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Perché viene il cancro? La risposta non è così scontata come si potrebbe pensare.


Aldo Gagliano

La maggior parte dei libri di testo attribuiscono le cause del cancro a due fonti principali: fattori ereditari e ambientali. In particolar modo fumo, cattiva alimentazione, raggi del Sole. Qualcuno si è però chiesto come mai anche chi conduce una vita esemplare, sana e corretta si ammala ugualmente.

Nel 2015 due ricercatori della della Johns Hopkins University di Baltimora, Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti, pubblicarono uno studio in merito che purtroppo fu male interpretato (gli uffici stampa in realtà esagerarono nei titoli?) che recitava più o meno così: “Di cancro ci si ammala per caso e per sfortuna…”. Ovviamente seguì una valanga di polemiche che non resero giustizia ai due scienziati.

Il 24 marzo del 2017, i due studiosi hanno pubblicato lo studio integrato da una dettagliata ricerca,

che rende giustizia ai loro notevoli sforzi per chiarificare meglio la ricerca stessa.

Si evidenzia il ruolo di primo piano nel cancro dalla replicative mutazioni (R) che nascono da una terza fonte: gli errori inevitabili connessi con la replicazione del DNA nelle cellule. Gli scienziati hanno messo a punto un metodo per determinare le proporzioni di mutazioni che causano il cancro derivato da fattori ereditaei e fattori ambientali. Essi hanno scoperto che una parte sostanziale delle mutazioni del gene del cancro sono causati da fattori replicativi. I risultati sono in linea con le stime epidemiologiche della frazione di tumori prevenibili.

Vogelstein e Tomasetti scrivono:

“ I tumori sono causati da mutazioni che possono essere ereditate, indotte da fattori ambientali o derivanti da errori di replicazione del DNA (R). Abbiamo studiato il rapporto tra il numero di divisioni normali delle cellule staminali e il rischio di 17 tipi di cancro in 69 paesi in tutto il mondo. I dati hanno rivelato una forte correlazione (mediana = 0,80) tra l’incidenza del cancro e le normali divisioni di cellule staminali in tutti i paesi, indipendentemente dal loro ambiente. Il ruolo importante delle mutazioni R nell’eziologia del cancro è stato sostenuto da un approccio indipendente, basato esclusivamente sul genoma del cancro e dai dati epidemiologici, che hanno suggerito che le mutazioni R sono responsabili di due terzi delle mutazioni nei tumori umani. Tutti questi risultati sono in linea con le stime epidemiologiche della frazione di tumori che possono essere prevenute da cambiamenti nell’ambiente. Inoltre, accentuano l’importanza della diagnosi precoce e di intervento per ridurre le morti per i molti tipi di cancro derivanti dalle mutazioni R inevitabili.”

In parole più semplici, nessuno esclude i fattori di causa derivanti da fumo, alimentazione e ambiente, ma esiste una terza fonte causata dalle mutazioni dovute agli errori casuali scaturite durante la normale replicazione del DNA (R). Ciò spiega perché i tumori si verificano molto più comunemente in alcuni tessuti rispetto ad altri. Questa ipotesi era basata sull’osservazione che negli Stati Uniti, i rischi di cancro tra 25 diversi tessuti nel corso della vita  erano fortemente correlati con il numero totale di divisioni delle cellule staminali normali in quei tessuti. È stato ampiamente documentato che circa tre mutazioni avvengono ogni volta che una normale cellula  staminale umana si divide. Si è quindi dedotto che le cause della correlazione tra divisioni cellulari staminali e incidenza del cancro sono le mutazioni del gene conducente che derivano da queste divisioni. Recenti evidenze da modelli casuali sostengono l’idea che il numero di divisioni cellulari normali determina il rischio di cancro in molti organi.

Chi volesse approfondire la ricerca (abbastanza complessa) può leggere lo studio completo qui (Science.org).

28 marzo 2017

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Aldo Gagliano


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