A proposito del Ficus abbattuto a Palermo: cos’è la cultura?
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A proposito del Ficus abbattuto a Palermo: cos’è la cultura?


Time Sicilia

Vengono in mente le riflessioni di Umberto Eco che, in uno dei suoi mille elzeviri, sosteneva che la cultura non è fatta solo di storia (passata) e di monumenti, ma soprattutto di senso civico e di viver bene. Nel rispetto dell’ambiente e, quindi, anche delle piante, che sono intelligenti, anche se in modo diverso da noi: sentono e soffrono come noi e noi non ne possiamo fare di quello che ci donano

di Silvano Riggio

Palermo città della cultura, è il tormentone del 2018 destinato a durare almeno fino a quando Matera ci succederà nel titolo. E’ spontaneo chiedersi: ma i palermitani sanno cos’è la cultura? E vengono in mente le riflessioni di Umberto Eco che, in uno dei suoi mille elzeviri, sosteneva che la cultura non è fatta solo di storia (passata) e di monumenti, ma soprattutto di senso civico e di viver bene. Perché la cultura serve alla vita. E allora concludeva, Cuneo (sua città natale), che non ha quasi monumenti, ma dove tutto è pulito, organizzato, al servizio del cittadino, alla fine è più colta, che so, di un luogo come Palermo, piena di monumenti e di storia, ma dove non si vive tanto bene.

E io, da naturalista e studioso dell’ambiente, sostengo che una città della cultura deve essere al passo coi tempi, deve avere coscienza dei problemi e delle istanze dei paesi civili, deve partecipare delle novità e delle istanze dei paesi più avanzati. Non deve crogiolarsi nel ricordo retorico di un passato più o meno glorioso e nell’esibizione di monumenti testimonianza di un mondo che non c’è più, come purtroppo si fa in questa città che vede convivere monumenti e munnizza, traffico e abusivismo, disoccupazione e bieco affarismo.

Una città della cultura deve essere cosciente dei grandi problemi del pianeta: dei cambiamenti climatici, della sovrappopolazione, della crisi idrica, delle soluzioni alla sostenibilità delle risorse, e deve avere una visione chiara del suo ruolo nel territorio e dei rapporti col resto del mondo. Ma Palermo tutto questo lo fa? E i palermitani cosa sanno delle questioni globali sopra elencate?

Nulla se si considera la cultura del cittadino medio. Nulla pure se si considera la cultura del cittadino importante. Nulla se si considerano i potenti della città. In questi ultimi tuttavia cresce la supponenza e il disprezzo per chi queste cose le sa. E mi scuso se sono autobiografico. Ma ve lo immaginate Leoluca Orlando che ci parla delle concentrazioni delle polveri sottili e dell’isola di calore nei quartieri satelliti o del riuso delle acque usate come se fossero cose importanti e non quisquilie?

E qui si apre il discorso sugli alberi. Perché il sapere scientifico corre in fretta e cambia l’atteggiamento dell’uomo. La Scienza coi suoi progressi stravolge la visione del mondo e cambia il modo di gestire il nostro quotidiano. Ma Chi comanda qui non se ne accorge. Non c’è solo il Bosone di Higgs o i Buchi Neri.

Anche il mondo intorno a noi va visto con occhi nuovi ogni giorno che passa: è un fatto accertato che le piante sono intelligenti anche se in modo diverso da noi, che sentono e soffrono come noi e che noi non ne possiamo fare a meno. Noi che rappresentiamo una frazione del 3% degli eterotrofi (animali, funghi e batteri), dipendiamo dal 97% di piante che ci sostiene.

Quanto di ciò importa a chi ci comanda? Quanti sono i palermitani che conoscono questo rapporto ormai noto a gran parte dei cittadini mitteleuropei?

Partendo da questo sfondo di analfabetismo delle “persone colte” si può avere un’idea della strage del verde che è stata perpetrata impunemente in questa città. Ignoranza che contrasta vivacemente con la presunta cultura di chi impera e decide le nostre sorti.

Questo abisso che separa le sparute “cricche” dei protezionisti da coloro che comandano è apparso drammaticamente nella vicenda del Ficus abbattuto al Foro Italico, perché il Ficus non è come le migliaia di alberi cancellati dalle vie cittadine nell’ultimo quinquennio, ma da tempo è il genius loci, l’identità verde di questa città.

Da quando Bruno Caruso lo prese a modello delle sue opere più suggestive e ne mostrò al mondo la bellezza e la forza in uno. Lo sdegno e la rabbia suscitate da questo gesto della pubblica amministrazione sono esplose a causa del valore simbolico dell’albero e a causa dell’assoluta noncuranza dei cittadini che hanno dovuto subire l’affronto con un minimo di giustificazioni a posteriori.

Si comprende così lo spirito della manifestazione pubblica di lunedì sera, fatta al lume di candela, e volutamente plateale, secondo uno stile naif che è quello evoluto dai gruppi di controcultura di tutto il mondo. La stampa cittadina non l’ha capito, forse per difetto di comunicazione o perché è anch’essa arretrata.

E se il commento di Giusi Parisi sul Giornale di Sicilia ha stigmatizzato certi atteggiamenti esagerati, ma ha serenamente riconosciuto gli errori e l’inciviltà dell’amministrazione civica, il corsivo pubblicato da La Repubblica è decisamente provocatorio e rozzo, e lascia stupito chi ha avuto la sorte di leggerlo.

L’estensore del ‘pezzo’, evidentemente ostile a tutto il movimento ambientalista, prende sottogamba le ragioni legittime della protesta, si scaglia contro i presenti alla riunione (fra questi c’eravamo io, Rosanna Pirajno, Carmelo Sardegna, Ino Genchi, Fabio Alfano, Bruno Cirrone e le organizzatrici della riunione) e li dileggia soffermandosi su alcuni atteggiamenti esasperati che sono nati anche dal difficile confronto con l’agronomo del Comune, Dr. La Mantia.

Viene da pensare che l’estensore del pezzo abbia capito soltanto questo di tutta la manifestazione e gli siano sfuggite tutte le buone ragioni che lui ridicolizza. Sorvoliamo su alcune battute che ci ricordano i fogli dell’estrema destra d’antan. Probabilmente Geri Palazzotto, autore dell’articolo, aveva delle pietruzze da togliersi dalle scarpe e non poteva perdere quest’occasione.

Non ha certamente portato un granello di sabbia alla verità né alla comprensione di un fatto, folkloristico se vogliamo, ma perfettamente in linea con un sentimento sincero che ci rende veri cittadini di una purtroppo presunta “città della cultura”. Non mi soffermo sul valore degli alberi in una città perché credo che un cronista queste cose dovrebbe saperle. Ma forse esagero anch’io: in bene.

Foto tratta da lasicilia.it

16 marzo 2018

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TimeSicilia


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