Regione siciliana: Rosario Crocetta si ricandida? Non dimentichi che è stato un pessimo presidente!

In dieci punti raccontiamo il fallimento dell’attuale Governo regionale. Dopo mille e seicento giorni di governo l’attuale presidente della Regione può chiudere il bilancio del suo mandato con uno spaventoso deficit tra promesso e fatto senza un solo passo in direzione di un reale cambiamento

Il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta in piazza Montecitorio a Roma, in un'immagine del 15 novembre 2012. Lo ha chiamato "pacchetto tsunamì, si tratta di sei disegni di legge approvati ieri sera dal governo siciliano, a cominciare da quello per l'abolizione delle Province. Rosario Crocetta si presenta ai cronisti con la fierezza di chi è convinto di "portare avanti la rivoluzione" in Sicilia. E a chi parla di misure che potrebbero piacere ai cinque stelle o addirittura concordate con i loro, Crocetta risponde netto: "Io sono più grillino dei grillini, basta con questa storia, sono stufo". "Io governo - sbotta - ho l'obbligo di presentare leggi: chi ci sta, ci sta. Sto solo portando avanti quanto ho promesso in campagna elettorale". ANSA/GUIDO MONTANI

In dieci punti raccontiamo il fallimento dell’attuale Governo regionale. Dopo mille e seicento giorni di governo l’attuale presidente della Regione può chiudere il bilancio del suo mandato con uno spaventoso deficit tra promesso e fatto senza un solo passo in direzione di un reale cambiamento

di Aldo Penna

L’elezione diretta del Presidente della Regione non ha portato bene alla Sicilia. In questi sedici anni abbiamo avuto due scioglimenti anticipati e due Presidenti passati in breve tempo dalle dorate stanze del  Palazzo dei Re alla polvere della cronaca giudiziaria. Il trentatresimo capo del Governo regionale – il terzo eletto direttamente e il primo con la più bassa percentuale dei votanti della storia parlamentare – ha iniziato il suo Governo sotto buoni auspici che già dalle prime settimane si sono trasformati in cattivi presagi.

Come se le parole avessero lo strano potere di trasformarsi nel loro contrario, la “rivoluzione”,  il grido bellicoso e liberatorio che doveva scuotere le consorterie che imprigionano la Sicilia è divenuto il sussurro dei cospiratori. Le mura che dovevano essere abbattute sono diventate muraglia per difendere se stesso e altri cinque anni sono volati via senza che nulla di significativo avvenisse a invertire un itinerario triste e ripetitivo.

E siccome la memoria è volatile e spesso ricordiamo l’ultima grottesca rappresentazione, l’ultima promessa, è bene ricordare dopo l’annuncio della fondazione di un “nuovo” movimento e della sua improbabile ricandidatura che Crocetta è stato un pessimo Presidente.

1) Non potranno più esistere gli stipendi da 500 mila euro l’anno che si sono visti diverse volte; lo stipendio dei dirigenti dovrà essere comparato a quello degli altri parlamenti regionali e agli standard europei.

Buoni propositi soffiati al vento. I burocrati regionali sono i più numerosi tra le Regioni italiane e della parametrazione delle retribuzioni alla media europea non esiste traccia. Crocetta non è stato un uomo di parola, eppure tutto si combinava perché mettesse in atto i propositi elettorali: la crisi economica, le parole d’ordine grilline, il bisogno di equità che a gran voce la gente continua a reclamare.

2) Non possiamo bloccare lo sviluppo a causa di lentezze burocratiche o talvolta di negligenze di qualche funzionario. Occorrerà creare sistemi di incentivi e penalizzazioni. Si ha diritto all’incentivo se si superano gli obiettivi così come occorre in qualche modo penalizzare coloro che non raggiungono gli obiettivi minimi. Insomma un sistema con logiche produttive

Forse inconsapevolmente, Crocetta aveva toccato uno dei tasti chiave del mancato decollo della programmazione regionale e della palude e sabbie mobili che caratterizzano la struttura dirigenziale. Ma non ha mosso un dito, non ha toccato nessun vero meccanismo responsabile della risibile produttività. Fino a quando il salario differenziale non sarà legato alle performance, ma considerato come la contingenza in busta paga l’energia creativa e la diligenza che si potrebbero reclamare ed estrarre dalla dirigenza regionale resteranno vana invocazione.

3) Confindustria sostiene che se si sbloccassero le richieste di autorizzazione che giacciono nei cassetti della Regione si incrementerebbe il PIL dell’8 per cento, immettendo in circolo denaro privato. Perciò va istituita una conferenza dei servizi permanente che esamini tutte le pratiche. Va costruita una cabina di regia sugli investimenti alle dipendenze della Presidenza della Regione per evitare il balletto di rinvii tra associazioni ed enti locali.

Il PIL della Sicilia ha avuto un movimento dell’8%, ma al ribasso e con un abbondante segno negativo. Crocetta ha inanellato quattro anni consecutivi con il PIL in caduta libera e una distanza tra la Sicilia e la media italiana che si allarga sempre più. Solo il 2016 ha segnato una timida inversione in tutto il Meridione con la Sicilia fanalino di coda nella crescita insieme alla Calabria. Di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno e le non realizzazioni del Presidente sono tante e ingiustificate. Nessuno sblocco della spesa, semmai altri ritardi sempre in carico a una burocrazia irresponsabile, non collaborativa, che se ne infischia della politica.

4) Il sole è la nostra ricchezza, ma la Sicilia merita uno zero in condotta per non aver saputo sfruttare questa risorsa come hanno fatto la Germania e la provincia di Bergamo, prime in Europa e in Italia.

Crocetta distribuiva i voti in campagna elettorale. Oggi potrebbe disegnare un tondo zero sul quaderno di governo. Il fotovoltaico non riesce a decollare neanche dove potrebbe senza problemi: gli uffici pubblici e le pubbliche istituzioni. Le risorse comunitarie ritornano indietro e quei programmi tanto invocati restano esercizio di un brutto stile di Governo.

5) La Sicilia possiede un patrimonio naturalistico, architettonico monumentale archeologico che dovrà essere valorizzato e divenire una grande risorsa economica per l’Isola, attraendo milioni di turisti: terme, artigianato, valorizzazione dell’arte classica, moderna e contemporanea. Esperimenti come quello della fiumara d’arte di Antonio Presti o di Gibellina di Ludovico Corrao, devono essere potenziate ed estese, pubblicizzandole in tutto il mondo e facendole diventare occasione di sviluppo per tutto il territorio siciliano.

Come banditore Crocetta è stato abile e perfino credibile. La sua elezione in contemporanea con l’ascesa dei grillini, una dimostrazione di vocazione al riscatto da parte dei siciliani. Oggi è una comparsa che si è creduto protagonista, ha dimenticato la sua parte e recita a soggetto. Nessun colpo d’ala che sparigli consolidate inerzie, né moduli nuovi che attraggano investimenti e visitatori.

6) L’agricoltura dovrà legarsi fortemente alla ricerca di nuove produzioni biologiche per fronteggiare la concorrenza a ribasso che viene dai Paesi emergenti. E’ indispensabile rivolgersi a un’agricoltura di qualità in grado di penetrare nelle fasce più ricche del mercato mondiale. Saranno necessarie nuove modalità di produzione, come ad esempio l’utilizzo di serre fotovoltaiche e la produzione di anidride carbonica in serra in modo da far crescere i prodotti senza additivi.

Crocetta sui palchi dell’Isola cinque anni fa pronunciando queste parole forse strappava qualche applauso. Oggi quelle proposte fanno solo sorridere. Se qualcuno misurasse il peso o il contributo allo sviluppo del settore agricolo dell’intervento regionale scoprirebbe una sola finanza di trasferimento distribuita a pioggia che non premia l’innovazione, la competizione, la crescita di occupazione.

7) Non è possibile che in Francia e in altri Paesi i beni culturali siano risorse che portano ricchezza e in Sicilia siano dei costi. I Musei nei periodi di massimo afflusso turistico devono aprire anche la notte, devono essere musei viventi che ospitino caffetterie, librerie, mostre. Questi musei devono essere in rete tra loro, scambiandosi esperienze e iniziative che li rendano più attrattivi.

Qualcuno nel passato stimava che la Sicilia detenesse oltre il trenta per cento dei beni culturali mondiali. Stima forse esagerata, ma sicuro segno di un immenso patrimonio che trova angusto spazio nei nostri musei ampiamente fuori dai circuiti nazionali e internazionali e lontani per mentalità, organizzazione e visitatori dai migliori musei nazionali ed europei.

8) La sanità deve avere al centro l’uomo e la sua dignità. Dignità per i cittadini “pazienti”, ma anche dignità per gli operatori. Trovo incomprensibile che all’interno della scuola gli incarichi vengano decisi sulla base dei curricula e dei punteggi e invece nella sanità esistano ancora le nomine assessoriali, ipotizzando che i politici abbiano persino competenze per nominare primari.I dipendenti non possono essere ostaggi della politica, devono avere percorsi professionali certi e anche questi valutati da tecnici e non dalla politica.

Mai parole furono più vane. Invece di innovare e restituire autonomia ed efficienza la sanità siciliana ha operato il gioco delle tre carte: annunci di profondo cambiamento, ostinata continuità, cattiva media qualità dell’offerta per il cittadino che continua a migrare in direzione Nord.

9) Occorre completare la Siracusa-Trapani attesa da 30 anni e avviare la costruzione dell’arteria di collegamento nord-sud Santo Stefano di Camastra e Gela che toglierà dalla marginalità il centro della Sicilia. Nel contempo occorre pensare a nuove arterie per collegare Catania a Gela e ad Agrigento e nuovi collegamenti con Comiso. Va rimodernato il sistema ferroviario con collegamenti veloci.

Un libro dei sogni in alcuni casi persino dannoso come ipotesi. La rete ferroviaria si sta modernizzando non per impulso del governo ma solo per domanda di mercato. La rete autostradale è in cattivo stato di manutenzione con continui crolli conseguenza dell’assenza di controlli adeguati.

10) Voglio che per la presentazione di un’istanza basti un’e-mail mettendo fine a file e attese estenuanti. Informatizzazione vuol dire modernità, e ogni ufficio regionale dovrà adeguarsi a questo. Voglio una Sicilia contemporanea dove la pubblica amministrazione sia completamente informatizzata, dove ci siano incentivi per le imprese che assumono nuovi dipendenti, denunciano il pizzo e la corruzione. Mi impegnerò per abolire i privilegi delle cricche e delle caste.

A cinque anni di distanza, dopo mille e seicento giorni di governo Crocetta può chiudere il bilancio del suo mandato con uno spaventoso deficit tra promesso e fatto senza un solo passo in direzione di un reale cambiamento. Ad alcuni vecchi nomi se ne sono sostituti altri. Gli aiuti alle imprese sono rimasti risibili, i sostegni al precariato improduttivo giganteschi, i privilegi quasi intatti.

Da quel libro dei sogni che Crocetta diffondeva mancavano idee sul problema dei rifiuti e infatti oltre al prosperare delle discariche non si è avuta traccia di un aumento della differenziata, della trasformazione in occasione di lavoro di una buona pratica di governo del territorio.

Alla visione clientelare di Totò Cuffaro che, pur di soddisfare amici e supporter di qualunque campo, spremeva le risorse, indifferente alla loro incidenza sullo sviluppo, o alla visione da conquistadores di Raffaele Lombardo teso a trasferire i domini cuffariani sotto il suo controllo cambiando le bandiere dei feudi con lo spregiudicato utilizzo di mercenari, è arrivata la visione narcisistica di Crocetta. L’attuale Presidente è così intento a rivedersi nello specchio del suo particulare che non si avvede delle frane economiche che stanno devastando il territorio che dovrebbe governare.

I predoni interni ed esterni saccheggiano le risorse, Saro tace o acconsente. I giovani non hanno lavoro, il Presidente pur avendo le risorse disponibili non riesce a far decollare i progetti che avrebbero attenuato le raccapriccianti cifre che ben conosce.

 

Rispondi