Ricordate il Dieselgate, ovvero lo scandalo Volkswagen? In America hanno pagato i risarcimenti, in Europa silenzio assoluto!

La storia è quella delle automobili Volkswagen che inquinano perché presentano problemi. La casa automobilistica tedesca avrebbe dovuto risarcire i consumatori. In effetti, negli Stati Uniti è in corso un risarcimento miliardario. In Europa, invece, almeno fino ad ora, nulla o quasi. La dimostrazione che la Germania, oggi, nell’Europa cosiddetta ‘unita’ – o presunta tale – fa quello che vuole. E in Italia?

LONDON, ENGLAND - SEPTEMBER 25: Used cars by German manufacturer Volkswagen are parked at a dealership in Battersea on September 25, 2015 in London, England. The Department for Transport's Vehicle Certification Agency, the UK's national approval authority for new road vehicles, has announced that it will re-run laboratory tests on engines and compare the results with emissions from on-the-road tests in the wake of the VW test-rigging scandal. The German car manufacturer has admitted selling vehicles in the US with diesel engines that could detect when they were being tested for emission, changing the vehicles performance accordingly in order to improve results. (Photo by Rob Stothard/Getty Images)

La storia è quella delle automobili Volkswagen che inquinano perché presentano problemi. La casa automobilistica tedesca avrebbe dovuto risarcire i consumatori. In effetti, negli Stati Uniti è in corso un risarcimento miliardario. In Europa, invece, almeno fino ad ora, nulla o quasi. La dimostrazione che la Germania, oggi, nell’Europa cosiddetta ‘unita’ – o presunta tale – fa quello che vuole. E in Italia?  

Dopo aver riempito le prime pagine dei media per alcuni mesi, pare che dello scandalo Dieselgate (la manomissione delle centraline di molti modelli di autovetture prodotte dal gruppo Volkswagen per superare i test di emissioni) i media non debbano (o non vogliano) più parlare.

Fuori dall’Europa le cose sono andate diversamente: in California la casa tedesca ha dovuto sottoscrivere un accordo e pagare ai clienti (e allo Stato americano) una sanzione multimiliardaria. In Canada pare che Volkswagen abbia accettato di pagare 4000 Euro di risarcimento a ognuno dei 105 mila clienti coinvolti nello scandalo delle emissioni truccate.

In Germania, a giugno la Federal Financial Supervisory Authority (l’equivalente della Consob in Germania) ha denunciato alla Procura di Braunschweig l’intero consiglio di amministrazione di Volkswagen che era in carica lo scorso settembre per il ritardo nella comunicazione agli investitori delle conseguenze finanziarie dello scandalo del Dieselgate.

E nel resto d’Europa? A livello comunitario, nonostante l’ammissione di colpa della casa automobilistica, è stato necessario aspettare lo scorso mese di settembre perché la responsabile europea per i consumatori, Vera Jourova, organizzasse alcuni incontri con gruppi di consumatori provenienti da diversi Paesi per valutare come far valere le ragioni dei clienti europei.

“Quello che manca davvero in Europa e che è invece presente negli Stati Uniti, è un cosiddetto meccanismo di compensazione dei consumatori, intesi come categoria unica. Questo prevede che i consumatori si associno tra loro per presentare una richiesta di risarcimento a una specifica compagnia”, ha detto Ursuula Pachl, vice-direttore dell’Ufficio europeo per i consumatori.

In Europa, per assurdo che possa sembrare, i consumatori da vittime potrebbero diventare colpevoli ed essere multati per non aver fatto causa alla Volkswagen: secondo quanto riportato dalla BBC, la Commissione Europea avrebbe avviato una procedura d’infrazione contro alcuni Paesi europei per non aver fatto causa alla casa automobilistica tedesca (Regno Unito, Germania, Spagna e Lussemburgo in primis e poi Repubblica Ceca, Lituania e Grecia ai quali la Commissione avrebbe chiesto spiegazioni sui motivi che li hanno indotti a non multare i produttori di auto che hanno violato i regolamenti).

“Il rispetto della legge riguarda soprattutto i produttori di auto – ha detto Elzbieta Bienkowska, commissario all’Industria – ma le autorità nazionali devono assicurarsi che i costruttori rispettino le regole”.

E in Italia? Qui la situazione è ancora peggiore (se possibile). A poco servirà anche aver avviato una campagna per la rimappatura della centralina “truccata”. I possessori di questi modelli sono già stati contattati, ma non è ancora ben chiaro cosa farà il gruppo tedesco per modificare i tanti modelli di autovetture incriminati senza alterarne le condizioni essenziali che avevano permesso l’omologazione con una certa classe di emissioni e con certe prestazioni.

L’unica azione legale avviata nelle scorse settimane (possibile che ci sia voluto oltre un anno per deciderla?) potrebbe essere quella dell’APDEF, l’Associazione Europea per la Difesa dei Diritti dei Consumatori per informare ed aiutare le vittime del Dieselgate, oltre 700.000 proprietari di auto in tutta Italia. Ma anche in questo caso, obiettivo principale sarà quello di salvaguardare i diritti dei consumatori, ovvero di quelli che hanno comprato un’auto che era diversa da quella che il costruttore aveva dichiarato.

E tutti gli altri? Che dire di tutti i cittadini che, per colpa di questa truffa planetaria hanno respirato aria più inquinata? Ad aver subito i danni, infatti, non sono solo i consumatori ovvero gli acquirenti delle autovetture vendute dalle concessionarie del gruppo automobilistico tedesco, ma tutti i cittadini costretti a respirare più particelle inquinanti di quanto dovrebbero (alcuni studi hanno addirittura cercato di stimare il numero di morti causati dalla megatruffa: chiamarla in altro modo non sarebbe corretto).

Per loro non ci sono state nemmeno scuse ufficiali da parte della Volkswagen.

Su quale sia la posizione della casa automobilistica tedesca nei confronti dei consumatori e dei cittadini in Italia e in Europa non sembra possano esserci dubbi: ha detto più volte di non avere alcuna intenzione di fornire ai clienti europei compensazioni simili a quelle riconosciute sul mercato statunitense dato che sa bene “che un rimborso danni di questo tipo schiaccerebbe Volkswagen”, come ha dichiarato l’amministratore delegato, Mathias Mueller al Die Welt, dopo l’accordo miliardario in California.

La verità è che, a distanza di molti mesi dallo scoppio del Dieselgate, sembra allontanarsi sempre di più la possibilità di un risarcimento per i consumatori e per i Paesi in cui le vetture hanno scaricato percentuali di sostanze inquinanti e dannose per la salute in misura molto maggiore a quanto previsto. Ad oggi sono pochissimi in Europa, ma soprattutto in Italia, i consumatori che hanno sporto denuncia nei confronti della casa tedesca. Così come, inspiegabilmente, non c’è stato un solo ente pubblico (amministrazione locale, Regione o Stato) che ha citato la Volkswagen (unica eccezione la sanzione “al massimo edittale di 5 milioni di “comminata dall’Antitrust alle società Volkswagen AG e Volkswagen Group Italia S.p.A., per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta”).

In Europa, come ha affermato la portavoce della commissaria UE al mercato interno, Elzbieta Bienkowska, la Commissione “in molte occasioni ha indicato da tempo che bisogna trattare i consumatori europei come quelli Usa” e che questo sarebbe “il miglior modo di procedere”. Ma l’Europa e l’Italia non sono gli USA. E alle buone promesse non sono seguiti i fatti, né a Bruxelles (“non spetta alla Commissione, ma a Volkswagen presentare delle soluzioni”, ha detto la Bienkowska), né a Roma, dove nessuno ha avuto il coraggio di sfidare il colosso germanico.

E mentre in quasi tutti i Paesi del mondo si sta ancora decidendo cosa fare per limitare i danni del Dieselgate (forse per la Volkswagen, mica per i cittadini!), nessuno ha avuto il coraggio di parlare di un altro “caso”, riguardante non solo le vetture tedesche, ma tutte le autovetture moderne, anzi il modo stesso in cui sono costruite: secondo i risultati di una ricerca condotta da Legambiente, il FAP, il Filtro Antiparticolato, da molti anni obbligatorio su tutte le vetture omologate in Europa (con conseguenti costi per la popolazione che ha dovuto acquistare nuove vetture e con grande gioia delle case automobilistiche), sarebbe responsabile di emissioni di microparticelle e polveri finissime. Sostanze che l’organismo umano assimila rapidamente negli alveoli polmonari e che provocano danni gravissimi alla salute e in alcuni casi anche la morte…

 

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