Ma quale Europa della solidarietà: tutti i numeri del dramma della Grecia in un reportage

Oltre 200 mila dipendenti pubblici licenziati, mentre per gli altri la riduzione delle retribuzioni è stata del 20%. Tredicesime e quattordicesime trasformate in pagamenti forfettari. Non va meglio nel settore privato, dove lo sfruttamento è semplicemente incredibile, con retribuzioni che si attestano intorno a 100 Euro al mese. Tagli anche alle pensioni, fino al 50% (con pensioni minime pari a 382 Euro al mese). La sanità negata a tantissimi cittadini. E 500 mila giovani che hanno lasciato il Paese. Questa è la Grecia di Tsipras. Con i cittadini che oggi sognano la Grexit vista come liberazione da un’Unione Europea-lager

di Manos Kouvakis

Oltre 200 mila dipendenti pubblici licenziati, mentre per gli altri la riduzione delle retribuzioni è stata del 20%. Tredicesime e quattordicesime trasformate in pagamenti forfettari. Non va meglio nel settore privato, dove lo sfruttamento è semplicemente incredibile, con retribuzioni che si attestano intorno a 100 Euro al mese. Tagli anche alle pensioni, fino al 50% (con pensioni minime pari a 382 Euro al mese). La sanità negata a tantissimi cittadini. E 500 mila giovani che hanno lasciato il Paese. Questa è la Grecia di Tsipras. Con i cittadini che oggi sognano la Grexit vista come liberazione da un’Unione Europea-lager 

Spesso un’emergenza che continua per mesi diventa normalità e non fa più notizia, come dovrebbe. In questo settore rientra la crisi Greca, che dopo aver impegnato la stampa internazionale giornalmente, durante il suo apice, pian piano è passata in secondo piano e non se ne sente parlare più, come qualche mese fa. Ma nulla è stato risolto, anzi, il pericolo è ancora dietro la porta del nostro vicino di casa, che cerca di galleggiare nel mare dei suoi guai.

I dati pubblicati dal Ministero del Lavoro greco non possono non scioccare. Nel settore privato, oltre centomila lavoratori sono pagati con uno stipendio mensile lordo di 100 Euro, più di trecentomila lavoratori sono pagati con salari mensili tra i 100 e 400 Euro lordi. Allo stesso tempo, insieme con l’implosione della manodopera negli anni della recessione, c’è una raffica di contratti a tempo parziale che supera il 72%!

Sono dati scioccanti per l’occupazione, una conseguenza della crisi prolungatasi negli anni.

Le cifre non lasciano molto spazio a interpretazioni errate.

Nel 2009 il lavoro part-time dichiarato era pari a 301.022 unità, con un salario medio di 568,46 Euro.

Nel 2012 il numero dei lavoratori a tempo parziale ha raggiunto le 308.275 unità, con 573,23 Euro di stipendio medio.

Nel 2014 il numero è salito a  468.021 dipendenti part-time, con stipendio medio di 425,54 Euro.

Nel 2015 il numero delle persone assunte part-time è stato pari a 519.359 con stipendio medio di 401,94 Euro.

Allo stesso tempo, i dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti di 218.383 unità, secondo i dati rilevati dall’IKA (equivalente all’INPS italiana).

Attualmente la Grecia si trova ad affrontare un aumento del 72,5% nel numero di lavoratori part-time dal 2009 al 2015. Un incremento, come dimostrano i dati del Ministero del Lavoro, che continua dopo il 2015:  circa 6 su 10 nuovi posti il lavoro sono part-time. Allo stesso tempo il salario del tempo parziale è in continua diminuzione, avendo già subito un calo del 30% dal 2009 al 2015.

Oggi oltre 550 mila lavoratori ricevono meno di 10 Euro al giorno dal loro lavoro, mentre aumenta il lavoro “giungla”, cioè un lavoro di due giorni e 100 Euro di stipendio a settimana. Si tratta di lavoratori con contratto part-time o lavoro a due, a rotazione, tre giorni alla settimana, o anche un paio d’ore a settimana.

Neanche il settore pubblico si trova in una situazione migliore. Anzi, va detto che è quello maggiormente colpito. Tra i dipendenti pubblici sono state attivati tagli e altre penalizzazioni a partire dal 2009. Tra questi il ‘congelamento’ degli stipendi pubblici superiori a 2 mila Euro mensili.

Nel gennaio del 2010 si è aggiunta un’ulteriore riduzione del 10% delle retribuzioni, sempre a carico dei dipendenti pubblici. Nel marzo dello stesso anno la riduzione è salita al 12% insieme alla decurtazione della quattordicesima del 60%.

Ai dipendenti statali è stato imposto un taglio dello stipendio del 7% inizialmente, per passare poi dal 12% al 20%, con la contemporanea riduzione della tredicesima e della quattordicesima trasformate in versamenti forfettari per un massimo di 1000 Euro per chi aveva uno stipendio inferiore ai 3 mila, mentre a chi superava questo tetto sono state interamente soppresse.

Il colpo più duro per i dipendenti pubblici è arrivato subito dopo, con l’ approvazione di una legge con la quale sono stati licenziati 25 mila dipendenti pubblici, seguito dal prepensionamento dei funzionari di carriera.

Famiglie distrutte, specialmente quelle che il giorno prima contavano su due stipendi, e di conseguenza avevano fatto programmi come l’accensione di un mutuo per i figli o per l’acquisto di una casa, mentre il giorno dopo si sono ritrovate con 1 solo stipendio, dimezzato,  e nei casi peggiori senza neanche questo.

Ma il massacro del popolo greco, voluto dalle banche e dai creditori, non si ferma qui. E’ andato avanti mettendo mano anche ad una riduzione drastica delle pensioni: riduzioni obbligatorie, come tutto il resto, per consentire allo Stato greco di racimolare quei pochi miliardi di Euro ed evitare la bancarotta.

La pensione massima è stata portata a non più di 2 mila e 300 Euro, con un limite massimo di 3 mila Euro per chi riceve una doppia pensione. Questi sono i casi più fortunati nel popolo dei pensionati greci: pensionati che rappresentano il 27% della popolazione del Paese. Pensionati che, negli ultimi sei anni, hanno visto la propria pensione diminuire dal 30 al 50%, con un minimo per le pensioni future di 384 al mese (mentre prima della terza riforma di Tsipras la pensione minima era di 882 Euro).

Tutto ciò con un costo della vita che rimane quello dei Paesi europei più sviluppati. Insomma, siamo davanti a una delle più imponenti ‘macellerie sociali’ che si sono viste in Europa.

Oggi, stando a uno studio di Savas Robolis, un docente universitario che si occupa di economia, 350 mila famiglie greche non dispongono di alcuna fonte di reddito proveniente dall’attività dei loro membri, mentre 500 famiglie contano un solo membro attivo, e solo 105 mila, tra i disoccupati – che sono un milione e 350 mila – possono contare su un’indennità.

In questo scenario la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ sembra inarrestabile: sono tantissimi, infatti, i giovani greci che lasciano il proprio Paese in cerca di un futuro migliore. Secondo la Banca di Grecia, tra il 2008 e il 2013, quasi 223 mila giovani di età compresa fra 25-39 anni hanno lasciato la Grecia in cerca di migliori prospettive economiche e sociali.

Oggi si stima che il numero di giovani greci che ha lasciato il proprio Paese abbia raggiunto le 500 mila unità!

Un dato dovrebbe fare riflettere: i giovani che hanno lasciato la Grecia solo negli ultimi 2 anni rappresentano oltre il 2% della forza lavoro totale del Paese.

Per sottolineare la gravità della crisi, basta il commento rilasciato ultimamente da un deputato del partito di Tsipras SYRIZA, Socrate Vardakis, che in una intervista a Radio Creta sottolinea che se nessuna soluzione sarà trovata per il debito greco entro quest’anno, e se gli istituti di credito continueranno ad insistere su una linea dura, allora lo scenario Grexit diventa molto probabile, insieme a nuove elezioni.

Anche le persone semplici sentono sempre più il fiato sul collo della  pressione fiscale che in alcuni casi arriva anche al 75%. Tasse e imposte  che strangola l’economia greca impedendo a chi ha voglia di lavorare di farlo con serenità.

Un giovane imprenditore di Corfù, Giorgio Pappas, lamenta che oltre alle tasse elevate lo Stato greco pretende in anticipo un versamento sui presunti incassi che una società privata farà l’anno successivo, condizionando così la stessa attività imprenditoriale, a cui si aggiungono farraginose e a volte impossibili percorsi burocratici che non tengono in considerazione quei pochi vantaggi che l’Unione Europea fornisce a tutti i cittadini.

Maria Kouvaki, casalinga di Atene, lamenta problemi sulla sanità e l’impossibilità fruire dei servizi pubblici che una volta erano un diritto dei cittadini greci. Maria parla anche della confusione nella stessa amministrazione pubblica che, malgrado alcune migliorie, stringe sempre di più il cappio al collo del cittadino privato, togliendo a volte il respiro con una tassazione senza precedenti.

 

 

P.S. 

La situazione Greca è un esempio lampante di tutto ciò: un esempio di crisi che vale per tutti noi che ci troviamo impreparati, e a volte indifesi senza la necessaria visione d’insieme, di fronte a un’organizzazione basata sull’individualismo irresponsabile nei confronti delle comunità di appartenenza.

Ma bisogna fuggire da questa situazione riappropriandoci di quei principi solidi, di una Europa in cui la solidarietà e il benessere dei suoi abitanti prenda il sopravvento con una presa di coscienza e di responsabilità che scardini comportamenti consolidati, superando quelli irresponsabili che si basano sull’erronea percezione di una finta autosufficienza.

In parole povere, dobbiamo ritrovare la sostenibilità e la solidarietà persa in questi ultimi anni, rivitalizzando il nostro vecchio continente e i suoi popoli.

M.K.

 

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