Quelle strade interpoderali con i collaudi a… E con i muretti che si sbriciolano

Rimane inspiegabile il perché cadano a pezzi anche le strade interpoderali le per quali sono disponibili i fondi europei…
di Giulio Ambrosetti

di Giulio Ambrosetti

Nei giorni scorsi abbiamo puntato i riflettori sulle strade provinciali e sulle strade interpoderali abbandonate della nostra sempre più sfasciata Isola. Sembra incredibile che, con il sostanziale fallimento delle nove ex Province siciliane, nessuno si occupi della manutenzione di queste vie di collegamento. L’aspetto tragicomico è che, al posto delle già citate ex Province, il Parlamento siciliano ha istituito tre pompose Citta metropolitane di Palermo, Catania e Messina e sei altrettanto pomposi Consorzi di Comuni. Il problema è che tutti questi nuovi soggetti sono stati lasciati senza soldi, visto che i soldi della Regione siciliana (e delle ex Province) se li prende il Governo nazionale di Matteo Renzi.

Ma l’argomento di cui vogliamo parlare oggi non è lo sfascio delle tre Città metropolitane e dei sei Consorzi di Comuni della Sicilia, lasciati senza Bilancio 2016 approvati e già falliti ancor prima di iniziare ad operare. Oggi vogliamo parlare delle strade interpoderali siciliane che, al pari delle strade provinciali, sono state abbandonate. (Argomento che potete appronfondire qui)

Ricordiamo che in una regione nella quale a prevalere sono le colline e le montagne, le strade interpoderali sono importanti per tagliare dall’isolamento le migliaia di aziende agricole che operano nella nostra Isola. Senza queste strade gli agricoltori non potrebbero lavorare. Il problema, l’abbiamo già accennato, è che queste strade, in molti casi, sono a pezzi. In parte per l’incuria, in parte perché sono state realizzate male.

Sull’incuria, in realtà, andrebbe fatta qualche precisazione. Perché se è vero che, per le strade provinciali, l’abbandono è la diretta conseguenza del fallimento delle ex Province – fallimento voluto dal Governo nazionale e dal Governo regionale – non altrettanto si può dire per le strade interpoderali. Queste strade – che vengono realizzate dall’assessorato regionale all’Agricoltura – non dipendono solo dai fondi regionali, ma possono essere sistemate (con le opere di manutenzione) e realizzate di sana pianta con i fondi europei del Piano di Sviluppo Rurale (PSR).

Riassumiamo per maggiore chiarezza nei riguardi dei nostri lettori. Le strade provinciali dipendono dalle ex Province, oggi trasformate in Città metropolitane (nel caso di Palermo, Catania e Messina) e Consorzi di Comuni. Il Governo Renzi si è preso i soldi di queste istituzioni. Morale: Città metropolitane e Consorzi di Comuni non hanno le risorse per la manutenzione delle strade provinciali siciliane che cadono sa pezzi.

Diverso il discorso per le strade interpoderali. La Regione siciliana, che non è meno ‘fallita’ delle Città metropolitane e dei Consorzi di Comuni (grazie sempre agli scippi finanziari del Governo Renzi), non ha proprie risorse finanziarie per la realizzazione e la manutenzione delle strade interpoderali. Ma ha a disposizione i fondi – tanti fondi – del PSR. Ha avuto a disposizione i fondi del PSR 2007-2013; e ha a disposizione i fondi del 2014-2020.

Da qui la domanda: come mai le strade interpoderali della Sicilia, pur avendo a disposizione ingenti risorse finanziarie, sono in pessime condizioni?

Una possibile spiegazione la fornisce un nostro lettore che ci chiede di restare anonimo. Si tratta di un agricoltore che, una decina di anni fa, ha vissuto un’avventura piuttosto strana. Mentre con la sua automobile percorreva una strada interpoderale non ancora asfaltata è rimasto bloccato con le ruote anteriori in una scanalatura. Non si era accorto che la strada che percorreva era attraversata da una piccola trincea di una decina di centimetri e forse più. Procedendo a velocità ridotta era rimasto intrappolato.

Una volta liberata la propria automobile non ha potuto fare a meno di chiedersi il perché era stata realizzata questa piccola trincea larga e profonda un po’ più di una decina di centimetri. La spiegazione è arrivata quando ha assistito ai lavori stradali, ovvero quando la strada è stata asfaltata.

Lo strato di asfalto, nelle strade interpoderali, dovrebbe essere pari a circa 10 centimetri. Invece, per ‘risparmiare’, veniva realizzato della spessore di 2 centimetri. Tranne all’altezza di queste piccole trincee, nelle quali lo strato di asfalto è profondo 10 centimetri circa. Ed è in questa piccola trincea, con lo strato di asfalto dello spessore di circa 10 centimetri, ci racconta sempre il nostro informatore, che veniva effettuato il collaudo!

Per completare l’opera – cioè per individuare il breve tratto di strada dove lo spessore dell’asfalto è pari a 10 centimetri – venivano effettuati due segnali nei muretti che accompagnano le strade interpoderali. I segnali servivano per indicare ai collaudatori dove effettuare i collaudi. Geniale…

Questo, sia chiaro, avveniva oltre dieci anni fa. E oggi?

Oggi non sappiamo cosa succede. O meglio, sappiamo che anche le strade interpoderali – come già accennato – sono malridotte. Così come sono malridotti i muretti. Dieci anni fa si pensava (a pensar male si fa peccato, però qualche volta s’indovina) che oltre allo spessore di asfalto di 2 centimetri circa invece dei 10 centimetri, ci potessero essere anche muretti realizzati in cemento depotenziato (se si ‘risparmiava’ sull’asfalto, perché le imprese private chiamate a realizzare tali lavori non avrebbero dovuto ‘risparmiare’ sul cemento?). Oggi, a onor del vero, non sappiamo cosa pensare (o quasi).

Quello che possiamo dire è che non parliamo di piccole opere pubbliche e di cifre irrisorie. Anzi. Basti pensare che nella metà degli anni ’90 – e questo è un fatto di nostra conoscenza – per tre strade poderali la spesa prevista era pari a un miliardo e 400 milioni di vecchie Lire circa. Quello che vogliano dire è che, oggi, stiamo parlando di opere per centinaia e centinaia di milioni di Euro.

Ah, dimenticavamo: il nostro informatore ci racconta che, in alcuni casi, le strade interpoderali li realizzavano gli agricoltori. Si consorziavano e spesso anticipavano i soldi in attesa di farsi rifondere dalla Regione, sempre assessorato all’Agricoltura. Ci racconta, il nostro informatore, che in questi casi gli uffici dell’assessorato erano fiscalissimi: in queste strade lo strato di asfalto doveva essere realizzato secondo quanto previsto dal capitolato: 10 centimetri. Idem per i muretti a secco, che venivano realizzati ad arte. E, in effetti, queste strade interpoderali – e i muretti – sono ancora in piedi.

“Ma per avere i soldi dalla Regione – ci racconta sempre il nostro interlocutore – vedevano le stelle!”.

Chissà perché.

 

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