Politica mortificata: la moltiplicazione dei partiti e la carica dei cambiacasacca
Carta bianca, Politica

Politica mortificata: la moltiplicazione dei partiti e la carica dei cambiacasacca


Time Sicilia

di Fabrizio Labarile

Le notizie più clamorose che giornalmente vengono pubblicate dai media non concernono i problemi che assillano famiglie e aziende, ma le scissioni dei partiti, la nascita di altri movimenti, i cambiamenti di casacca di questo o quell’altro parlamentare . Per non annoiare il lettore con i numeri di questa babele che ha invaso i due rami del parlamento, ci limitiamo a sottolineare soltanto alcuni dati, e cercarne le cause. I partiti partecipanti alle elezioni politiche del 2013 erano dieci, oggi sono diventati ben 26; mentre i parlamentari “ribelli” che hanno cambiato casacca almeno una volta ammontano a 373 pari al 39,3%. Quali sono le cause che spingono codeste persone presentatosi con una forza politica e con programmi condivisi, poi a rinnegarle e a fare nascere un altro movimento?

Prima di tutto le leggi elettorali incerte e sempre in bilico di cambiamento. Nessuno dei cittadini, specialmente chi ha dimestichezza con analoghe normative delle altre Nazioni europee, concepisce perché, anche la migliore legge elettorale funzionante all’estero, quando arriva in Italia s’inceppa. Se fosse applicata in modo corretto la soglia del 4% , prevista sia con la normativa “Italicum” che Mattarellum”, sicuramente a molti aspiranti piccoli leader passerebbe la voglia di fondare altri partitini. Tutte le forze politiche condividono questo sbarramento per evitare il prolificare di tanti nuove sigl , poi in realtà, si raggira tramite le liste civetta. E’ sufficiente presentare una lista civica con un proprio stemma in appoggio ad un partito forte, ottenere anche poche decina di migliaia di voti, a seconda del tipo di elezioni, e il candidato leader , molto spesso, viene eletto.

Il suo nuovo ruolo, abbinato alla perpetua cultura arrogante feudataria italica, lo autorizza a fondare un altro soggetto politico. L’assurdo di un tale meccanismo perverso è che un candidato appartenente alla lista del partito guida, molte volte, pur ricevendo il doppio dei consensi di tutta quella civetta, non é eletto. Per eliminare una tale ingiustizia e soprattutto per rispetto della democrazia, sarebbe cosa saggia e giusta che ogni singola lista, soltanto se ricevesse almeno il 4% dei suffragi avrebbe diritto ad eleggere i suoi rappresentanti istituzionali. Diversi politici e, in particolare, i portavoce del Movimento cinque stelle hanno avanzato proposte di legge per evitare la corsa dei parlamentari, che improvvisamente convertiti da altre ideologie, abbandonano il loro partito naturale, e salpano per lidi più ricchi.

E’assolutamente inconcepibile che persone di una certa formazione e cultura come dovrebbero essere i parlamentari , tradiscano la fiducia degli elettori che li hanno votato e la forza politica con cui hanno condiviso idee e strategie, per passare nel partito avversario, che fino al giorno prima avevano criticato e, a volte, combattuto come un nemico. Tanti di questi soldati di ventura si riuniscono scoprendo, improvvisamente, innate affinità di idee politiche e creano un nuovo movimento. Naturalmente, molto spesso,alle prime avvisaglie di difficoltà , ognuno ritiene di essere stato frainteso e il programma condiviso non è stato rispettato, sempre e comunque per colpa degli altri. Subito dopo gli stessi politici delusi si mettono alla ricerca di un nuovo nido dove covare altre prospettive di carriera e di interessi personali. La giostra continua fino alle prossime elezioni che per ognuno di loro è il periodo del raccolto più prosperoso: è in arrivo il “sudato”vitalizio. Il risultato è assicurato,poiché dopo aver bivaccato per cinque anni scegliendo i prati più verdi, hanno la certezza di gozzovigliare in eterno.

Siamo convinti che una legge per obbligare gli eletti a restare nella loro originale forza politica è necessaria ed anche urgente. Non è tollerabile per tutti i cittadini assistere a queste sceneggiate di trasformismi continui, invece di osservare l’impegno dei propri eletti a risolvere i tanti problemi che assillano il nostro Belpaese. Nessuno è obbligato ad occupare un posto e a condividere idee di cui, magari nel frattempo, non è più convinto; in questo caso sarebbe sufficiente rassegnare le dimissioni, attendere le nuove elezioni, e poi candidarsi nella nuova forza politica ambita. Quel posto lasciato libero, sarà occupato dal primo non eletto che ,forse, avrà più voglia di impegnarsi a svolgere il suo compito per onorare il suo ruolo istituzionale. Questo scorretto comportamento concerne tutti gli strati degli eletti: consiglieri comunali, consiglieri regionali ,Parlamentari e Senatori; anzi, forse, è opportuno precisare che quasi tutti sono orgogliosi di offrirsi al miglior offerente in cambio di piaceri o denaro, imitando il mestiere più vecchio del mondo senza vergognarsi. Riteniamo che per una crescita sana di democrazia,le forze politiche più rappresentative devono evitare di arruolare i tanti capitani di ventura in cerca di conquiste facili. Inoltre sarà necessario che si impegnino con sollecitudine ad approvare una legge che obbligherà tutti gli eletti istituzionali, a rispettare l’impegno preso con i partiti di appartenenza e la volontà degli elettori , oppure a tornarsene a casa.

Fabrizio Labarile

18 marzo 2017

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