Presidente Renzi: ha ‘risparmiato’ tagliando la sanità e non ha toccato le sedi diplomatiche nella UE?

Siamo andato a rintracciare, una per una, tutte le sedi diplomatiche dell’Italia nei Paesi dell’Unione Europea. Ma se l’Europa è unita – come ci dicono – a che servono le sedi diplomatiche? A sprecare un giro spaventoso di denaro pubblico pagato con le tasse dagli italiani ai quali, presidente Renzi, il suo Governo ha tagliato quasi 200 prestazioni sanitarie? Tutto questo non è vergognoso? L’elenco di tutte le desi di rappresentanza diplomatiche nei Paesi dell’Unione Europea

di Riccardo Gueci

Siamo andati a rintracciare, una per una, tutte le sedi diplomatiche dell’Italia nei Paesi dell’Unione Europea. Ma se l’Europa è unita – come ci dicono – a che servono le sedi diplomatiche? A sprecare un giro spaventoso di denaro pubblico pagato con le tasse dagli italiani ai quali, presidente Renzi, il suo Governo ha tagliato quasi 200 prestazioni sanitarie? Tutto questo non è vergognoso? L’elenco di tutte le sedi rappresentanza diplomatiche nei Paesi dell’Unione Europea 

In Italia si tagliano i fondi per la sanità, costringendo i cittadini a pagare quasi 200 prestazioni sanitarie che fino allo scorso anno erano a carico del servizio sanitario nazionale. Si tagliano i fondi alle Regioni. Si tagliano i fondi ai Comuni. Si lasciano senza Bilancio le ex province trasformate in grottesche Città metropolitane. Però, stranamente, nessuno si ricorda che il nostro Paese mantiene ancora oggi le rappresentanze diplomatiche in tutti i Paesi dell’Unione Europea, spendendo, ogni anno, una barca di soldi!

Ma com’è che nessuno ha mai pensato a tagliare questi incredibili sprechi? A che servono le rappresentanze diplomatiche in tutti i Paesi dell’Europa Unita se l’Europa, per l’appunto, è unita? A che servono le rappresentanze diplomatiche se, in forza del  trattato di Schengen – che se non ricordiamo male è ancora in vigore – che consente ai cittadini dell’Unione Europea di circolare liberamente in tutti gli Stati della stessa Unione.

Da giorni ci soffermiamo a riflettere sulle immagini del vertice Italo-Franco-Tedesco tenutosi sulla nave Garibaldi, ancorata nella rada di Ventotene, con lo scopo dichiarato di recuperare lo spirito europeista del Manifesto redatto in quell’isola dai confinati antifascisti, Altiero Spinelli in testa.

Sull’esito di quell’incontro si è parlato a lungo e da ogni punto di vista se ne è constatato il totale fallimento. Ma pochi si sono soffermati sull’inutilità di quel vertice, attesa l’agenda che ne indicava i punti di discussione: la solita solfa della flessibilità e poco altro.

In sostanza, Renzi, da una parte, chiedeva il nulla osta ad aumentare il colossale debito italiano per assicurarsi i margini finanziari per accattivarsi qualche simpatia confindustriale in più; ed Angela Merkel, dall’altra parte, che per ragioni opposte, anche se egualmente mirate alle elezioni tedesche del prossimo anno, pronta a resistere a Renzi e a ribadire l’esigenza del rigore, affermando che la flessibilità è nel rispetto dei trattati. In sostanza, nulla che avesse a che fare con il Manifesto di Ventotene.

Poiché riteniamo che lo spirito del Manifesto di Ventotene lasciasse intravedere un’Europa unita ed unitaria, di Stati federati in un’unica entità politica, ci saremmo aspettati che Matteo Renzi, che si picca di essere un grande riformista, accennasse ad un nuovo assetto del rapporto fra gli Stati membri ed annunciasse l’intenzione di sopprimere tutte le sedi diplomatiche che l’Italia mantiene in tutti gli Stati europei.

Ciò in quanto i rapporti tra gli Stati aderenti all’Unione hanno una pluralità di sedi nelle quali intrattengono rapporti, negoziati, collaborazioni gestionali (Consiglio dei capi di Stato e di Governo, Commissione europea), colloqui ai massimi livelli statuali. Oltre alle rappresentanze politiche presenti nell’Europarlamento, nonché la rappresentanza diplomatica italiana presso le sedi istituzionali europee.

I cittadini europei, in forza del già citato trattato di Schengen, si trovano (o dovrebbero trovarsi) a casa loro in qualunque Paese europeo risiedessero. Questa semplice operazione, oltre a far fare un passo in avanti all’Unione nello spirito di Ventotene, avrebbe consentito al nostro Paese un risparmio colossale della spesa pubblica in capo al ministero degli Affari Esteri. Con la particolarità positiva che i risparmi di spesa sarebbero strutturali, cioè permanenti.

Ci siamo presi la briga di verificare le rappresentanze diplomatiche italiane in alcuni Paesi europei – una decina tra grandi e piccole nazioni – ed abbiamo scoperto una presenza diffusa di istanze diplomatiche, il cui costo sia di sedi che di apparati, pensiamo, assuma dimensioni più che rispettabili. Costo che, se non è equivalente all’entità di una manovra finanziaria, vi si avvicina parecchio.

Altro che flessibilità e ulteriore sforamento dell’ammontare del debito nazionale: un risparmio di miliardi di Euro di spesa pubblica, niente gratitudine a concessioni altrui ed un passo politico importante verso l’integrazione europea.

Per uscire dalla genericità, ci permettiamo di fare in sintesi, nazione per nazione, l’elenco delle nostre sedi diplomatiche nei Paesi aderenti all’Unione europea.

Austria – Ambasciata a Vienna e consolato a Innsbruck;

Belgio – ambasciata a Bruxelles e consolato a Charleroi;

Bulgaria – ambasciata a Sofia;

Cipro – ambasciata a Nicosia e consolato a Lamaca;

Croazia – ambasciata a Zagabria;

Danimarca – ambasciata a Copenaghen;

Finlandia – ambasciata a Helsinki;

Francia – ambasciata a Parigi e consolati a Bastia, Chambery, Lille, Lion, Marseille, Metz, Mulhouse, Nice e Toulouse;

Germania – ambasciata a Berlino e consolati a Brema, Colonia Dortmund, Dresda, Francoforte, Frisburgo, Hannover, Kiel, Lipsia, Mannheim, Monaco di Baviera, Norimberga, Saarbruken, Stoccarda e Wolfsburg;

Grecia – ambasciata ad Atene e consolati o agenzie consolari a Cefalonia, Chios, Corfù, Corinto, Larissa, Patrasso Rodi, Salonicco e tante altre dislocate nelle più importanti isole greche (luoghi di vacanza, di solito…);

Irlanda – ambasciata a Dublino e consolato a Galway;

Lussemburgo – consolato;

Malta – ambasciata a La Valletta;

Olanda – ambasciata a l’AIA e consolati ad Amsterdam, Eindhoven e Arangestad;

Polonia – ambasciata a Varsavia e consolati a Krakow e a Wroclaw;

Portogallo – ambasciata a Lisbona;

Repubblica Ceca – ambasciata a Praga;

Romania – ambasciata a Bucarest;

Slovacchia – ambasciata a Bratislava;

Slovenia – ambasciata a Lubiana e consolato a Koper;

Spagna – Ambasciata a Madrid e consolati a Alicante, Barcellona, Bilbao, Burgos, Gerona, Granada, Gran Canaria, Ibiza, La Coruna, Oviedo, Palma de Maiorca, Pamplona, San Sebastian, Santander, Siviglia, Tenerife e Valencia;

Svezia – ambasciata a Stoccolma e consolati a Gotheborg, Umea, Lulea e Malmo;

Ungheria – ambasciata a Budapest e consolato a Szeged.

Infine, le re repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania con le ambasciate nelle rispettive capitali Tallin, Riga e Vilnius.

Per chiarezza, va notato che i numerosi consolati presenti in alcuni Paesi sono di tipo onorario e quindi non impiegano personale diplomatico italiano. Tuttavia essi hanno un costo seppur limitato all’attività che svolgono.

Anche se la lettura che vi abbiamo proposto non è delle più gradevoli, riteniamo che la elencazione di tutte le rappresentanze diplomatiche che l’Italia intrattene con le altre 26 nazioni aderenti alla UE, nonché le rappresentanze che ognuno degli stessi Paesi intrattiene con gli altri partner sia oltre al costo, un non senso, atteso lo spirito unitario e federale del Manifesto di Ventotene. Se dopo 50 anni di processo unitario l’Europa è ancora a questo punto, non si capisce la pagliacciata del recente vertice italo-franco-tedesco. Solo per parlare di soldi? E c’era bisogno di scomodare una unità navale per chiacchierare di flessibilità?

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