Ma non è che, per caso, il presidente USA, Donald Trump, è un po’ nazista?
Editoriale, Esteri

Ma non è che, per caso, il presidente USA, Donald Trump, è un po’ nazista?


Time Sicilia

Ce lo chiediamo e lo chiediamo per le parole che pronuncia e, in generale, per tutto quello che combina. Quello va “sistemato”, quell’altro va “inquadrato”, quell’altro ancora va “sterminato”. Per carità, i suoi predecessori – vedi la guerra in Iraq – non sono stati santi. Ma quello che colpisce, di questo personaggio, oggi, è il linguaggio sopra il rigo e aggressivo. Le mire sul Venezuela

di Riccardo Gueci

Il ”Mein Kampf” di Donald Trump si compendia nel “L’America First”, come dire che i tedeschi sono la razza superiore, ariana, “i messicani sono un popolo di criminali”, come dire gli ebrei sono una razza pericolosa e vanno sterminati; “in Afganistan continua la guerra fino all’affermazione dell’ordine americano”, leggasi ‘annettiamo la Polonia alla Germania’; “Dobbiamo restituire la democrazia ai venezuelani che sono oppressi dal socialismo bolivariano” che equivale a ‘poniamo il Nazional socialismo come baluardo contro il comunismo sovietico’; “l’accordo fra Usa e Iran per la produzione di energia atomica non impedisce a quest’ultima di sviluppare il nucleare bellico) e quindi va cancellato”.

Ma anche sul versante interno non è da meno: “Il Ku Klus Klan è benemerito”, che vale quanto le benemerenze delle SS; “E’ inibito l’ingresso negli Usa agli islamici”, anche qui vale lo stesso discorso fatto nei riguardi degli ebrei. Ovvero l’episodio del perdono concesso allo sceriffo di Mericopa (Arizona), Joe Arpaio, di 85 anni, definendolo “eroe”. Costui era stato condannato per oltraggio alla Corte, in quanto aveva ignorato il divieto che questa gli aveva imposto di non usare metodi discriminatori nei confronti degli immigrati.

Infine, l’ultima in ordine di tempo, la polemica con i giocatori di basket e football di colore che avevano rifiutato il tradizionale invito alla Casa Bianca dei vincitori del campionato. La ragione del rifiuto sta nel fatto che, in seguito all’uccisione di una donna volutamente investita da un nazista locale, Trump ha definito “persone per bene” i bianchi che partecipavano al corteo dei suprematisti a Charloteville (Virginia).

Con questo bagaglio ideologico il Nostro partecipa al G7, al G20 – dove per fortuna – in entrambe le occasioni, i suoi interlocutori l’hanno diplomaticamente ritenuto per quello che è: una persona gretta e boriosa che non merita nessuna considerazione e l’hanno lasciato ai suoi vaniloqui. Come si dice dalle nostre parti: U pusaru… (per i non siciliani: l’hanno messo di lato).

Poi all’Assemblea generale dell’Onu, dove ha passato il segno con l’affermazione grave di “distruggeremo la Corea del Nord”, che è un modo per dare solido riconoscimento e fondamento alle ragioni ed alle motivazioni del piccolo dittatore nordcoreano, secondo il quale “…se la Corea non fosse dotata di armamento atomico farebbe la fine dell’Iraq o della Siria e magari dell’Iran, senza l’intesa sul nucleare raggiunta dall’ex presidente Barac Obama e che ora Donald Trump mette in discussione.

A proposito di quest’ultima c’è da registrare una presa di posizione del generale Qasem Soleimani, capo del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica in Iran, che, in risposta al discorso pronunciato all’Onu da Trump, ha detto:

“Ormai neanche il popolo degli Stati Uniti tiene in considerazione le parole di quest’uomo ignorante”. E riferendosi all’Isis:

“Daesh riceverà la vendetta in meno di tre mesi”, con riferimento all’uccisione del generale iracheno, Mohsen Hojaji, impegnato nella guerra in Siria.

E veniamo all’Europa. Premessa: il sistema di difesa dell’Unione Europea è interamente della Nato, la quale impone pure quali armi adottare per la difesa e come comportarsi nelle varie occasioni di guerra che gli Stati Uniti non si risparmiano (anzi le cercano!) sullo scacchiere globale. A questo riguardo è il caso di ricordare due fatti.

Il primo fatto è costituito dalla inutile guerra in Afghanistan, dove alcuni Paesi europei, Italia compresa, sono immotivatamente impegnati, se non per mutua assistenza in caso d’aggressione. Ma in questo caso dove e quando gli afghani hanno aggredito gli Usa? Né vale la giustificazione secondo la quale lo “sceicco del Terrore”, cioè Osama Bin Laden si nascondeva in quel Paese. Osama Bin Laden è morto da almeno quattro anni e la guerra continua. O l’altra giustificazione secondo la quale i talebani sono fanatici estremisti. Ma i talebani non li hanno inventati, addestrati e armati proprio loro, gli statunitensi?

Il secondo fatto è rappresentato dall’occasione offerta recentemente, il 19 settembre scorso, dall’Onu – cioè appena due settimane addietro – di sottoscrivere il ‘Trattato di messa al bando’ delle armi nucleari (è stato sottoscritto già da 122 Paesi) al quale gli Stati Uniti di Trump hanno suggerito ai 29 Stati aderenti alla Nato, dei quali 27 sono europei, di “riflettere sulle implicazioni” ed il Consiglio della Nato ha espresso sul Trattato le seguenti valutazioni:

“Un trattato che non impegna nessuno degli Stati in possesso di armi nucleari non sarà effettivo, non accrescerà sicurezza, né pace internazionale, ma rischia di fare l’opposto creando divisioni e divergenze”.

Che dire? Così è se vi pare!

Poi, a conferma che nonostante ‘America First’ la smania guerrafondaia è permanente negli Usa, ci sono altre due questioni all’attenzione della Casa Bianca. E sono la Corea del Nord e – udite, udite –
il Venezuela. Ancor si può capire che gli Usa vigilino sulle manovre nucleari del piccolo dittatore Nordcoreano, ma non si capisce perché Trump abbia a cuore la democrazia nel Paese di Simon Bolivar. Niente niente che la smania di ‘esportare’ la democrazia in Venezuela è motivata dal fatto che quel Paese galleggia sul petrolio ed è retto da un sistema socialista?

E torniamo al solito slogan nazista: “Il nazionalsocialismo quale baluardo contro il comunismo sovietico”, in questo caso “al socialismo bolivariano”.

1 ottobre 2017

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TimeSicilia


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