Ricordi, Palermo?/ La pedofilia scoperta venti anni fa all’Albergheria. Perché è importante ricordare
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Ricordi, Palermo?/ La pedofilia scoperta venti anni fa all’Albergheria. Perché è importante ricordare


Giulio Ambrosetti

E’ importante ricordare perché, come dice Nino Rocca – che a Palermo, da sempre, è accanto agli ultimi – c’è il dubbio che, da allora ad oggi, nella “Città cannibale” sia cambiato poco. Un convegno celebrato nei giorni scorsi ha ricordato i quarant’anni del Centro Impastato. Ma anche gli anni roventi del San Saverio e del Santa Chiara: ed è proprio nel Centro di Santa Chiara che due sacerdoti mettono a nudo i vizi di una certa borghesia panormita: don Meli e don Dominici. Una storia ancora tutta da scrivere 

Gli anni ’80 e gli anni ’90 del secolo passato a Palermo. Il Centro Impastato, le esperienze del San Saverio e del Santa Chiara. Umberto Santino e il suo rigore negli studi sulla mafia. Padre Cosimo Scordato e il suo impegno costante verso gli ultimi. Padre La Rosa, Nino Rocca, Donatella Natoli e tanti altri protagonisti di una stagione di rinascita di una parte del Centro storico di Palermo: l’Albergheria e Ballarò. Una stagione agrodolce: per certi versi esaltante, per altri versi un po’ meno, se è vero che è stata funestata, a metà degli anni ’90, dall’inquietante scoperta della pedofilia: ‘festini’, filmini e connivenze altolocate mai scoperte. Vizi e soldi a palate per soddisfare i capricci di una organizzata banda di pedofili. Una pagina nera di Palermo che rimane ancora oggi avvolta dalle nebbie.

A rievocare quegli anni è andato un interessante convegno organizzato a Palermo per ricordare i quarant’anni del Centro Impastato (un Centro di documentazione dedicato a Giuseppe ‘Peppino’ Impastato, il giovane dirigente della sinistra ammazzato dai mafiosi nel maggio del 1978).

L’occasione per ricordare una importante stagione venti anni dopo. A moderare i lavori del convegno è stato chiamato Umberto Santino, presidente del Centro Impastato.

Tanti i protagonisti che hanno fornito un proprio contributo per ricordare quegli anni. A cominciare da padre Cosimo Scordato, che nel quartiere Albergheria-Ballarò ne ha viste, in tanti anni, di cotte e di crude. Racconta, padre Cosimo, di un bambino che vendeva sigarette di contrabbando. E che diceva:

“Chi sta dietro di me rischia di più”.

Infatti: cosa avrebbero dovuto fare gli esponenti delle Forze dell’ordine una volta scoperta la vendita di sigarette di contrabbando? Sequestrare la merce e basta. Non potevano certo arrestare i bambini!

Tutte le testimonianze che abbiamo ascoltato seguendo questo convegno sono importanti. Due di queste testimonianze le abbiamo riportate a parte, in due articoli che trovate sempre su questo giornale on line. Sono quelle di don Baldassare Meli, che è stato in quegli anni il direttore del Centro di Santa Chiara, e quella di Nino Rocca, che è, da sempre, in prima fila, a Palermo, nella tutela dei più deboli.

QUI POTETE LEGGERE LA TESTIMONIANZA DI DON BALDASSARE MELI.

QUI POTETE LEGGERE LA TESTIMONIANZA DI NINO ROCCA.

Si era nella seconda metà degli anni ’90. Erano anni di cocaina a fiumi, di vezzi e di vizi. Alla Regione governava il centrodestra, con la preponderanza di Forza Italia. Al Comune di Palermo governava Leoluca Orlando.

La storia – non della pedofilia in una parte del Centro storico di Palermo – ma di due sacerdoti e di un pugno di volontari che mettono a nudo un dramma che altri non riuscivano (o non volevano?) vedere si snoda tra il 1996 e il 2003. Dopo polemiche a mai finire tutto viene messo a tacere. Ci sono stati i processi. E le condanne. Ma della borghesia cittadina coinvolta in questa storia non si è saputo nulla.

Quella che negli anni ’90 veniva chiamata “La città cannibale” ha ‘inghiottito’ anche questa storia.

Ancora oggi, a Ballarò e all’Albergheria, chi sta a contatto con il quartiere sono i sacerdoti. Qui di istituzioni se ne vedono poche. Tranne – come in questi giorni – quando si avvicinano le elezioni. Allora i politici si fanno vivi. Non con le promesse, perché da queste parti si va sul concreto. Insomma, clientelismo e altro.

Padre Enzo Volpe, che oggi lavora al Centro di Santa Chiara, intervenendo al convegno ha dipinto un quadro a tinte fosche. Ci sono i ragazzi di quindici anni che si drogano, ha detto. E non c’è la volontà, da parte delle istituzioni, di recuperare il il mercato storico di Ballarò.

Le parole di Padre Volpe, a proposito del mercato di Ballarò, non hanno destato in noi stupore. La lunga stagione di Leoluca Orlando negli anni ’90, poi dieci anni di centrodestra con Diego Cammarata, e dal 2012 ad oggi ancora con Orlando sulla plancia di comando del Comune di Palermo hanno fatto scomparire il mercato storico della Vucciria.

Tutto è avvenuto nel silenzio generale. Ancora aspettiamo che la RAI o le TV di Berlusconi raccontino all’universo mondo come hanno fatto gli amministratori comunali – ribadiamo: nel silenzio generale – a ‘mangiarsi’ il mercato storico della Vucciria, immortalato da Renato Guttuso in un’opera che, oggi, è una testimonianza non del presente, ma del passato.

La stessa fine della Vucciria – così ha lasciato intendere Padre Volpe – rischia di fare il mercato storico di Ballarò.

Gli altri scenari descritti da questo sacerdote di prima linea sono la dispersione scolastica, che è elevata, e il razzismo che monta, alimentato da un Governo nazionale di centrosinistra che, con il Ministro degli Interni, Marco Minniti, mostra i muscoli, nella speranza di non far perdere troppi voti al PD, dopo gli anni del grande affare dei centri dei migranti gestiti dalle ‘cooperative’…

“L’attuale Governo del nostro Paese è razzista e il Ministro Minniti svolge male il proprio lavoro”, ha detto Padre Volpe.

Ultima ‘zumata’ su nigeriani e gambiani, molto presenti in questo quartiere. Non sempre la convivenza è pacifica, come ha dimostrato una rissa andata in scena lo scorso aprile. fatti di cronaca che andrebbero approfonditi.

Donatella Natoli ha ricordato la nascita dei distretti socio sanitari. E un assessore regionale socialista degli anni ’80 del secolo passato, Aldino Sardo Infirri. Importante il passaggio sul cambiamento delle donne avvenuto all’Albergheria e a Ballarò. Emancipazione, certo. Anche se oggi c’è il rischio di tornare indietro pure su questo fronte.

Finalmente abbiamo capito di chi è la responsabilità della chiusura della Biblioteca delle Balate, esperienza molto importante in questo quartiere.

“La Curia arcivescovile di Palermo – ci ha detto Nino Rocca – ha richiesto i locali dell’ex chiesa delle Balate. Abbiamo più volte provato a far presente all’Arcivescovo, Corrado Lorefice, l’importanza di questa biblioteca. Ma non c’è stato nulla da fare”.

Ennesima manifestazione della ‘vicinanza’ della Chiesa di Palermo per gli ultimi (del resto, andando a fare passerella con le ‘autorità’ – da Sergio Mattarella a Leoluca Orlando – poi è normale che si perdano di vista gli ultimi che, comunque, saranno i primi, non certo a Palermo, ma quando sarà…).

Molto forti le testimonianze di due donne, Ninetta Sammarco e Veronica Giacchi.

Ninetta Sammarco è stata per un decennio collaboratrice di don Meli e di don Dominici (il sacerdote che ha scoperto che i bambini venivano violentati durante le feste pedofile (ne parla don Meli nell’articolo che potete leggere in altra parte del giornale).

“Ricordo – ha detto Ninetta Sammarco – il modo vergognoso con il quale è stato trattato don Meli. Che tristezza! Dopo don Meli è arrivato don Gianni Giammona. Ricordo che ci chiamò tutti (cioè tutti quelli che collaboravano con don Meli ndr). E ci disse: ‘Sappiate che qui le cose sono cambiate. Di pedofilia non si deve più parlare’. Insomma, la normalizzazione”.

“Ma io ho la testa dura – ha ricordato ancora Ninella Sammarco -. E ho continuato il mio lavoro come prima. Le minacce alla mia persona non si contavano più. Per due volte hanno tagliato i copertoni della mia automobile. Mi sono rivolta alle autorità. Tutto inutile. Una sera mi hanno aggredita davanti la porta di casa. Mi ha salvato Nino Rocca”.

“Te ne devi andare da qui”, mi dicevano. “Una mattina – racconta – hanno svuotato la stanza del Santa Chiara dove per tanti anni avevo lavorato. Hanno portato tutto giù e hanno appiccato il fuoco. Dicevano: ‘Stiamo bruciando l’immondizia di don Meli’. Una vergogna”.

Ninetta Sammarco è scoppiata in lacrime quando ha ricordato l’incontro con un sacerdote.

“Mi ha fatto delle avances – ha ricordato -. Ma vi rendete conto? Mi ha detto: ‘Se ci stati io posso metterci la buona parola’. Sono dei porci. Per questo don Meli è andato via”.

“Don Meli ha aperto una porta – ha ricordato Veronica Giacchi – ma le autorità si sono rifiutate di andare fino in fondo”.

E’ l’anno 2003. Veronica Giacchi sta per laurearsi in Medicina. Fa volontariato con don Meli. L’estate di quell’anno accompagna i bambini in un campo estivo a Terrasini.

“Facevo l’animatrice – ricorda -. Stavo a contatto con i bambini giorno e notte. Si è creato un rapporto bello e forte. Mi raccontavano tutto. Tutto. I bambini venivano portati in queste feste di notte dove erano presenti persone importanti. Alta borghesia. Da quello che mi hanno raccontato ho capito che i bambini venivano sedati. Poi li stupravano. E qualche volta li frustavano”.

“Ricordo che un bambino – dice ancora Veronica Giacchi, che oggi fa il medico – aveva i segni delle frustate. Negava l’evidenza. Ma era chiaro che era stato frustato. Ho raccontato tutto alle autorità. Ma non sono mai stata contattata”.

“Quando siamo tornati dal campo estivo di Terrasini – ricorda sempre la dottoressa Giacchi – i bambini, quei bambini che si erano confidati con me durante la vacanza, sono scomparsi. Mai più visti all’oratorio. Cosa penso oggi di tutta questa storia? Penso che non è finita”.

Che poi è quello che pensa anche Nino Rocca: “Niente più pedofilia nel Centro storico di Palermo? Non ci credo proprio. La storia è stata messa a tacere. E’ una storia che coinvolgeva alcuni dei rappresentanti della borghesia di Palermo. Che, in questa storia, sono rimasti nell’ombra. A mio avviso non è cambiato nulla”.

Foto tratta da palermo.for91days.com

 

 

 

 

 

 

2 ottobre 2017

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GiulioAmbrosetti


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