Renzi a Palermo per l’anno accademico: visita del tutto inopportuna

Il professor Massimo Costa smorza l’entusiasmo del rettore che si dice felice della visita del Premier chiamato ad inaugurare l’anno accademico dell’Università di Palermo: “L’Italia sta chiudendo le università siciliane. Battergli pure le mani è un po’ troppo, almeno per il mio stomaco”

Sarà il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, a inaugurare il nuovo Anno Accademico dell’Università degli Studi di Palermo. La cerimonia si terrà sabato 22 ottobre al Teatro Massimo, a partire dalle 10. Mentre il rettore,  Fabrizio Micari, che lo ha invitato, gongola ed esprime orgoglio a nome di tutta la classe dei docenti (“è un grandissimo piacere per tutta la comunità accademica”), cominciano a farsi udire le voci fuori dal coro. Come quella del docente di Economia aziendale, Massimo Costa che è anche il leader del movimento ‘Siciliani Liberi’: la visita è inopportuna- scrive il docente su Facebook- non solo perché si tratta chiaramente di campagna elettorale, ma, soprattutto, per il trattamento riservato all’ateneo palermitano dal Governo nazionale. E su questo non si può non essere d’accordo. 

di Massimo Costa

Ritengo questa presenza del Presidente del Consiglio all’apertura dell’anno accademico dell’Università di Palermo del tutto inopportuna, e non solo per l’ovvia e banale considerazione che sarà un’occasione per fare campagna referendaria approfittando della propria posizione istituzionale.

C’è una ragione più profonda per la quale l’Università di Palermo non dovrebbe mai invitare il Presidente del Consiglio se non solo per contestarlo pubblicamente.
Io sono uomo di numeri, e vi do numeri esatti, solo troncati in euro/milioni.
Lo Stato dava nel 2009 all’Università di Palermo 243 milioni di euro l’anno circa di Fondo di Finanziamento Ordinario. Attraverso tagli e criteri di distribuzione studiati per favorire le università del Nord, questo contributo, dal 2009 al 2016 è sceso a 196 milioni l’anno.
In 7 anni lo Stato ha tolto a Palermo quasi il 20 % dell’Università. E’ come se ogni cinque professori ne avesse mandato a casa uno.
No, non è il benvenuto, almeno per me. E non dovrebbe esserlo per nessun collega.
L’Italia sta chiudendo le università siciliane. Battergli pure le mani è un po’ troppo, almeno per il mio stomaco.

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