Nel mondo ci sono oggi 125 milioni di spose bambine

Il fenomeno non accenna è in aumento. Si stima che, nel 2015, le spose bambine saranno oltre 300 milioni. Queste particolari unioni – che tolgono alle bambine la fanciullezza distruggendogli la vita – adesso si va sempre più diffondendo negli USA e in Europa. Sono ‘tradizioni’ che i migranti portano dalle nostre parti. Ma di cui nessuno parla

Il fenomeno è in aumento. Si stima che, nel 2050, le spose bambine saranno oltre 300 milioni. Queste particolari unioni – che tolgono alle bambine la fanciullezza distruggendogli la vita – adesso si va sempre più diffondendo negli USA e in Europa. Sono ‘tradizioni’ che i migranti portano dalle nostre parti. Ma di cui nessuno parla

Ci sono problemi di cui nessuno parla. Non perché siano stati risolti. Non perché avvengono solo in Paesi lontani (ci sono stati molti casi anche negli USA, in Europa e perfino in Italia). Ma forse perché, di fronte a problemi che non si riesce a risolvere, spesso molti fanno prima a guardare da un’altra parte.

È il caso delle spose bambine. Secondo un recente Rapporto dell’UNICEF il fenomeno ha raggiunto dimensioni terribili non si tratta di casi isolati: sono almeno 125 milioni le spose bambine. Circa un terzo di loro (oltre 40 milioni) sono state concesse in sposa quando avevano meno di 15 anni. E, anche se la percentuale sta leggermente diminuendo, l’aumento della popolazione mondiale sta facendo sì che il problema sia aumentato: si stima che nel 2050 ci saranno oltre 300 milioni di spose bambine!

“Il solo numero delle bambine coinvolte, e ciò che esso rappresenta in termini di infanzie perdute e vite condizionate per sempre, fanno chiaramente capire quanto sia urgente la messa al bando, una volta per tutte, della pratica del matrimonio infantile”, ha detto il direttore esecutivo dell’UNICEF, Anthony Lake.

Bambine il cui l’unico pensiero dovrebbe essere quello di giocare con le bambole, abbandonano la scuola e vivono chiuse in casa dove sono sottomesse al marito e ai suoceri. Le spose bambine raramente hanno la possibilità di portare a termine gli studi, per loro è elevato il rischio di cadere vittime di violenze e di contrarre il virus dell’HIV. Anche quando riescono a sopravvivere, spesso non riescono ad acquisire le competenze necessarie per trovare un lavoro decente. In questo modo si genera un circuito perverso che danneggia l’economia dei Paesi, ma anche il livello di sviluppo della società e che provoca cicli intergenerazionali di povertà.

Si tratta di un fenomeno che è difficile da combattere: la maggior parte delle spose bambine proviene dalla campagna, dove vivono in condizioni di estrema povertà. Molte volte sono le pressioni sociali ed economiche che incoraggiano questi matrimoni precoci. Per cercare di trovare una giustificazione a questo fenomeno, a volte si fa ricorso a tradizioni inesistenti (come quella che afferma che i genitori che concedono in sposa una bambina prima dell’inizio del ciclo mestruale, andranno in paradiso). Non è un caso se la probabilità che una ragazza facente parte del 20% più povero della popolazione si sposi in età infantile non è cambiata negli ultimi 25 anni!

In Africa questo problema è in diminuzione, ma i numeri restano terrificanti: se il trend non cambierà, nel 2050 la metà delle spose bambine sarà costituita da africane. Il problema infatti riguarda soprattutto l’Africa (70 per cento dei casi): qui spesso le famiglie cercano in questi matrimoni una fonte di salvezza per far fronte alla povertà assoluta.

La situazione però è grave anche in Asia. Tra i rifugiati siriani in Giordania il tasso di matrimoni precoci è cresciuto dal 18% al 25% (dati 2013). E le ricerche mostrano che la situazione sta peggiorando: prima della guerra, in Siria la media dei matrimoni che coinvolgevano ragazze con meno di 18 anni era solo del 13%.

A questo, in molti Paesi, si aggiunge l’indifferenza da parte delle autorità: in Nepal, nonostante una legge del 1963 vieti i matrimoni precoci e imponga i 20 anni come età minima per le unioni, raramente la polizia interviene per far rispettare le norme. Anche l’obiettivo di sradicare il fenomeno entro il 2020 è sfumato: ora il nuovo obiettivo è il 2030. Il Rapporto Our time to sing and play di Human Rigts Watch, denuncia le pressioni economiche e sociali che le bambine sono costrette a vivere in Nepal, spesso con il consenso delle famiglie.

Anche nei Paesi industrializzati, come gli USA o l’Europa, non mancano i casi. Sono molti i matrimoni combinati tra immigrati adulti negli USA e bambine provenienti dai Paesi d’origine.

I numeri sono terrificanti: i matrimoni precoci sono un problema in molti degli Stati americani.

In Virginia, dove tra 2004-2013 si sono registrati almeno 4.500 casi di matrimoni con minori (di questi oltre 200 adolescenti 200 si sono sposate all’età di 15 o ancora più giovani e circa il 90% dei coniugi minorenni sono bambine).

In Maryland sono stati registrati oltre 3.000 casi di matrimoni con bambini.

In Texas i casi registrati tra 2009-2013, sono stati oltre 700 (età tra 15 e 17 anni).

Nel New Jersey sono stati 3.499 i casi di matrimoni con minori (la maggior parte di queste adolescenti aveva 16 o 17 anni, ma 178 di loro avevano un’età compresa tra 10 e 15!). E così in molti altri Stati.

Sono numeri che dimostrano che anche in America le leggi vigenti non riescono a proteggere i bambini. La maggior parte degli Stati impone che l’età minima del consenso legale per sposarsi sia 18 anni. Ma poi concede deroghe nel caso in cui i genitori di una minorenne diano il proprio consenso, o in caso di gravidanza.

Anche la poligamia fa sì che il numero di spose bambine non diminuisca: spesso questi matrimoni sono solo religiosi e non sono riconosciuti dallo Stato. Questo non impedisce che vengano celebrati ugualmente in molte comunità. In alcuni di questi Paesi (soprattutto in America latina) la percentuale di spese bambine non ha mostrato un calo significativo dagli anni Novanta ad oggi.

Esiste anche un rapporto tra il livello di ricchezza e il fenomeno delle spose bambine. I migliori risultati sono stati raggiunti nei Paesi “ricchi”; per contro nei Paesi poveri  non si sono avuti sostanziali miglioramenti.

Anche l’Europa non è immune da questo morbo. Il Consiglio dell’ONU per i diritti umani ha adottato tre risoluzioni contro la violenza sulle donne e le discriminazioni di genere (di cui una focalizzata nello specifico sui matrimoni precoci e forzati: sono considerati violazione di diritti umani e negano diritti fondamentali come il diritto all’istruzione e alla salute – inclusa la salute sessuale e riproduttiva – oltre ad essere tra le cause della povertà femminile e un ostacolo allo sviluppo sostenibile).

L’Italia ha ratificato anche la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne e la violenza domestica (meglio nota come Convenzione di Istanbul). Spesso però le autorità sono impossibilitate ad agire: i matrimoni delle spose bambine italiane non avvengono in Italia, le vittime vengono portate con l’inganno in altri Paesi come il Pakistan, l’India, il Bangladesh, l’Albania o la Turchia dove avvengono i matrimoni combinati.

Anche in altri Paesi europei, i matrimoni precoci negli ultimi anni sono diffusi. Come in Bosnia: qui le ragazze arrivate all’età di 14-16 anni cercano di contrarre matrimonio nella speranza di uscire da famiglie spesso distrutte. L’unica differenza è che in questo caso, spesso, i matrimoni sono tra coetanei senza prospettive (in più il consumo di alcol da parte degli uomini è in significativo aumento); di conseguenza i matrimoni durano poco e sorgono seri problemi di convivenza. Anche in questo caso, però, molte volte il matrimonio precoce comporta l’abbandono scolastico (fenomeno che colpisce particolarmente le ragazze).

L’unica certezza è che non esiste Paese in cui non esistano casi di spose bambine e che, ancora una volta, le misure adottate sono state insufficienti a risolvere un problema grave del Millennio o almeno ad arginarlo.

 

 

 

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