aggiungere informazioni non verificate, rischiando di rendere Wikipedia un veicolo di diffusione di fake news, allo stesso modo tutti possono intervenire per correggere gli errori, voluti o meno.

Altro campo in cui le fake news sono diffuse  è la politica. Qualche mese fa, durante la corsa alle elezioni presidenziali degli USA, la rete e i media sono stati invasi da un’enorme quantità fake news a favore o contro questo o quel candidato alla Casa Bianca. E questo inevitabilmente ha finito per influenzare la scelta finale. Anche la Presidente della Camera, Laura Boldrini, è stata vittima di una fake news riguardante la sorella, morta da anni. Per questo avrebbe deciso di lanciare la campagna #BastaBufale.

Sono molti i social network o i motori di ricerca, a cominciare da Google o da Facebook, che stanno cercando di porre un freno alle fake news. Ma controllare, come propone Zuckerberg, in tempo reale i miliardi di informazioni che girano sulla rete non è facile: richiederebbe troppo tempo e troppi soldi. E le misure proposte non serviranno a molto: la rimozione del post non serve a impedire che una notizia o un file o un video circoli in rete “condiviso”.

Quanto ai provvedimenti da prendere nei confronti di chi ha diffuso la notizia ammesso di riuscire ad identificarlo non vuol dire essere in grado di procedere nei suoi confronti (potrebbe trovarsi in chissà quale Paese).

Ma il settore dove le fake news hanno avuto effetti più devastanti è senza dubbio la finanza, dove basta una notizia data al momento giusto per far guadagnare o perdere miliardi di dollari.

Nel 2012, su un sito di finanza, un analista rivelò che un’azienda quotata in Borsa (ImmunoCellular Therapeutics, azienda farmaceutica californiana quotata a Wall Street), aveva scoperto un trattamento anticancro efficace ed economico. Scoppiò la corsa alle azioni della ImmunoCellular che, in pochi mesi, passarono da quota 42,8 a 155,2 dollari, con un balzo del 263%. Solo in seguito si scoprì che (come rivelò l’inchiesta della Sec, la Consob americana) quell’analista era stato pagato dalla  ImmunoCellular Therapeutics per diffondere una “fake news”. La conseguenza fu un ulteriore balzo delle azioni che precipitarono a 1,5 dollari.

Più di recente sei banche sono state multate per 4,3 miliardi di dollari per aver manipolato il mercato dei cambi: le banche fornivano false informazioni per influenzare l’andamento di due tassi di cambio. Le informazioni fornite sono usate come parametri di riferimento per valutare le attività in valuta dei portafogli e, modificandole o anche solo fornendole in modo differito, i banchieri riuscivano a trarre profitto nei momenti cruciali.

E se i 4,5 miliardi di dollari di multa possono sembrare tanti, basti pensare che il forex fa girare circa 5.000 miliardi di dollari ogni giorno. È bastata una “piccola” bugia per permettere ad alcuni grandi investitori di fare gli investimenti giusti e di guadagnare miliardi di dollari in pochi giorni.

In entrambi i casi a rimetterci sono stati gli investitori comuni che hanno perso i propri soldi. Ma la Borsa è un gioco “a somma zero”: per molti che perdono, c’è sempre qualcuno che guadagna un bel po’ di soldi. E a volte lo fa anche grazie alle “fake news”.

 

 

2 giugno 2017

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AlessandroMauceri


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