A Palermo prove tecniche di Sinistra: si punta ancora su Orlando

Giovedì il leader nazionale di Rifondazione Comunista sarà in città per definire la linea sulle amministrative. Al momento, tutto fa pensare che sarà ancora l’attuale sindaco la carta da giocare. Anche se in certi ambienti non si esclude l’ipotesi Giambrone

“L’unico in grado di guidare Palermo era e resta Leoluca Orlando”. Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Palermo ne è sempre convinto. Non commenta neanche le voci che parlano di possibili alternative, sempre di area orlandiana, che consentirebbero all’attuale sindaco del capoluogo siciliano di coltivare altri ambizioni o di godersi un pò di riposo.

In alcuni ambienti, ad esempio, si parla dell’ipotesi Fabio Giambrone, presidente della Gesap (la società che gestisce l’aeroporto di Palermo) e braccio destro di Orlando ma, evidentemente,  si tratta solo di una possibilità che dipende dalla decisione dello stesso sindaco.

“Questa amministrazione quattro anni fà ha trovato il disastro, lentamente ne siamo venuti fuori e ora ci vogliono altri cinque anni per portare a termine tutto ciò che si è iniziato. L’unico in grado di guidare questo processo è l’attuale sindaco” sottolinea Fumetta.

La candidatura di Orlando alle prossime amministrative si inserirebbe in un progetto ben più ampio che, sulle orme del ‘modello Napoli’, mira ad “aggregare diversi soggetti politici e sociali della sinistra”. Una aggregazione che sarebbe già in stato avanzato:

Vincenzo Fumetta
Vincenzo Fumetta

“L’obiettivo – spiega Fumetta- è un progetto unitario e non minoritario di sinistra che tra otto mesi si presenterà alle elezioni comunali in una lista di Sinistra, uno schieramento alternativo al Partito democratico. Il programma deve essere ancora costruito, ma si baserà sulla salvaguardia delle conquiste fatte da questa amministrazione: dalle aziende municipalizzate pubbliche, al mantenimento dell’acqua pubblica, allo sviluppo di un sistema di mobilità integrato a livello europeo.  Su queste basi costruiremo, aggregheremo e costruiremo un programma elettorale partecipato che porrà l’accento anche e soprattutto su tematiche sociali. Schema che sarà riproposto alle regionali”.

“Il modello Napoli è un modello che significa essere alternativi al PD, alle destre e al populismo grillino. Giovedì, comunque, – annuncia Fumetta- si riunirà il nostro comitato politico federale  alla presenza del nostro segretario nazionale Paolo Ferrero. Questa riunione darà nei fatti il via alla nostra campagna elettorale infatti verrà decisa la linea politica che seguiremo per le prossime elezioni amministrative”.

Piaccia o non piaccia, dunque, chiunque si candiderà alla guida di Palermo dovrà vedersela con  l’attuale sindaco o con un suo alter ego, sempre ammesso che così vorrà l’attuale sindaco Ollando, come la chiamano in alcuni quartieri della città.

La città, va da sé, come sempre è divisa nel giudizio sul sindaco: c’è chi gli riconosce meriti importanti, tra questi quelli citati da Fumetta (le municipalizzate non sono state privatizzate e la difesa dell’acqua pubblica è stata concreta), ma anche la pedonalizzazione del centro storico che è sicuramente un fiore all’occhiello di questa amministrazione e che ha reso Palermo più bella (oltre che meno inquinata) , il tram (compresi i progetti delle nuove linee in centro) che fa somigliare il capoluogo siciliano ad una qualsiasi città europea, per non parlare del fatto (marginale certo, ma non troppo) che vederlo sulla BBC non imbarazza nessuno e così via.

Chi lo critica, e questo è noto, non gli perdona la Ztl (che il provvedimento non sia stato ‘perfetto’ nella sua genesi lo prova la controversia al TAR) e, in generale, l’eccessiva pressione fiscale sui palermitani. Su questo punto, c’è da dire, che almeno sulla Tari, uno studio di Federconsumatori smentisce chi sostiene che a Palermo sia tra le più care d’Italia: “Meno di Napoli, Roma, Milano, Torino e Genova. Palermo, con il – 5,83%, ha fatto registrare nel 2016 il quarto più alto decremento della TARI tra le 44 città italiane con popolazione superiore a 100.000 abitanti”. Altre critiche riguardano la pulizia della città, ma a nessun comune, preso singolarmente, possono essere addebitate le storture di un sistema che in Sicilia è marcio e di cui si sta occupando anche la Commissione Nazionale Antimafia. palermo

Detto questo, la pressione fiscale resta alta. E, forse, un errore di Orlando è stato quello di non avere saputo informare bene i palermitani sul perché il Comune non ha potuto fare meglio. Tantissimi comuni siciliani non hanno potuto mollare la presa di cittadini. E i responsabili hanno nomi e cognomi: il Governo nazionale sempre più vampiro che non solo ha tagliato le risorse, ma ha anche depredato i Siciliani per tramite dell’imbelle Governo Crocetta. Il riferimento è, innanzitutto, agli accordi Stato-regione (dell’ultimo firmato a Giugno vi parliamo qua) che non solo hanno calpestato il principio di territorializzazione delle imposte sancito dallo Statuto, quindi dalla Costituzione (l’assessore all’Economia Baccei, in una ormai famosa intervista a l’Espresso ha parlato di sette miliardi di euro che restano a Roma), ma prevedono anche la rinuncia ai contenziosi con lo Stato, ovvero soldi che la Sicilia potrebbe incassare grazie ai pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale e che invece resteranno nella Capitale (per non parlare del contributo alla finanza pubblica italiana che per la Sicilia resta il più alto in assoluto: si è passati, come nota la Corte dei Conti, da 600 milioni l’anno a 1.2 miliardi e si arriverà a 1.8 miliardi).

‘Patti politici’, ‘regali compra poltrone’,  ‘estorsione e circonvenzione di incapace’. Chiamiamoli come ci pare, il succo è che sono questi i motivi per cui tanti comuni siciliani sono sull’orlo del default o se sono costretti ad aumentare la pressione fiscale

Ora, Orlando, fino a qualche mese fa, o non aveva inquadrato bene il problema (cosa di cui dubitiamo fortemente), oppure aveva scelto la via della ‘diplomazia’. Nel senso che, mentre attaccava frontalmente Crocetta (che ormai è come sparare sulla Croce Rossa), con il PD di Renzi era un po’ più ‘timido’.

Una ‘timidezza’ che veniva spiegata con il dialogo aperto dal sindaco con il partito del Premier. Poi, invece, la rottura col PD è arrivata puntuale. Ed Orlando, soprattutto da presidente dell’Anci, non le ha mandate più a dire. La vendetta del PD è arrivata puntuale con una fronda di sindaci che fanno riferimento a questo partito e che non lo vuole più alla guida dell’associazione dei Comuni.

Altra critica riguarda la sua posizione sul referendum: Orlando si è espresso per il NO. Ma non ha intenzione di costituire alcun comitato. Perché?

Certo è che se Orlando vuole davvero seguire il modello De Magistris, dovrà mettere da parte ogni timidezza nei confronti di chi, prima ancora di allungare gli artigli sulla Costituzione, li ha allungati pesantemente sulla Sicilia.

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