Rete e politica/ Attaccano Facebook perché le multinazionali non lo controllano: il ‘caso’ dei grillini in Italia
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Rete e politica/ Attaccano Facebook perché le multinazionali non lo controllano: il ‘caso’ dei grillini in Italia


Time Sicilia

La storia dei profili di Facebook è vecchia. La tirano fuori dopo la mezza sconfitta della Merkel in Germania e dopo la vittoria del Movimento 5 Stelle in Italia. La verità è che le multinazionali non controllano più la politica negli USA e in Europa. Da qui una ‘crociata’ antistorica per bloccare i nuovi soggetti politici che raccolgono il consenso con la rete, a differenza della vecchia politica che il consenso lo crea con le tangenti 

Va in queste ore – pompata soprattutto dalle TV che continuano ad essere seguite, ma che non riescono più a condizionare la gente, che ormai si informa direttamente sulla rete – la ‘scandalo’, o presunto tale, di Facebook. L’uso dei profili è storia vecchia. La domanda è: perché sta esplodendo proprio ora? La risposta è semplice: perché nell’Occidente cosiddetto industrializzato le multinazionali non riescono più a controllare l’informazione, mentre le formazioni politiche che le stesse multinazionali  tengono in ‘affitto’ perdono le elezioni, negli USA e in Europa. 

Per le multinazionali la responsabilità di tutto quello che sta succedendo è della rete e, soprattutto, di Facebook, il social che amplifica l’informazione libera da condizionamenti. Un’informazione che è liberamente scelta dai cittadini.

Tutto questo alle multinazionali non piace, non può piacere. Di fatto, le multinazionali, negli Stati Uniti d’America, hanno perso le elezioni. Da almeno un decennio, o forse più, tengono in ‘affitto’ i Democratici negli USA e i sempre più ridicoli Partiti socialisti o socialdemocratici d’Europa (ormai non c’è più alcuna differenza tra socialisti e socialdemocratici: sono entrambi penosi!).

Se, fino a qualche anno fa, ciò bastava a controllare USA e Europa, ora non basta più, né in America, né nella ‘presunta’ Unione Europea.

Obama – forse il Presidente USA più guerrafondaio degli Stati Uniti d’America – è stato molto funzionale agli interessi delle multinazionali. Mentre Donald Trump, nella sua lucida follia, se ne sta altamente fottendo delle multinazionali. E lo fa con il consenso degli americani, difendendo gli interessi dell’economia USA, che ormai con coincidono più con gli interessi delle multinazionali.

Trump ha vinto le elezioni americane grazie alla rete. E sta difendendo gli interessi dell’economia americana introducendo i dazi doganali che creano problemi alla Cina, ma anche alle multinazionali che, in quanto tali, non sono più americane, ma globali.

Oggi la Monsanto – la multinazionale nata in America che ha imposto il glifosato a quasi tutte le agricolture del mondo – si è fusa con la tedesca Bayer (QUI UN ARTICOLO). Gli interessi dell’accoppiata Monsanto-Bayer, oggi, son globali: e non è detto con coincidano con gli interessi della popolazione tedesca o americana.

Un paio di esempi ci danno la misura di come gli interessi dell’accoppiata Monsanto-Bayer non coincidano nemmeno con gli interessi del popolo tedesco.

I tedeschi, è noto, sono grandi consumatori di birra. Ma oggi la birra – che viene prodotta con i cereali – contiene il glifosato. E questo non va giù al popolo tedesco, che è molto attento all’alimentazione.

Stesso discorso per la pasta. I tedeschi sanno che la pasta industriale è piena di glifosato. E sanno che è piena di glifosato perché questo diserbante – prodotto, come ricordato dalla Monsanto, oggi fusa con la Bayer – è diffuso nel mondo. Glifosato che viene utilizzato – è il caso delle aree fredde e umide del Canada – in modo improprio (QUI UN ARTICOLO).

Così, oggi, i tedeschi chiedono la birra e la pasta senza glifosato. E questo mette in grande difficoltà il Governo della signora Merkel, propugnatrice del CETA, un accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che prevede l’arrivo del grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide che contiene glifosato e, spesso, anche micotossine.

La rete – e soprattutto Facebook – sta creando un sacco di difficoltà alle multinazionali. Che stanno provando in tutti i modi a screditare la rete e, soprattutto, Facebook.

Prima hanno tirato in ballo la storia della Fake News, le notizie false. dando a tali notizie un’importanza eccessiva, chiedendo penalizzazioni di qua e di là.

Dopo le elezioni tedesche – e soprattutto dopo le elezioni italiane – le multinazionali sono molto preoccupate. Perché il sistema di controllo dell’Europa finto-Unita attraverso la corruzione culturale prima che politica del PSE – il ridicolo Partito Socialista Europeo che per fortuna sta scomparendo – sta franando.

Parlano i fatti. Non c’è Paese dell’Europa ‘presunto’ Unita dove i socialisti o socialdemocratici vincono. Perdono ovunque, perché per andare dietro a Partiti socialisti che hanno venduto l’anima alle multinazionali bisogna essere rincitrulliti.

E infatti, nei Partiti socialisti europei resiste solo una squallida burocrazia, mentre la gran parte degli elettori li abbandona.

Emblematici i casi di Germania e Italia.

I socialisti o socialdemocratici tedeschi, a furia di chinare la testa alle multinazionali, sono ridotti al 16%. Si sono anche inventati la settimana di 28 ore: ma l’elettorato tedesco ha capito che in questo provvedimento non c’è nulla di socialista, dal momento che i soldi per questo provvedimento la Germania li drena all’Italia con il gioco dei dei tassi e, soprattutto, alla Grecia.

I veri socialisti tedeschi provano nausea verso il partito socialdemocratico tedesco, verso la cancelliera Merkel e verso l’Europa dell’euro.

La stessa sorte è toccata a Renzi in Italia. Impossessatosi del PD con l’avallo dell’Unione Europea dell’euro, Renzi, alle elezioni politiche di qualche settimana fa, è stato pesantemente sconfitto. Con il Partito Democratico ridotto al 18% (due punti in più dei socialisti tedeschi, o presunti tali).

La cosa che fa impazzire i ‘capi’ delle multinazionali è che loro, pur mettendo in campo una caterva di soldi guadagnati ammazzando la gente, o avvelenandola con  prodotti agricoli e agro-industriali che, spesso, fanno letteralmente schifo, perdono consenso in America e in Europa.

Mentre i partiti ribattezzati con disprezzo “populisti” (peraltro utilizzando male il significato di questa parola, COME POTETE LEGGERE QUI), utilizzando solo la rete e con risorse finanziarie irrisorie vincono le elezioni!

E’ stato calcolato che il Movimento 5 Stelle spende 0,7 euro a voto: e il paradosso che ha fatto uscire dai gangheri i ‘capi’ delle multinazionali è che gli oltre 11 milioni di italiani che hanno votato per il Movimento 5 Stelle hanno contribuito quasi per intero al costo delle elezioni1

Il tutto mentre i vecchi partiti politici italiani pagano da 7 a 8 euro a voto che debbono recuperare o con i ‘rimborsi’ (una legge truffaldina che ha aggirato l’abolizione dei finanziamento pubblico ai partiti, o con altre forme non esattamente legali…

Così assistiamo agli attacchi delle multinazionali a Trump in America, con la ricerca di ‘scandali’. Solo che Trump si difende bene e, soprattutto, è benvoluto dal mondo economico USA perché, piaccia o no, con i dazi si sta ‘inchiappettando’ la Cina.

Non sapendo più cosa fare, le multinazionali hanno pensato di intraprendere una crociata antistorica contro la rete e, adesso, contro Facebook.

Non riuscendo a controllare la rete la vorrebbero limitare, se non eliminare. Ma la rete, oggi, è economia. Così le multinazionali si ritrovano nel bel mezzo di una contraddizione in termini.

La ‘Grande informazione italiana’ – sempre meno credibile e da sempre schierata con la vecchia politica e contro il Movimento 5 Stelle – cavalca la rabbia delle multinazionali.

La domanda è: dove vorrebbero arrivare? Bloccare Facebook perché utilizza i profili?

L’accusa mossa a Facebook offende milioni di persone, considerate alla stregua di burattini che Facebook orienterebbe verso questo o quel candidato. Una fesseria col botto: al limite i social possono spingere al consumo di un bene o di un servizio, ma il voto è espressione del libero convincimento di milioni di persone!

Da notare anche la malafede di questa campagna contro Facebook.

Prendiamo l’informazione televisiva italiana schierata quasi a senso unico contro il Movimento 5 Stelle. Prendiamo l’esempio della sindaca di Roma, Virginia Raggi, attaccata sempre, comunque e in ogni dunque.

Persino a Natale le Tv hanno trovato da ridire sull’albero di Natale montato dal Comune. “Spelacchio” di qua, “Spelacchio” di là. Ignorando che tutti i pini staccati dal loro habitat naturale per esigenza natalizie muoiono.

Ebbene, su questa storia hanno tirato tutte le vacanze di Natale.

poi succede che, a Palermo, vengono abbattuti più di mille alberi come ai tempi del ‘Sacco edilizio’ di Lima e Ciancimino. Ma siccome Palermo non è Roma e non è ‘prevista’ la denigrazione, silenzio su tutta la linea…

Chiudiamo con un esempio che dimostra di cosa sia invece capace la vera disinformazione internazionale, al cospetto della quale i profili di Facebook sono nulla.

Il già citato CETA non è ancora stato approvato dai Parlamenti dei 27 Paesi Europei. Appena hanno capito che tutti i Parlamenti dei 27 Paesi europei non avrebbero mai approvato il CETA – che è un trattato commerciale che danneggia le persone per favorire solo le multinazionali – la Commissione Europea, fregandosene del rispetto della democrazia, ha deciso di applicare il CETA! (COME POTETE LEGGERE QUI)

E’ un fatto gravissimo, del quale pochissimi danno notizia. In pratica, 500 milioni di cittadini europei stanno subendo gli effetti del CETA senza che nessuno li abbia avvertiti!

Il Parlamento Europeo non ha nulla da dire su quello che sta succedendo?  Come vedete, questa sì che è una porcata: eppure c’è il silenzio!

Le notizie sulle porcate del CETA le trovate sullo sulla rete. magari grazie a Facebook. Al quale, ma guarda che combinazione!, si tenta di mettere la mordacchia…

 

21 marzo 2018

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TimeSicilia


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