Renzi e il Partito-Stato: un uomo politico pericoloso che ci stiamo lasciando alle spalle
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Renzi e il Partito-Stato: un uomo politico pericoloso che ci stiamo lasciando alle spalle


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Per fortuna il nostro Paese ha capito in tempo la pericolosità di questo personaggio, ‘bocciando’ le sue folli riforme costituzionali. Ormai, con lui, restano gli ultimi democristiani, da Angelino Alfano a Leoluca Orlando, fino a Dario Franceschini. Andrà presto a casa a meno che non si materializzi qualche ‘cosa’ per farlo restare in sella… 

di Riccardo Gueci

Matteo Renzi è proprio un pericolo: da evitare come la peste. Essendogli andata a buca la riforma della Carta costituzionale e il disegno autoritario in essa contenuto, ci riprova con il Partito della Nazione. E non ne fa mistero. Alla festa dell’Unità, domenica scorsa, ha espresso con esemplare chiarezza come intende assolvere il ruolo del suo partito nel Paese. Dopo avere lanciato un messaggio di non belligeranza a coloro che hanno lasciato il partito perché hanno scelto una diversa strategia politica, ha affermato che fra sei mesi, quando si terranno le elezioni generali: “…il PD è l’unico argine ai populisti di Berlusconi”. Ma non non è con questo Berlusconi (che è lo stesso di sempre) che Renzi ha stipulato il Patto del Nazareno?

Al di là di queste spigolature sulla volatilità degli attori e delle scene che offre la politica “post ideologica” – che aveva il merito di esprimere una visione del mondo e delle comunità di riferimento – ciò che preoccupa è l’idea autoritaria di chi identifica una parte con il tutto e riduce il tutto alla sua dimensione. Una politica asfittica con pretese d’onnipotenza.

Per Renzi, se perde il PD perde l’Italia. Come se il PD fosse la Nazione. Ma vien da chiedersi: Renzi conosce il significato delle parole che pronuncia? O è andato fuori di testa? O forse questa è la sua concezione del partito della Nazione, che ha in progetto, cioè il Partito-Stato.

Giuseppe Stalin, che la praticava, non l’ha mai teorizzata. Piuttosto, il suo revisionismo riguardava la strategia politica, tanto da trasformare la natura internazionalista del comunismo in semplice operazione di bottega interna all’Unione Sovietica: il socialismo in un solo Paese.

Torniamo a Renzi. La sua visione di Partito della Nazione è molto prossima all’idea di partito unico, come testimonia la sua insistenza sul premio di maggioranza al primo partito da inserire nella prossima legge elettorale (speriamo presto e non a ridosso delle elezioni), affinché questo possa governare in solitudine, magari con se stesso segretario premier.

Ecco, le ragioni della pericolosità di Renzi e della sua politica. Per fortuna gli italiani l’hanno capito per tempo e sarà molto difficile per lui riuscire a realizzare i suoi intendimenti, anzi siamo certi che non ci riuscirà. Gli piaccia o no già il Paese mostra di preferirgli Paolo Gentiloni, nonostante questi operi fra mille contraddizioni, a partire da quelle rappresentate dalla sottosegretaria Maria Elena Boschi o dal ministro degli Interni, Minniti, o dal ministro dello Sport, Luca Lotti.

Ormai la stagione di Renzi ha imboccato il viale del tramonto. Gli italiani hanno capito la pericolosità della sua politica. Non gode più della copertura di Giorgio Napolitano, è rimasto sempre più solo, a parte gli aficionados della Leopolda, che sono sempre meno. E si aggrappa sempre più ai democristiani di quinta o sesta fila come Angelino Alfano, Leoluca Orlando, Dario Franceschini.

A primavera, alle prossime elezioni generali ne vedremo delle belle, tranne che da qui ad allora non avvenga qualche attentato ‘terroristico’ che ‘consiglierà’ agli italiani di confermare la fiducia nel Partito Democratico di Renzi…

7 settembre 2017

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