Palermo, sgombero dei senza casa e uccisione del clochard interrogando la nostra coscienza

In queste ore Palermo si interroga sul clochard morto in Piazza Ungheria, a quanto pare ucciso, e sulle tredici famiglie di senza casa che vivevano in un edificio che, di fatto, era stato abbandonato dal Comune. E che sono state mandate via

In queste ore Palermo si interroga sul clochard morto in Piazza Ungheria, a quanto pare ucciso, e sulle tredici famiglie di senza casa che vivevano in un edificio che, di fatto, era stato abbandonato dal Comune. E che sono state mandate via

di Nino Rocca

Così disse Antigone di Creonte, re di Tebe, che le aveva proibito di seppellire il fratello: «Creonte non ha il diritto di separarmi dai miei […]. Non credevo che tu arrivassi con i tuoi divieti ad andare contro le leggi degli dei, leggi che non da oggi, non da ieri, vivono, ma sono eterne. Potevo io, per paura di un uomo, dell’arroganza di un uomo, potevo venire meno a queste leggi? […]. Io esisto per amare, non per odiare».
Sofocle, Antigone

Legalità e diritti civili: alla coscienza la risposta.

Quando nella vita sociale siamo interpellati a fare una scelta di coscienza tra legalità e diritti civili allora vuol dire che qualcosa non funziona. Da una parte proteggiamo senza esitazione questi ultimi, dall’altra erigiamo muri e neghiamo a soggetti più deboli, con leggi inique o ambigue, gli stessi diritti che poco prima abbiamo affermato. La nostra società è malata, malata di schizofrenia.

E’ quello che, ormai da tempo, succede anche nella nostra città, dove da una parte si proclama il rispetto del diritto alla casa, o comunque ad avere un tetto sopra la testa, ma al tempo stesso si condanna come abusivo chi occupa un edificio pubblico abbandonato da anni. Aumentano così le persone senza casa, costrette a vivere per strada, a cui viene negato il diritto a poter vivere in un luogo sicuro e che, come se non bastasse, vengono persino condannate se infrangono la legge rimuovendo i muri che impediscono loro di trovare riparo in dimore di fortuna.

Quando in una società la legalità è incompatibile con i diritti civili, inavvertitamente si scivola su un piano inclinato che porta alla violazione anche dei diritti umani.

E’ quello che succede quando le nazioni alzano muri a chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà, dalla fame.

E’ quello che succede in Israele col muro di Gaza, che impedisce la libera circolazione dei palestinesi nella loro stessa terra.

E’ quello che è successo durante il fascismo con le leggi razziali contro gli ebrei.

E’ quello che succede tutte le volte che si erigono muri e si condannano all’emarginazione e all’esclusione sociale i soggetti più fragili e deboli.

“Restiamo umani”, diceva Vittorio Arrigoni prima di essere ucciso a Gaza; è questo l’appello che anche oggi dobbiamo rivolgere a tutti coloro che ancora obbediscono prima alla legge che alla coscienza.

Possiamo ancora tacitamente accettare una legalità incompatibile con i diritti civili? Cosa diremo quando vi sarà l’ennesima vittima del freddo o del caldo, morta di povertà, in mezzo alla strada?

Se ancora rimarrà un po’ di umanità nel nostro cuore forse ci rattristeremo e mediteremo su quest’ennesima infelice vita spentasi in una società senza pietà. Forse è l’ora di comprendere che non vi è soltanto la morte fisica ma prima ancora la morte sociale, dovuta all’esclusione, e la morte psicologica di che non ce la fa più a contrastare le avversità della vita e l’indifferenza di un mondo per il quale si è soltanto ombre nella notte, fantasmi, invisibili uomini già morti, poveri zombie. Restiamo umani.

Così avevamo scritto 20 giorni fa profetizzando, senza la sfera di cristallo quanto, purtroppo oggi si è verificato in città, non per le avversità atmosferiche, ma per il clima di odio e di violenza che si respira tra la gente, contro i più poveri e gli esclusi socialmente.

Foto tratta da la-notizia.net

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