Perché il mondialismo capitalista delle multinazionali vuole distruggere radici e tradizioni cristiane
Editoriale

Perché il mondialismo capitalista delle multinazionali vuole distruggere radici e tradizioni cristiane


Time Sicilia

E’ in atto, ormai da tempo, il tentativo, da parte di una UE controllata a bacchetta dalle multinazionali, di eliminare le radici cristiane dall’Europa. Gli ‘europeisti’ ci hanno provato con la Costituzione europea ‘bocciata’ dai cittadini. Ma il tentativo è tutt’ora in piedi e va avanti, protetto dal ‘Trattato di Lisbona’ che i ‘capi’ dell’Unione Europea tengono ‘democraticamente’ nascosto

Ironia a parte, una cosa va detta. Il tentativo, in atto, di bandire non soltanto dalle scuole italiane, ma da tutta la vita pubblica di un Paese sempre più scombiccherato le tradizioni cattoliche è uno degli obiettivi del mondialismo apolide voluto non tanto dall’Unione Europea dell’euro, ma dalle multinazionali che oggi controllano, a bacchetta, la stessa Unione Europea dell’euro.

Ai ‘capi’ delle multinazionali, della Chiesa cattolica e di Nostro Signore Iddio non gliene può fregare di meno. Tant’è vero che, quando hanno provato a scrivere la Costituzione europea hanno eliminato le radici cristiane. Ricordate? Scoppiò un rivolta. Anche perché, in quella Costituzione europea, gli interessi economici (delle multinazionali) venivano prima della vita dei cittadini.

Due referendum – uno in Francia e uno in Olanda – ‘bocciarono’ il tentativo di procedere verso un’Europa delle multinazionali all’ombra della ‘Costituzione europea’.

Poco male. Qualche anno dopo – esattamente nel 2007 – coloro i quali si sono arrogati il diritto di decidere sulle nostre teste, si sono riuniti a Lisbona e hanno scritto e approvato il ‘Trattato di Lisbona’. Ma, a differenza di quanto avvenuto qualche anno prima con il tentativo, fallito, di imporre una Costituzione europea, gli ‘europeisti’ che hanno scritto e approvato il ‘Trattato di Lisbona’ si sono guardati bene dal rendere noto il contenuto di tale ‘Trattato’.

Avete presente i ‘democratici’ italiani che lanciano l’allarme su ‘Casa Pound’, cioè contro un gruppo di esaltati di destra? Ebbene, sappiate che il vero pericolo per l’Italia e per l’Europa non è ‘Casa Pound’, ma quello che c’è scritto nel ‘Trattato di Lisbona’, che in buona parte rimane sconosciuto ai cittadini dell’Unione Europea, molti dei quasi, in realtà, non sono più cittadini, ma sudditi.

Vi siete mai chiesti il perché i Governi italiani – dal Governo Prodi al Governo Berlusconi, dal Governo Letta al Governo Renzi, fino all’attuale Governo Gentiloni – non sono mai andati a Bruxelles a sbattere i pugni sul tavolo per chiedere conto e ragione del fatto che, in democrazia – in un’Unione Europea che viene fatta passare per democratica – i cittadini europei non debbono conoscere i contenuti del ‘Trattato di Lisbona’?

I contenuti del ‘Trattato di Lisbona’ non li conosciamo. E’ una follia, ma è così. Ma cominciamo, piano piano, a conoscere gli effetti dei ‘Trattati’ europei, soprattutto in Italia, Paese che, grazie all’euro, al Fiscal Compact e al Two Pack, non ha più né sovranità monetaria, né sovranità politica.

Vi dice niente il fatto che, proprio in questi giorni, Bruxelles sta contestando all’Italia il disegno di legge di Stabilità 2018 (leggere Bilancio e Finanziaria dello Stato italiano 2018)? Attenzione: l’Unione Europea non sta contestando Bilancio e Finanziaria approvati da Camera e Senato: sta formulando prima le contestazioni, perché sta imponendo all’Italia un taglio di 2, 3, forse 4 miliardi di euro!

Sappiatelo: la legge di stabilità nazionale – leggere Bilancio e Finanziaria 2018 – che Camera e Senato si accingono ad approvare è stato deciso a Bruxelles.

Avete capito, cari lettori? L’Italia non ha più nemmeno il potere di decidere sul proprio Bilancio con il proprio Parlamento: per noi decide l’Unione Europea, magari anche in forza di un trattato – il ‘Trattato di Lisbona’ – di cui i cittadini italiani non conoscono i contenuti!

A proposito delle scelte politiche che ci stanno imponendo leggiamo assieme alcuni passi di un articolo dell’economista Paolo Barnard a proposito del ‘Trattato di Lisbona’:

“Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora.E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola…”. (QUI POTETE LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO DI PAOLO BERNARD).

Già: cosa insegnare a scuola. E qui torniamo a Palermo. Alla preghiera bandita dalle scuole. Alla religione cattolica messa in discussione oggi in una scuola elementare, domani chissà dove.

Uno dei punti ‘qualificanti’ del mondialismo capitalista è l’eliminazione degli Stati europei che, nel corso dei secoli, hanno creato troppi ‘casini’. In Italia va prima limitata e poi eliminata la religione cattolica. Mentre dall’Europa vanno eliminate le radici cristiane, proprio come i massoni della UE avevano scritto nella Costituzione europea ‘bocciata’ e, con molta probabilità, proprio come è scritto nel ‘Trattato di Lisbona’ che ci viene tenuto ‘democraticamente’ nascosto.

Il passaggio, però, deve essere graduale. E deve essere graduale e ‘pilotato’ Paese per Paese.

Il primo passaggio è la creazione delle ‘Città-caos’: e in questo l’Italia sta facendo da apripista. Secondo voi l’arrivo dei migranti – che al 90 per cento, per giungere in Europa, passano dall’Italia – è causale?

Certo, l’hanno organizzata bene. Hanno fatto in modo che la politica italiana lucri una barca di soldi con la gestione dei migranti. Cosa che, fino ad oggi, ha fatto una precisa parte politica.

L’obiettivo è portare il caos negli Stati europei, a cominciare dall’Italia. E se qualcuno si oppone all’arrivo dei migranti viene bollato come razzista. Eppure è ormai chiaro a tutti, anche agli indulgenti, che con la gestione dei migranti, in Italia c’è chi ha costruito fortune economiche (politiche un po’ meno, perché gli italiani hanno iniziato a capire come stanno le cose e iniziano a guardare con sospetto alla solidarietà italiana ai migranti: non a caso il PD perde consensi).

Così come – grazie a una certa sinistra italiana ‘intelligente’ – razzista viene etichettato colui il quale fa notare che i poveri che arrivano con le navi vanno a fare la concorrenza ai poveri già presenti in Italia, che crescono di giorno in giorno.

Agli esponenti di tale sinistra italiana ‘intelligente’ l’idea che questa sia una strategia messa in campo dalle multinazionali per tenere il conflitto sociale che si genera in un livello ‘orizzontale’ (ovvero una guerra tra poveri che non disturba i ‘manovratori’) non li sfiora nemmeno.

Così come – parlando sempre degli esponenti di tale sinistra italiana ‘intelligente’ – non si pongono la seguente domanda: come mai gli ultimi Governi italiani, che hanno massacrato i lavoratori del nostro Paese (leggi abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e approvazione del Jobs Act), che hanno distrutto l’università (legge Berlinguer e successive ‘modifiche e integrazioni’), che hanno distrutto la scuola (leggere ‘Buona scuola’ di Renzi), che si accingono ad elevare l’età pensionabile e che solo adesso stanno iniziando a prevedere qualche ‘briciola’ per i 13 milioni di poveri per evitare rivoluzioni sociali, ebbene come mai che ha fatto tutto questo è così ‘solidali’ con i migranti?

Eppure la risposta è semplice: perché hanno lucrato un sacco di soldi sulla gestione dei migranti (soldi scippati dalle tasche degli italiani con le tasse, non certo all’Unione Europea che, conoscendo il gioco, ha dato briciole).

La sinistra italiana dell’accoglienza senza limiti, in coppia con la Chiesa di Papa Francesco (che in realtà l’accoglienza dei migranti la predica, ma non la pratica) sono funzionali al mondialismo capitalista delle multinazionali.

Come si fa a dire a personaggi come Matteo Renzi, Angelino Alfano – e adesso anche al capo del Governo Paolo Gentiloni che in questi giorni ‘celebra’ l’accoglienza dei migranti – che hanno sbagliato tutto? E come può dire a un Papa, per giunta gesuita, che l’accoglienza dei migranti, così com’è stata congegnata, serve solo i finire di distruggere l’Italia?

Il mondialismo capitalista delle multinazionali ha anche aperto la porta all’inevitabile disintegrazione culturale, prima che economica dell’Italia.

Sapete cosa dicono oggi i mondialisti al servizio del capitalismo delle multinazionali? Che gli Stati europei, con le proprie tradizioni, non dovrebbero esistere: che le città con le proprie tradizioni non dovrebbero esistere: che la cultura occidentale è dannosa (non a caso la Grecia è il primo Paese che l’Unione Europea ha pensato bene di distruggere per eliminare alle radici la cultura greca).

Per i teorici del mondialismo al servizio delle multinazionali chiunque da qualunque parte arrivi in una città europea, se lo vuole, deve poter vivere lì senza permessi, senza autorizzazioni, senza nulla. Sono arrivato a Palermo o a Budapest? Mi piace? Decido di vivere qui. Punto.

Questa posizione, ovviamente, viene contrabbandata come una conquista sociale dei più poveri, come un fatto positivo. Quello che non raccontano è l’altra faccia della medaglia. E qual è l’altra faccia della medaglia? Semplice: le esigenze del mercato globale.

Facciamo un esempio.

L’Unione Europea ‘mondializzata e mondializzante’ ha siglato un accordo con il Canada imposto dalle multinazionali. Per autorizzare le multinazionali ad organizzare e gestire affari in Canada, i canadesi vogliono che il pane e, soprattutto, la pasta in Europa vengano prodotti con il grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide di quel Paese.

Il grano duro canadese prodotto nelle zone fredde e umide contiene l’erbicida glifosato (che lì viene usato per far maturare artificialmente il grano) e, causa l’umidità, viene attaccato dalle muffe che producono micotossine.

I consumatori italiani e, piano piano, anche i consumatori europei hanno cominciato a capire che il grano duro canadese presenta problemi. E non lo vogliono. Lo stesso discorso vale anche per altre produzioni alimentari (per esempio, il prosciutto crudo).

E che ha fatto l’Unione Europa dell’euro quando ha capito che i consumatori di mezza Europa non vogliono più mangiare pane e pasta prodotta con grano canadese? Ha fatto approvare dal Parlamento Europeo il CETA, il trattato commerciale tra Canada e la stessa Unione Europea.

Non solo. Fregandosene del fatto che il CETA deve ancora essere approvato dai Parlamenti di 27 Paesi europei, la UE lo sta già applicando (COME POTETE LEGGERE QUI).

In base a questo trattato i Paesi europei sono costretti a prendersi il grano duro canadese e altri prodotti canadesi. In cambio le multinazionali andranno a fare affari in Canada.

Gli interessi delle multinazionali non si toccano. E se le religioni e le tradizioni creano problemi alle multinazionali, ebbene, vanno eliminate.

Vi dice qualcosa il fatto che l’Unione Europea, ormai da anni, paga gli agricoltori del Sud Italia per non fargli coltivare il grano duro (COME POTETE LEGGERE QUI)? Se il Mezzogiorno d’Italia non produce più grano duro diventa quasi automatico fare arrivare il grano duro dal Canada.

Lo stesso discorso vale per la religione. Il caso della scuola elementare di Palermo, ovviamente, con questo sembra avere poco o nulla a che vedere. Sembra. Perché anche la religione fa parte della cultura di un popolo. E la cultura e le tradizioni possono creare problemi al capitalismo mondializzante delle multinazionali.

 

3 dicembre 2017

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TimeSicilia


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