Non è che questi vogliono riaprire i ‘bordelli’ in Italia per fare ‘cassa’?
Editoriale, Primo Piano

Non è che questi vogliono riaprire i ‘bordelli’ in Italia per fare ‘cassa’?


Time Sicilia

Il dubbio comincia a prendere forma non soltanto leggendo gli articoli riportati dai quotidiani nazionali, ma considerando due elementi: il bisogno disperato di nuove entrate fiscali dell’Italia (che da quest’anno si dovrà confrontare con il dimezzamento del quantitativy easing) e le decine di miliardi di euro oggi introitate dalla criminalità organizzata che controlla la prostituzione. Se aggiungiamo che in alcuni Paesi europei i Bordelli sono funzionanti…  

Per ora lasciano andare avanti gli altri, i Matteo Salvini e gli Antonio Razzi di turno. Ma dopo le elezioni politiche del 4 marzo , a giudicare dall’aria che tira in Italia, per fare ‘cassa’ potrebbero il modo e le parole per riaprire quelle che un tempo si chiamavano le ‘Case chiuse’, ovvero i bordelli. Il condizionale è d’obbligo. Ma riflettendo sui numeri la prospettiva di mandare in soffitta la legge Merlin è tutt’altro che campata in aria.

Perché i numeri dicono che l’Italia potrebbe riaprire le ‘Case chiuse’? Per un motivo semplice: perché in questa campagna elettorale non si sta raccontando la verità sulla crisi economica provocata in Italia dal sistema euro.

Insomma: in un’Italia sempre più povera gli introiti dei ‘Bordelli’, per lo Stato, potrebbero diventare importanti.

Partiamo da un dato: il debito pubblico, che dagli anni del Governo di Mario Monti ad oggi è passato da mille e 800 miliardi di euro a 2 mila e 300 miliardi di euro. Attenzione: la cifra è cresciuta spaventosamente nonostante l’IMU, nonostante i tagli altrettanto spaventosi alla sanità pubblica, nonostante i tagli ai Comuni, nonostante la sostanziale scompara delle Province e via continuando con le penalizzazioni.

La cifra è cresciuta – e questo è il dato che deve fare più paura – nonostante il quantitativy easing messo in campo dalla Banca Centrale Europea (BCE), un ‘alleggerimento’ quantitativo che sarebbe dovuto servire ad aumentare la moneta in circolazione.

Solo che con il nuovo anno il quantitativy easing verrà dimezzato (c’è chi dice più che dimezzato). Che significa questo? Ovvio: che l’Unione Europea dell’euro vuole che l’Italia riduca drasticamente il rapporto tra deficit e Pil.

Questo si potrebbe fare aumentando il Pil (Prodotto interno lordo): ma con l’euro che strozza l’economia italiana è praticamente impossibile (al netto di tutte le balle sulla ‘ripresa’ dell’economia italiana che non c’è).

Non resta, allora, che ridurre il numeratore: cioè il deficit. Come? Togliendo altri soldi dalle tasche degli italiani (e già il Governo Gentiloni e il Parlamento di ‘nominati’ l’hanno fatto, aumentando le bollette dell’ENEL, del gas e altre tasse che nel 2018 costeranno ad ogni famiglia italiana quasi 100 euro in più!).

Ma questo all’Unione Europea dell’euro non basta. Così Bruxelles ha già informato il PD e Forza Italia che, dopo le elezioni del 4 marzo, bisognerà tagliare il deficit con una ‘sforbiciata’ da 3-4 miliardi di euro.

Dove si troveranno questi soldi? Semplice: vendendo beni e società dello Stato “non strategiche”.

Ovviamente, non si possono vendere, ogni anno, 3-4 miliardi di beni dello Stato. Né si possono tassare oltre una certa misura i cittadini. Anche perché uno dei fattori economici che non innesca la ripresa è proprio la pressione fiscale: più aumenta la pressione fiscale, più si riducono i consumi.

E’ di queste ore la notizia che i tradizionali saldi di gennaio, in molte città italiane, sono stati un flop. Ed è anche logico: sapendo che dovranno pagare, quest’anno, come già ricordato, mille euro di tasse in più, gli italiani risparmiano. Ma questo deprime ulteriormente l’economia.

E allora? E allora è arrivato il momento di mettere a ‘profitto’ il mestiere più antico del mondo? Sembrerebbe di sì.

E le donne italiane, le femministe, le impegnate nel sociale, le donne cattoliche, insomma, tutte queste che diranno? Che gli piaccia o no, si dovranno abituare. La cosa verrà presentata ora allegramente, ora in modo serio.

Il Corriere della Sera ha già presentato la cosa con allegria. Citando un’intervista di Radio anch’io al leader della Lega, Matteo Salvini, il quotidiano della borghesia milanese ha rilanciato il dibattito sui Bordelli italiani prossimi venturi:

“Fare l’amore fa bene, drogarsi no – ha detto Salvini -. Per questo sì a controllo dello Stato su prostituzione e no alla liberalizzazione”.

E ancora:

“In tutto il mondo civilizzato – ha aggiunto Salvini – è lo Stato e non la criminalità a gestire la prostituzione. Riapriamo le case chiuse e tassiamo la prostituzione”.

Gli ha fatto eco, sempre sul Corriere, il senatore Antonio Razzi, che in Italia ha ormai preso il posto di Antonio Gramsci e Benedetto Croce:

“Penso che Papa Francesco, visto che è anche uno sportivo in tutto, sarebbe felice. Sarebbe contento – ha detto Razzi a Radio Cusano Campus – di togliere dalle strade tutte queste donne infreddolite e provocatorie, che magari vengono frustate, picchiate, derubate e sfruttate. Anche il Papa sarebbe contento della riapertura delle case chiuse, almeno teniamo le strade pulite”.

La speranza, insomma, è che la teologia un po’ ‘liquida’ di Papa Francesco non crei eccessivi problemi al ritorno in Italia del ‘buttanesimo’ con fattura’. Sarà così?

Razzi ci dà un saggio del suo buon cuore e, sempre sul Corriere, precisa:

“C’è la mia proposta del 2006. Questa è una mia battaglia storica e mi fa piacere sapere che Matteo Salvini la appoggia. Quando andremo noi al Governo cercheremo di risolvere questo problema. Per salvaguardare le donne e le strade, che non devono essere invase da personaggi senza scrupoli che sfruttano le donne”.

E la famiglia? Il senatore Razzi ci tranquillizza con un’analisi storica e, soprattutto, antropologica:

“Chi è sposato non può spendere tutti i soldi con le prostitute, prima deve pensare alla propria famiglia, poi se si vuole divertire può andare ogni tanto, ma prima deve pensare alla moglie e ai figli. Altrimenti non si sposava e restava libero come un uccello. La nostra mentalità latina e italiana è quella che quando uno ha un matrimonio deve pensare alla famiglia”.

Prima la famiglia e poi, “ogni tanto” l’uomo di casa – perché è agli uomini che il senatore-filosofo razzi si riferisce – può, come si faceva fino a prima del 1958 (anno in cui il Parlamento italiano ha messo la parola fine alle ‘Case chiuse’ con una legge che porta il nome della già citata senatrice socialista, Angelina ‘Lina’ Merlin) fare una ‘capatina’ al Bordello e poi tornare in famiglia.

Una bella prospettiva, non vi pare? Un ritorno al passato. Un ritorno che, per le ‘casse’ dello Stato italiano potrebbe essere, se non risolutivo, quanto meno importante. Non bisogna dimenticare, infatti, che la criminalità organizzata che oggi controlla buona parte della prostituzione guadagna circa 4 miliardi di euro all’anno!

Via, diciamolo pure: l’Europa dell’euro che ci ha chiesto di pagare l’IMU, dopo le elezioni, ci potrebbe invitare a riflettere sui Bordelli. In alcuni Paesi europei ci sono e sono molto frequentati.

Proprio di recente ha aperto i battenti una casa chiusa in Austria, al confine con l’Italia: e sembra sia frequentatissima da italiani…

Insomma, i presupposti per riaprire i Bordelli con la frase’mitica’ che ha accompagnato l’IMU – “Ce lo chiede l’Europa” – ci sono tutti.

Prima della legge Merlin, del resto, in Italia, gli uomini che se lo potevano permettere frequentavano abitualmente i ‘Bordelli’. Dopo di che – questa era la frase ‘magica’ che andava in voga in Sicilia – “‘a sira torvanu ‘a casa…” (a sera gli uomini tornavano a casa): e questo bastava.

Ovviamente, la politica italiana, dopo le elezioni, nell’affrontare tale argomento non parlerà di riapertura delle ‘case chiuse’: o quanto meno non sarà così esplicito.

La butteranno sul fatto che le donne non vanno sfruttate, che bisogna proteggerle e bla bla bla.  In realtà, il giro di affari della prostituzione è impressionante. Solo a Palermo il numero di prostitute nigeriane cresce di giorno in giorno, più tutto il resto.

Si ipotizza di dividere le entrate tra lo Stato e i Comuni (questi ultimi, negli ultimi anni, le stanno inventando tutte per fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini: ZTL, autovelox, imposta di soggiorno nelle città turistiche e, in generale, aumento della pressione fiscale locale).

In questo scenario tassare la prostituzione, legalizzandola e riaprendo i Bordelli, potrebbe dare luogo a entrate certe per lo Stato e per i Comuni, anche di importi consistenti.

Partendo da un presupposto di 4 miliardi di entrate, ai Comuni italiani toccherebbero 2 miliardi di euro: non è poco!

Sarà interessante capire cosa ne penseranno i partiti politici che difendono la famiglia tradizionale, nelle quali le ‘capatine’ ai Bordelli non dovrebbero essere previste…

Da capire anche come reagirà il mondo delle donne italiane: fidanzate e, soprattutto, mogli. Ma se ce lo chiederà l’Europa, si sa, bisognerà adeguarsi…

Nel passato – prima delle legge Merlin – le mogli, tutto sommato,  se i Bordelli l’accollavano. E oggi?

Certo, non sembra molto ipotizzabile una riapertura dei Bordelli con ‘pari dignità’: della serie, Bordelli per uomini e Bordelli per donne.

Per carità: anche eventuali Bordelli per donne (dove, cioè, le donne si recherebbero per consumare sesso mercenario con ‘prostituti’) sempre ‘posti di lavoro’ darebbero: un lavoro particolare, certo, ma pur sempre un lavoro…

 

 

20 gennaio 2018

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TimeSicilia


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