‘Patti scellerati’ tra Regione e Roma/ Franco Piro: “Il Governo Musumeci li può rivedere. Vedremo cosa farà”
Editoriale, Politica

‘Patti scellerati’ tra Regione e Roma/ Franco Piro: “Il Governo Musumeci li può rivedere. Vedremo cosa farà”


Time Sicilia

L’ex assessore, Franco Piro, figura storia della sinistra dell’Isola, ripercorre le vicissitudini del Bilancio regionale,individuando le responsabilità dei governi del passato. Parla anche dei ‘Patti scellerati’ Renzi-Crocetta. E precisa che il Governo Muumeci ha gli strumenti per rivederli: “Staremo a vedere cosa riuscirà a fare… considerato che negli anni in cui ha governato in Sicilia e a Roma, il centrodestra non è riuscito a determinare nulla”

di Franco Piro

In una conferenza stampa tenuta venerdì 4 gennaio, il governo della Regione ha presentato le risultanze dell’indagine condotta da una speciale commissione, istituita dopo l’insediamento del governo stesso, chiamata a verificare lo stato della finanza regionale. Diciamo subito che un nuovo governo che si insedia, normalmente, effettua una ricognizione dei problemi che si trova ad affrontare, anche nei loro termini amministrativi. A maggior ragione ciò vale per la situazione finanziaria che, nella Regione siciliana, presenta da oltre un quarto di secolo criticità forti e particolari.

Osservando le relazioni prodotte (una relazione e un power point, in verità), tuttavia, sorgono diverse perplessità: innanzitutto va notato che una “due diligence” condotta quando l’anno non è ancora finito (come notano gli stessi redattori della relazione) ha troppi margini di incertezza sui numeri definitivi per poter essere considerata davvero valida. Poi va detto che la commissione si è avvalsa non solo delle cifre e dei documenti forniti dagli uffici del Bilancio, ma anche, facendole proprie, delle considerazioni dei dipartimenti. Tanto valeva, allora, che fosse direttamente il governo a interpretare i numeri forniti dagli uffici.

Infine, ma ciò sarà dipeso sicuramente dai tempi ristretti assegnati alla commissione, sono stati presi in considerazione solo quattro punti: l’armonizzazione contabile; alcune entrate; le spese in generale; il debito finanziario.

Per saperne di più e più approfonditamente, tanto valeva a questo punto rivolgersi alle relazioni della Corte dei Conti che, tra l’altro, non può certo essere accusata di parzialità.

Occorre chiedersi, allora, il perché della grande enfasi che il governo regionale (nelle persone del Presidente Nello Musumeci e dell’assessore per l’Economia Gaetano Armao) ha posto sulla relazione della commissione, esaltando soprattutto gli elementi negativi emersi, quasi tutti per altro già conosciuti.

Si ha la sensazione che si sia voluto, da una parte, attaccare il lavoro del governo precedente, enfatizzando le cose che non vanno e si sia fatta, dall’altra parte, un’operazione di messa in sicurezza del lavoro del governo per i prossimi anni che, si sostiene, sarà difficile e condizionato da una situazione finanziaria molto critica. Quindi i cittadini non si aspettino grandi risultati e se faremo poco, la colpa è di chi ci ha preceduto. E’ uno scarica barile ben conosciuto e anche abbastanza scoperto, ma tant’è!

A questo punto, avrebbe ragione Rosario Crocetta a ricordare che, prima del suo quinquennio, ci sono stati ben dodici anni di governo del centrodestra (Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo con assessore Armao), che hanno lasciato davvero un disastro nelle finanze della Regione.

Al di là delle polemiche politiche, restano i numeri e le problematiche sottostanti. C’è un numero, in particolare, che è stato fatto risaltare più volte: 6 miliardi di euro. Già qualche settimana fa il Presidente della Regione ne aveva parlato, prima sostenendo che si trattasse del deficit di bilancio, poi correggendosi, parlando di debito cumulato.

Adesso abbiamo appreso che deve parlarsi di disavanzo. Poiché le definizioni in contabilità hanno un peso specifico enorme, va allora chiarito che si tratta del risultato di amministrazione del Bilancio della Regione che presenta un disavanzo di circa 6 miliardi.

La cifra fa sensazione, ma non c’è alcuna novità, dal momento che tale è il disavanzo accertato dalla Corte dei Conti con il giudizio di parificazione per l’anno 2016 e a quello deve farsi riferimento, essendo il rendiconto del 2017 ancora lontano da venire.

Il risultato di amministrazione indica la capacità dell’ente di fare fronte con le entrate proprie alle obbligazioni assunte. Esso si ottiene partendo dal saldo di cassa alla fine dell’anno precedente e sommando algebricamente le riscossioni, i pagamenti, nonché i saldi delle gestioni dei residui attivi e passivi. Il risultato dà un avanzo o un disavanzo.

Così in effetti si determinava fino all’avvento del nuovo sistema di contabilità armonizzata che ha rivoluzionato il modo di fare i Bilanci nelle pubbliche amministrazioni. In particolare, nella Regione, fino all’anno 2015, era l’enorme mole dei residui attivi (quelli relativi ai fondi extraregionali in particolare) che creava anche enormi avanzi che, iscritti nell’anno successivo, gonfiavano le disponibilità teoriche (e pratiche) di spesa.

Per fare un esempio, per l’esercizio 2012 (l’ultimo della gestione Lombardo) i residui attivi erano oltre 15 miliardi di euro, mentre i passivi ammontavano a oltre 8 miliardi di euro. La grande disponibilità di fondi statali iscritti a residui attivi e non utilizzati faceva sì che la Regione annualmente presentasse avanzi di amministrazione cospicui.

Per continuare con l’esempio, nel 2012 era di 6,3 miliardi, anche se sui fondi regionali veri e propri c’era un disavanzo di circa 1 miliardo.

Quanto fossero abbaglianti e fuorvianti quei numeri lo conferma il fatto che, sempre nel 2012, il risparmio pubblico fosse negativo per oltre 1 miliardo (le spese correnti superavano le entrate correnti), ed il ricorso al mercato di oltre 3 miliardi di euro (le spese totali superavano le entrate totali). Ciò anche per effetto di maggiori entrate correnti iscritte in bilancio per 1,1 miliardi e di entrate in c/capitale in eccesso per 1,2 miliardi. Diciamo che, a quel tempo, prima si determinava il livello di spese e poi si aggiustavano le entrate di conseguenza, provocando a consuntivo la tragica situazione appena sopra descritta.

Adesso la musica è cambiata, per tutti gli enti pubblici e non solo per la Regione. Il risultato di amministrazione, infatti, va distinto in fondi vincolati, in fondi accantonati, in fondi destinati agli investimenti e in fondi liberi.

Tutti gli enti locali e le Regioni, allo stato attuale, presentano un disavanzo di amministrazione (il risultato di amministrazione non è sufficiente a coprire i fondi di cui abbiamo parlato poco sopra). Tutto ciò si è determinato a partire, soprattutto, dall’operazione di riaccertamento straordinario dei residui che il nuovo sistema ha giustamente imposto, ma che ha portato a cancellare dal Bilancio della Regione miliardi e miliardi di importi mantenuti a residui, accumulati negli anni, soprattutto nel primo decennio del secolo in corso.

Per essere più chiari: nel 2015 sono stati cancellati oltre 5 miliardi di euro di residui attivi e altri 5 miliardi sono stati cancellati e reiscritti negli esercizi finanziari in cui si prevedeva l’incasso. Dopo il riaccertamento straordinario, il risultato di amministrazione presentava un disavanzo di circa 7 miliardi di euro!

Se il risultato di amministrazione evidenzia un disavanzo, occorre trovare una copertura finanziaria. La legge ha consentito e consente di spalmare il disavanzo su molti esercizi finanziari, cosa che la Regione ha fatto. Il disavanzo di 6 miliardi di euro, dunque, è figlio essenzialmente delle dissennate politiche di bilancio dei governi Cuffaro e Lombardo, ma esso ha trovato comunque copertura nel bilancio.

Altre questioni sollevate sono quelle relative agli accordi sottoscritti dal governo regionale di Crocetta ed il governo nazionale nel 2014, 2016 e 2017, che hanno portato tra l’altro alla revisione parziale delle norme di attuazione in materia finanziaria, finendo con il determinare il sistema finanziario siciliano come un sistema a devoluzione, anche se viene in linea di principio riconosciuto il criterio del “maturato”, piuttosto che del “riscosso”, per quanto riguarda l’assegnazione delle entrate tributarie della Regione.

Chi scrive è stato molto critico nei confronti di questi accordi e queste critiche le ha formulate pubblicamente. L’attuale governo ha tuttavia uno strumento importante nelle mani: la possibilità, prevista dagli accordi stessi, di rivederne le previsioni entro il 31 dicembre 2018. Staremo a vedere cosa riuscirà a fare l’attuale governo di centrodestra, considerato che negli anni in cui ha governato in Sicilia e a Roma, il governo di centrodestra nulla è riuscito a determinare.

Vedremo anche come alle scontate iniziative che il governo regionale ha dichiarato di volere intraprendere verrà dato seguito.

Certo che fa un po’ di sensazione sentire parlare del carattere salvifico della valorizzazione degli immobili regionali, dopo che nel primo decennio di questo secolo ciò ha costituito un cavallo di battaglia dei governi che ripetutamente hanno iscritto in bilancio entrate rivelatesi poi fasulle, trasformando il cavallo di battaglia in un cavallo di Troia che ha finito per scardinare le difese del bilancio della Regione.

7 gennaio 2018

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TimeSicilia


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