Porto franco: Trieste sì, Messina no. Alla fine, per la Città dello Stretto, il Borbone ha fatto di più dell’Italia!
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Porto franco: Trieste sì, Messina no. Alla fine, per la Città dello Stretto, il Borbone ha fatto di più dell’Italia!


Time Sicilia

La Sicilia si conferma una colonia governata da ascari. Non si spiega altrimenti il fatto che lo Stato abbia istituito il Porto franco a Trieste negandolo, contemporaneamente, a Messina. Quella del Porto franco della Città dello stretto è una vicenda che si trascina da decenni. Né si può dire che siamo mancati esponenti politici messinesi di respiro nazionale. La verità è che alla cosiddetta classe dirigente di questa città del Porto franco non glien’è mai fregato nulla. Messina è stata una città importante durante il Regno delle Due Sicilie, con la ‘dominazione’ italiana è stata, di fatto, relegata in secondo piano

Scrive Massimo Costa sul sito di Siciliani Liberi:

“L’Italia riconosce la particolare vocazione di Trieste ad essere punto di sbarco e di imbarco merci per il Continente europeo. È una vocazione territoriale che risale ai tempi della dominazione asburgica, e che è rafforzata dalla condizione territoriale “mutilata’ che è seguita alla II guerra mondiale e al Trattato di Osimo. La Venezia Giulia, al 90 % allora diventò Jugoslavia (oggi Slovenia e Croazia), con la pulizia etnica quasi totale della popolazione di lingua italiana, mentre il capoluogo, Trieste, rimase ‘attaccato’ all’Italia, senza retroterra, anzi con quel ‘briciolo’ di terra che serviva appena a dare continuità tra questa città e il resto d’Italia”.

“Lo Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia – prosegue il professore Massimo Costa – nasceva da questa peculiarità territoriale e istituzionale, oltre che dalla tutela, in verità ‘minimale’, dei pochissimi sloveni rimasti dal lato italiano del confine (se fosse per questo anche il Piemonte dovrebbe esserlo per le piccole comunità occitane delle sue valli alpine), oltre che dei ladini della Carnia. Quell’Autonomia, come le altre ‘alpine’, garantite da potenze estere, ha funzionato, bene o male, un po’ meno che Val d’Aosta o Trentino-Alto Adige, ma certo molto più delle due autonomie insulari, ‘finte’, in realtà coloniali”.

Adesso arriva il riconoscimento a Trieste, e ancora una volta l’Italia dimostra che a Nord del Tronto e del Garigliano iniziano i cittadini italiani: Napolitani, Siciliani e Sardi, sono solo sudditi coloniali, privi di ogni diritto, tutt’al più ogni tanto, se fanno i bravi, qualche concessione. Venendo in Sicilia, Messina si trova più o meno nelle stesse condizioni di Trieste. Non ‘porta del continente’, ma ‘stazione di passaggio’ naturale, punto mediano, della rotta mercantile più trafficata al mondo”.

“La sua vocazione portuale è geografica e storica – scrive sempre l leader di Siciliani Liberi -. Ai tempi del Regno di Sicilia godeva di molti privilegi, ben prima che Trieste, e del Porto Franco. Una banca pubblica tutta sua era stata fondata per questo (la ‘Tavola’ di Messina) e sempre a Messina fu fondata la prima società anonima siciliana, una sorta di piccola ‘Compagnia delle Indie’, su imitazione di quella napoletana nata pochi anni prima per il Regno di Napoli, su iniziativa del governo borbonico nel ‘700. Nell’ambito della ZES, che già propone per tutto il territorio della Sicilia lo status di ‘zona doganale speciale’ (in breve, ‘zona franca’ o ‘free zone’), uno status speciale merita Messina, che ha diritto e interesse ad avere il suo ‘Porto Franco’, in esenzione totale di dazi e imposte indirette, quindi in modo ancor più radicale che la stessa Sicilia”.

“E’ non è un’idea nostra, di oggi – scrive sempre Costa -. Già negli anni ’50 la Regione siciliana, prendendo sul serio le proprie prerogative, creò l’Ente Porto di Messina, per ripristinare il ‘Porto Franco’. Su questo tentativo si scagliò, con tutta la violenza e l’arroganza del dominatore, lo Stato italiano che ha impedito tutto, sino ad oggi. Addirittura subordinando il porto di Messina, violando lo Statuto, ad un’autorità di vigilanza esterna all’Isola, il porto di Lamezia Terme. Quello che agli italiani è concesso, e celebrato come una conquista nei TG, ai Siciliani è sistematicamente negato. Con la benedizione dei ruffiani dei partiti italiani in Sicilia”.

“Vogliamo il Porto Franco a Messina. E l’unico modo per farlo è l’indipendenza per lo Stato di Sicilia”.

Che dire? Che la storia del Porto franco di Messina, anzi, del mancato Porto franco della Città dello Stretto è storia antica. Dibattuta senza costrutto e poco combattuta dai politici messinesi.

Se dobbiamo essere onesti, va detto che a valorizzare questa città – che ne ha viste tante – ha provato solo il Regno delle Due Sicilie, non certo l’Italia. Messina, con l’Italia, non ha guadagnato nulla: ha sempre perso. sempre.

Ricordiamo che quando questa cittadina venne colpita dal terribile terremoto-maremoto del 1908, gli ultimi soccorritori ad arrivare furono gli italiani!

Gli anni dell’Autonomia siciliana, per Messina, sono stati fallimentari. Non certo per mancanza di rappresentatività politica. Tanti i nomi dei politici che hanno svolto ruoli di primo piano, alla Regione e a Roma.

Ricordiamo Ferdinando Stagno d’Alcontres, Presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Poi Franco Martino e Vincenzino Leanza, entrambi presidenti della Regione. Poi una miriade di assessori regionali. E di parlamentar regionali e nazionali.

Per oltre un quindicennio e forse più, Nino Gullotti, più volte Ministro della Repubblica, è stato uno dei leader della DC più importante della Sicilia.

Nella Seconda Repubblica Antonio Martino – imparentato con gli Stagno D’Alcontres – è stato Ministro negli anni 2000. Per non parlare di suo Gaetano Martino, anche lui Ministro negli anni ’50 del secolo passato.

Nessuno di questi politici ha condotto una battaglia politica per fare di Messina un Porto franco.

Oggi Messina esprime il presidente del Parlamento siciliano (Giovanni Ardizzone) e, alla Camera dei deputati, il presidente della commissione per le questioni regionali (Giampiero D’Alia). Anche questi due politici del Porto franco di Messina non hanno mai parlato.

Con molta probabilità, dietro il riconoscimento per Trieste c’è il ruolo della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

I politici messinesi e, in generale, i politici siciliani non contano nulla? In parte è così; in parte, dietro la mancata istituzione del Porto franco di Messina ci sono anche le burocrazie ministeriali, sempre contrarie ad ogni possibile agevolazione per la Sicilia.

Ma c’è, soprattutto, il disinteresse verso tale argomento da parte dei politici messinesi, interessati più alle clientele che al futuro di Messina.

Forse diversi da tutti gli altri sono Martino padre e figlio: ma benché lontani dalle clientele, anche loro, rispetto al Poto Franco di Messina, non hanno fatto alcunché.

 

 

28 giugno 2017

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TimeSicilia


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