Referendum: dopo avere derubato il SUD, ora vogliono i voti dei meridionali

La strategia di comunicazione è cambiata. Da quando i sondaggi hanno rivelato che il fronte del NO spopola al Sud, ministri e menestrelli del Governo Renzi stanno cercando di convincere i meridionali che questa riforma aiuterà a superare il gap tra regioni settentrionali e meridionali.

La strategia di comunicazione è cambiata. Da quando i sondaggi hanno rivelato che il fronte del NO spopola al Sud, ministri e menestrelli del Governo Renzi stanno cercando di convincere i meridionali che la riforma costituzionale aiuterà a superare il gap tra regioni settentrionali e meridionali. Come? In realtà non lo spiegano, ma i riferimenti più frequenti sono alla sanità. In pratica,- dicono loro- togliendo poteri alle Regioni e accentrandole nel mani del Governo centrale, si dovrebbe garantite un livello superiore, o quanto meno più omogeneo, nei servizi sanitari pubblici.

Ora, questa motivazione, tirata fuori dal cassetto dopo i sondaggi di cui sopra, fa solo ridere. Perché le disparità nelle ripartizioni del Fondo Sanitario nazionale, quelle che hanno portato i medici meridionali a denunciare una questione meridionale anche in Sanità, non c’entrano nulla con il potere delle regioni. Sono decisioni prese a livello centrale che hanno penalizzato il Sud, anche in questo campo.

Al contrario, la riforma peggiorebbe il quadro, come fa notare, ad esempio, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli: “La formula del nuovo articolo 116 sull’autonomia delle Regioni con cui  si possono concedere più poteri di autogoverno solo a quelle Regioni in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio è un trucco perché introduce nella Carta il meccanismo per cui si misurano i diritti col metro della moneta”. Il sindaco si domanda cosa accadrà alle Regioni in difficoltà economiche che – dice – dovranno prendersi quello che deciderà lo Stato. Un principio disgustoso – afferma – perché i cittadini avranno servizi a velocità diverse per volere della Costituzione. Si può accettare che la Carta fondamentale promuova la diseguaglianza fra i cittadini”?

Insomma, se i tagli alla sanità al Sud sono feroci, con questi criteri non si potrà che peggiorare.

Lo evidenzia anche l’ex presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro: “Questa è una riforma che favorisce le Regioni del Nord,  non credo che possa esserci un cittadino del Sud con un pò di attenzione che intenda condannare il futuro dei propri figli votando sì. Mi preoccupo del futuro della scuola, dei servizi pubblici, dei problemi dei cittadini:  il Sud con questa Costituzione perde, quelli del Nord possono crescere. Ci sono due articoli il 116 e 119: uno stabilisce che il costo standard è entrato in Costituzione favorendo il Nord, il secondo che solo le Regioni “ricche di famiglia”, Piemonte, Lombardia ecc., che hanno una rendita di posizione, possono chiedere più finanziamenti, le Regioni del Sud no”.

Insomma, “hanno inserito due cose:  il regionalismo differenziato e cioè che una Regione più forte può avere più poteri, una sanità migliore, un trasporto migliore. Inoltre quando si tratta di trasferimento dei fondi lo si fa con costi standard, sono due modifiche che penalizzano il Sud e spaccano il Paese”.

La verità è che dopo avere derubato il Sud per anni, non ultima la farsa dei Patti per il Sud attraverso ai quali sono stati dati alle regioni meridionali soldi che erano già loro e molto meno di quanto previsto (ve lo raccontiamo qua), ora il Governo nazionale ha un disperato bisogno del voto dei meridionali. 

Ma qui, nessuno è fesso.

 

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