Palermo: i numeri di una trasformazione profondissima
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Palermo: i numeri di una trasformazione profondissima


Time Sicilia

I ‘numeri’ del nuovo ‘Repertorio Statistico di Palermo’ pubblicato sul sito del Comune raccontano una città con poche luci e con molte ombre. La popolazione diminuisce. Il valore dei nuovi nati registra il valore più basso degli ultimi cinquant’anni. Aumentano i turisti, anche se è un turismo mordi e fuggi. I giovani vanno via e la città invecchia  

di Mario Pagliaro

Sono di grande importanza i numeri contenuti nel nuovo Repertorio Statistico di Palermo pubblicato sul sito del Comune. Per quanto relativi al 2016, e non all’anno appena concluso (per il 2017 le cifre arriveranno nel prosieguo del 2018), i dati raccontano una trasformazione tanto rapida quanto profonda, a partire dalla demografia: fra il 2001 e il 2011 (anni degli ultimi due Censimenti), Palermo perde il 4,2% della popolazione, pari a 29.161 abitanti.

Nel 2016, poi, a fronte di 6391 decessi, il numero di nuovi nati scende, e di molto, per la prima volta al di sotto delle 6 mila unità: 5.725 nati, in diminuzione del 7,9% rispetto ai nati del 2015. E’ il valore più basso degli ultimi 50 anni.

I numeri, poi, svelano come i grandi flussi migratori registrati verso la Sicilia nel corso degli ultimi anni non si traducano, almeno a Palermo, in aumento della popolazione. Rimane infatti sostanzialmente invariato (+0,3%) il numero di cittadini stranieri residenti nella capitale della Sicilia: 26.726 persone, quasi la metà (il 46,9%) provenienti da un Paese asiatico, e il 31,7% da uno africano. Solo il 15,3% proviene da un Paese dell’Unione Europea.

Nel 2016 si sono persi altri 5 mila posti di lavoro, con gli occupati passati da 188 mila a 183 mila: il numero più basso del decennio 2006-2016.

Il tasso di occupazione, pari nel 2016 al 40,1%, scende di un punto percentuale rispetto al 2015 e di 5,6 punti rispetto al 2006 quando a Palermo gli occupati erano 211 mila. Il reddito medio per residente, pari a poco più di 9.500 euro, vede solo Catania dietro a Palermo nella classifica dei redditi pro-capite delle maggiori città italiane.

Il tasso medio d’inflazione negativo (-0,2%) – doppio rispetto al dato medio nazionale (-0,1%) che risulta negativo per la prima volta dal 1959 – indica la deflazione dei prezzi che rispecchia la bassa domanda di beni e servizi. Ad esempio, nel 2016 sono state vendute e immatricolate 11.275 autovetture: il 50,8% in meno rispetto al 2006.

Significativa pure la diminuzione del traffico merci al Porto intorno al quale la città si è storicamente sviluppata: -7% di merci sbarcate rispetto al 2015, e -3,4% di quelle imbarcate.

A conferma della solida crescita del turismo, a crescere sono numero di voli (+5,8%) e di passeggeri (+8,5%) all’aeroporto, così come quello dei passeggeri dei traghetti in sbarco (13,3%) e l’andamento del traffico crocieristico: +13,2% di sbarchi.

E infatti cresce il numero di posti letto resi disponibili dai 77 alberghi (+2,6%) che passano a 8155, mentre è letteralmente boom per gli esercizi extra-alberghieri che passano dai 273 del 2015 ai 353 del 2016, con una crescita del 27% del numero di posti letto (da 2557 a 3245).

Ancora basso, però, il tempo di permanenza medio dei turisti: 1,9 giorni per gli italiani (il 48,3% delle presenze), e 2,3 giorni per gli stranieri (il 51,7% delle presenze).

Palermo è anche una città universitaria: nell’anno accademico 2014/2015, rispetto al precedente, l’Università pubblica registra una diminuzione dell’8,2% nel numero di studenti iscritti nei corsi di laurea triennali (pari a 23.596); una crescita del 2% di quelli nei corsi di laurea a ciclo unico (13.909 iscritti); e una diminuzione del 2,2% di quelli iscritti nei corsi di laurea magistrali (5.832).

Di grande interesse anche i dati relativi all’ambiente. Cresce in modo significativo (+4,7%) la produzione di rifiuti che passa da 501 a 525 kg pro-capite; ma cresce anche significativamente la frazione avviata al riciclo: dal 7% del 2015 al 9,8% del 2016. E questo – a riprova dell’efficacia e della potenzialità della raccolta differenziata – fa sì che la crescita in percentuale dei rifiuti conferiti in discarica sia del 2,2% a fronte di un aumento della quantità dei rifiuti urbani del 4,6%, che raggiungono complessivamente le 353 mila e 840 tonnellate: quasi mille tonnellate al giorno.

Pressoché invariata (diminuisce di mezzo ettaro) la superficie verde, pari al 4,5% dell’enorme superficie comunale pari a 160 mila ettari (160 km quadrati).

Migliora invece in modo significativo la qualità dell’aria: il numero di volte di superamento del valore limite del particolato fine inferiore a 10 micron (il cosiddetto PM10), pari a 50 microgrammi per metro cubo di aria, che non deve superare le 35 volte per anno, è stato superato per 45 volte in via Di Blasi, nei pressi della Circonvallazione. Erano state 69 nel 2015.

Nelle altre zone monitorate dalle stazioni di monitoraggio (ubicate a Boccadifalco, piazza Giulio Cesare, piazza Castelnuovo, piazza Unità d’Italia, piazza Torrelunga, via Belgio e piazza Indipendenza), il massimo numero di volte si registra in piazza Giulio Cesare e piazza Unità d’Italia, pari a 20 superamenti.

Al di sotto della soglia della concentrazione media annuale di PM10, pari a 40 microgrammi per metro cubo di aria, i valori in tutte e sette le zone monitorate: la più alta concentrazione media si registra di nuovo in via Di Blasi (37 microgrammi per metro cubo), seguita da piazza Giulio Cesare con 34 microgrammi per metro cubo.

Due sono i trend di lungo periodo contenuti nel Rapporto del tipo di quelli studiati da Giuseppe De Rita nel suo lavoro cinquantennale al Censis (G. De Rita, Dappertutto e rasoterra, Mondadori 2017): il primo è l’indice di vecchiaia, ovvero il rapporto fra la popolazione con età superiore ai 65 anni e quella di età compresa fra 0 e 14 anni, che in quarant’anni si è quadruplicato: da 31,1 anziani ogni 100 ragazzi nel 1971 a 119,3 anziani ogni 100 ragazzi nel 2011.

L’altro è quello relativo al grado di istruzione della popolazione: nel 1971 quasi nove residenti su dieci non arrivavano al diploma; ma dopo quarant’anni nel 2011, in piena epoca di Internet, le persone che a Palermo non arrivano al diploma sono ancora poco meno di sei su dieci.

In altre parole, Palermo non è più la città di ragazzi che era nel 1971; ma vi resiste un grave deficit formativo.

Nel complesso, dopo la grande espansione e le forti trasformazioni nei primi trent’anni successivi alla Guerra (1945-1975), si tratta di trend sociali ed economici la cui intensità ha pochi precedenti storici.

3 gennaio 2018

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TimeSicilia


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