Palermo, il pontile di Romagnolo è stato bruciato. Chi pagherà?
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Palermo, il pontile di Romagnolo è stato bruciato. Chi pagherà?


Time Sicilia

Non è detto che il vandalismo debba restare impunito. Ci sono norme che chiamano in causa chi si dovrebbe occupare della salvaguardia di questi beni, realizzati con il denaro pubblico. Le leggi, insomma, ci sono. Basta applicarle. Dando l’esempio, chi deve tutelare un bene pubblico lo farà. Il deterrente è indispensabile. Soprattutto nel Sud Italia

di Aldo Penna 

Il pontile in stile californiano realizzato a Romagnolo è stato bruciato. Già il resto della struttura era stata saccheggiata. Adesso ecco l’ennesimo disastro palermitano. Opere pubbliche costate milioni di euro abbandonate, vandalizzate, ridotte in cenere.

Ogni volta nessuno è responsabile, nessuno risponde, lo scaricabarile delle resposabilità.

“Io non c’entro, io dormivo, io non sono competente, il passaggio burocratico non è stato completato”.

Una serie infinita di giustificazioni che, in sede di appalto, di solito, non sono avanzate ma divengono muro del pianto e dell’abbandono in sede di gestione.

Eppure vi è una giurisprudenza che taglia la testa al toro dell’indifferenza considerando tutti responsabili i burocrati e i politici coinvolti a vario titolo. Se non sono responsabili sono tutti responsabili.

E’ tempo di invocare l’applicazione di questa nuova visione dei codici esistenti invece di versare lacrime di rabbia sull’ennesimo disastro e poi attendere che inevitabilmente si ripeta ancora.

Le norme sono chiare occorre solo guardare nella giusta luce e nel loro significato intrinseco:

“L’ente pubblico proprietario del complesso monumentale lasciato in stato di abbandono, al degrado e alla vandalizzazione altrui, e altresì tutti coloro che erano tenuti alla conservazione ed alla vigilanza del medesimo bene culturale, rispondono innanzitutto ai sensi degli artt. 677 e 733 c.p. dei danneggiamenti strutturali e dei pericoli di crollo che siano stati immediatamente e direttamente causati dalla mancanza di manutenzione ordinaria (e che nulla abbiano a che fare con l’opera di eventuali ignoti occupanti abusivi o con gli abusi edilizi consumati all’interno dello stesso sito o con la condotta di chi lo ha usato come discarica di rifiuti”.

E ancora, con più forza:

“Gravano inoltre sul sindaco, e o sul dirigente in suo luogo delegato, la responsabilità ex art. 328 c.p. per avere omesso ogni intervento necessario a scongiurare conclamati pericoli di crollo (nella specie più volte denunziati e già avvenuti), anche attraverso l’esercizio dei poteri di ordinanza di cui all’art. 54 t.u. enti locali”.

Infine il colpo che spezza la catena della complicità omissiva che coinvolge burocrazia e vertici politici incapaci di trovare iter veloci che dirimano le controversie e, che in ogni caso, salvaguardino un bene. Vale per tutti l’indignazione, giusta, che solleva l’uso privato di un bene pubblico come l’auto blu assessoriale, e l’accettazione semplice e consolidata con cui si accetta che un bene costato soldi pubblici sia lasciato all’incuria e alla distruzione.

In particolare, i danneggiamenti strutturali, gli abusi edilizi compiuti all’interno del monumento, così come il conferimento di rifiuti presso il suo sito (come è avvenuto nella specie) costituiscono condotte di violazione dei vincoli monumentale e paesaggistico su esso gravanti, ai sensi dell’art. 169 e dell’art. 181 comma 1 e 1 bis del Dlg 42\2004; e sono in concreto riconducibili alla responsabilità immediata e diretta dei predetti enti pubblici proprietari o tenuti alla conservazione e alla tutela, relativamente ai danni da mancanza di manutenzione; i medesimi enti, relativamente alle violazioni dei vincoli, compiute da terzi attraverso abusi edilizi e conferimenti incontrollati di rifiuti, risponderanno a titolo di concorso laddove la loro inerzia – di fronte a simili scempi – abbia assunto in concreto i caratteri dell’acquiescenza.

Palermo e il Sud in generale sono costellati di opere pubbliche inattive o mai prese in carico. Gli enti pubblici partoriscono opere spesso al servizio delle imprese appaltanti e poi li abbandonano. Sul muro di gomma eretto dalle burocrazie, e esibito a proprio discarico dai politici, si sono sperperate cifre immense. Se l’elettorato ha memoria corta e non punisce chi dissipa i pubblici fondi, forse la chiamata in solido a risponderne anche patrimonialmente può dare la sferzata giusta a politici e burocrati per evitare il ripetersi di tali abusi

7 dicembre 2017

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