Perché le sanzioni dell’Unione Europea alla Russia sono una fesseria
Editoriale, Esteri

Perché le sanzioni dell’Unione Europea alla Russia sono una fesseria


Time Sicilia

Per la seconda volta, senza una motivazione seria, l’Unione Europea appioppa sanzioni economiche e commerciali alla Russia dandosi la zappa sui piedi. La prima volta l’ha fatto per seguire gli Stati Uniti sul referendum della Crimea. Ora lo ha fatto seguendo l’Inghilterra. In entrambi i casi le motivazioni appaiono fragili, dando l’impressione che la UE non abbia una propria politica estera

di Riccardo Gueci

Accade che l’Unione Europea, non a seguito di una valutazione autonoma dell’adesione della Crimea alla Russia, ma su sollecitazione (o imposizione?) degli Stati Uniti d’America abbia deciso di adottare le sanzioni economiche verso la Russia. Con ciò arrecando un grave danno, oltre che alla Russia, alle imprese europee, specialmente a quelle del settore agro-industriale. La motivazione della decisione: l’adesione della Crimea alla Russia.

L’illogicità della decisione assunta dalla Commissione Europea a fronte di una scelta democratica della popolazione della Crimea, che si è pronunciata attraverso un regolare referendum popolare e dove non c’è stata alcuna annessione forzosa da parte della Russia, è evidente. Si è verificata una scelta dettata dalla logica elementare di un popolazione che non intendeva aderire alla Nato (perché questa era la posta in gioco fra gli Usa e il governo dell’Ucraina) e ha scelto di tornarsene a casa propria.

Poi c’è l’altro episodio che ha provocato le sanzioni dell’Europa nei riguardi della Russia: la morte per avvelenamento con il gas nervino Navichok della spia russa Sergei Skripal e della figlia Yulia in Inghilterra. In questo caso la premier inglese, Teresa May, ha chiesto – ed immediatamente ottenuto – che l’Europa decidesse le sanzioni economiche nei confronti della Russia in base a semplici e tendenziosi sospetti dettati da pregiudizi.

Infatti, la premier inglese ha attribuito direttamente a Vladimir Putin la
responsabilità materiale del duplice omicidio, avvenuto tramite un pacco-dono confezionato in Russia, consegnato alla figlia Yulia che si stava recando in Inghilterra a trovare il genitore, da “parte degli amici”. Anche in questo caso non sono state trovate prove certe, ma congetture.

La conferma sta tutta nella dichiarazione del ministro degli Esteri, Boris Johnson:

“E’ assolutamente probabile in modo schiacciante che i fatti siano questi”.

In pratica, sarebbe stato proprio Putin ad organizzare il duplice omicidio. Però, a onor del vero, di solito la spiegazione di un fatto accaduto o è “probabile” o è “schiacciante”: probabile è ipotetico mentre schiacciante sta per accertato.

Non sarebbe stato il caso, prima di accogliere la richiesta della premier britannica di sanzionare economicamente la Russia, accertare se la responsabilità di Putin è “probabile” o “schiacciante”?

Le sanzioni appaiono un’assurdità, specie se si raffrontano con quanto avviene in Medio Oriente da parte di Israele nel confronti dei territori palestinesi, alle cui aggressioni la comunità occidentale non oppone alcun provvedimento punitivo, per la semplice ragione che gli Stati Uniti sostengono, a torto, le ragioni prevaricatrici di Israele e questa loro preferenza deve andare bene a tutto l’Occidente.

A questo punto la domanda più elementare è:

“E’ questa l’Europa che vogliamo, suddita degli Stati Uniti d’America? O non è, invece, un’Europa potenza autonoma, una forza di pace che intrattiene ha rapporti con tutti i Paesi del mondo: a Oriente come a Occidente, al Sud come al Nord, come era stata concepita dagli ispiratori ed estensori della Carta Ventotene?

Invece assistiamo a spettacoli indecorosi, come quello offerto dal Segretario Generale della NATO, il norvegese Jens Stoltemberg, il quale, a Bruxelles, nel corso dell’assemblea dei Paesi membri dell’organismo militare occidentale, affermava che “con la Russia dobbiamo mantenere il dialogo politico, ma le sanzioni economiche sono importanti”, riferendosi alle dichiarazione del premier italiano, Giuseppe Conte, che, in occasione della richiesta della fiducia del Senato al suo Governo, ha confermato “la convinta appartenenza dell’Italia all’Alleanza Atlantica, con gli Stati Uniti quale alleato privilegiato. Ma saremo fautori di una apertura alla Russia che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare a società civile russa”.

Dopo di che Stoltemberg si sarebbe recato a Torino per partecipare all’annuale assemblea del Club Bildelberg.

Come abbiamo osservato, tutto questo ambaradan nasce dall’adesione della Crimea alla Russia a seguito di referendum popolare e ci fa venire in mente un caso identico a proposito del Kosovo. In quel caso non ci fu nemmeno la parvenza formale di un referendum. Provvidero gli Usa, attraverso la Nato, ad inventarsi la ‘guerra umanitaria’, che affidarono alla guida italiana del Governo di Massimo D’Alema, per strappare il territorio Kosovaro alla Serbia con la motivazione che la popolazione residente era a maggioranza albanese.

Allora, perché non celebrare il referendum che avrebbero vinto a mani basse? Eh no, la Nato non è organismo di guerra che si avvale di questi mezzucci democratici. La Nato interviene militarmente e non si perde in chiacchiere, né nell’esercizio della democrazia.

La Nato non perde tempo. Loro sono abituati a perseguirei gli obiettivi per le vie brevi. Quella volta il passaggio del Kosovo dalla Serbia a territorio indipendente immediatamente riconosciuto dal tutti i Paesi occidentali è stato voluto dagli Usa.

E’ proprio il caso di dire che l’atteggiamento degli Stati Uniti in politica estera è come lo scroto il cui aspetto è mutevole e può essere raccolto, piccolo, secco, allungato o flaccido a seconda delle circostanze…

12 giugno 2018

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TimeSicilia


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