Ricordi, Palermo?/ Pedofilia a Ballarò venti anni dopo. Don Meli: “Il fenomeno è stato debellato?
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Ricordi, Palermo?/ Pedofilia a Ballarò venti anni dopo. Don Meli: “Il fenomeno è stato debellato?


Time Sicilia

Non è una domanda retorica. Perché, ancora oggi, sono tanti, in questa bruttissima storia, gli interrogativi senza risposta. E Pazienza se una certa Palermo non ha mai apprezzato i fari puntati sulla pedofilia. Un protagonista di quegli anni, don Baldassare Meli, ricorda i suoi diciassette anni passati all’Oratorio di Santa Chiara. E dice che…

di don Baldassare Meli

Quando il 12 Settembre 1986 sono arrivato a Santa Chiara come aiutante di don Ninì Scucces era ancora vivissimo il ricordo di don Rocco Rindone, che aveva speso 10 anni della sua vita nel tentativo di dare vitalità e dignità al quartiere facendosi paladino della lotta per la casa e per il lavoro delle famiglie più disagiate.

Quasi subito ho dovuto fare i conti con seri problemi. A metà Dicembre di quell’anno fecero irruzione all’Oratorio un gruppo di ragazzi e di giovani difficili del quartiere che, in collaborazione con alcuni ragazzi del Capo, con gesti violenti e di puro teppismo, crearono un tale clima di terrore da indurre i ragazzi più bravi ad allontanarsi dall’Oratorio. Io stesso per ben sette volte sono stato oggetto di violenza fisica da parte di qualcuno di loro.

Il clima si è calmato in qualche modo quando, nel Maggio dell’anno successivo, un sedicente collaboratore, a nostra insaputa, ha coinvolto qualche personaggio del quartiere che si è premurato di dire una ‘parolina’ all’orecchio di quei teppisti. Questi, di conseguenza, si sono volatilizzati. Con caparbietà e tanta fiducia nella Provvidenza abbiamo ripreso la normale attività dell’Oratorio e abbiamo continuato a porre attenzione alle non poche famiglie disagiate che con frequenza venivano a bussare alle nostre porte.

Ricorrendo il centenario della morte di don Bosco, nel 1988, i Salesiani di Sicilia hanno voluto lanciare una attività nuova e significativa: si voleva aprire a Viagrande (Ct) una casa per accogliere e ridare un senso alla vita di tanti giovani schiavi della droga. Don Ninì, che già vi operava in collegamento con le Comunità di don Pierino Gelmini, ha dato la sua disponibilità.

Così nel Settembre del 1987 come Direttore egli venne sostituito da don Giuseppe Falzone, che diede inizio all’attività in favore degli immigrati. Dietro la profetica spinta del Prof. Serafino Mansueto, splendidamente collaborato da un gruppo di medici e specializzandi, e dopo che, con il sostegno del Comune di Palermo, si è effettuata la ristrutturazione di alcune stanze del Centro, il 30 Aprile 1988 (al mese della morte di don Rocco Rindone) si è dato il via al Poliambulatorio per gli immigrati in convenzione con l’Università di Palermo.

Fu l’inizio di una attività che è diventata sempre più consistente e significativa per Palermo. Sentendosi fraternamente accolti, gli immigrati man mano hanno fatto richiesta di altri servizi. Così, tra servizi diurni ed accoglienza notturna, iniziata nel Novembre del 1990, centinaia di immigrati provenienti da oltre 40 Paesi diversi ogni giorno frequentavano il nostro Centro per tentare di ricevere aiuto per ricerca di lavoro, per la custodia dei documenti o di altri beni corsi di lingua italiana, ecc.

Con la partenza di don Falzone, nel Settembre del 1988, il Superiore di Sicilia ha chiesto a me di farmi carico del servizio di Direttore del Centro.

Naturalmente per portare avanti tutte le attività per gli immigrati e dell’Oratorio abbiamo avuto il prezioso contributo degli obiettori di coscienza e di una schiera di volontari desiderosi di mettersi in gioco in favore dei più disagiati.

Per me e per la piccola comunità salesiana di Santa Chiara l’attività in favore degli immigrati è stata estremamente arricchente dal punto di vista umano, sociale, culturale e religioso. Riconoscendo la portata e la validità del nostro servizio in favore degli immigrati nel Gennaio del 1996 il sindaco Leoluca Orlando mi ha conferito la consulenza delle problematiche della immigrazione.

La mia permanenza a Santa Chiara ha avuto una svolta radicale nel Marzo dello stesso anno. Il mio confratello, don Roberto Dominici, che spendeva la sua vita per i bambini e i ragazzi dell’Oratorio dei quali si prendeva amorosa cura sette giorni alla settimana nella organizzazione di una miriade di attività, si rese conto che qualcosa non quadrava. Si accorse che alcuni di loro erano particolarmente nervosi. Inoltre notò che alcuni si scambiavano pesanti epiteti. Poi vide che, diversamente dal passato, alcuni di loro con una certa facilità maneggiavano soldi.

Incominciò a preoccuparsene seriamente. Vista la grande familiarità che intercorreva con loro incominciò a chiedere spiegazioni di questi atteggiamenti. Dalle risposte di alcuni capì che altri, tanti altri bambini stavano vivendo seri problemi. Man mano che parlava con i singoli gli si presentava un quadro sconvolgente. L’Oratorio quotidianamente era frequentato da circa 80 bambini e ragazzi dai 4 ai 14 anni. In questo clima di piena confidenza e fiducia ascoltò racconti terribili. Tanti di loro erano vittime di abusi.

I bambini avevano estremo bisogno di raccontare ciò che subivano e citavano anche i luoghi dove venivano portati per essere oggetto di indicibili torture. Dinanzi a questo mare di melma non potevamo rimanere inerti. Ci siamo confrontati con l’allora Parroco di San Nicolò all’Albergheria, il Gesuita Padre Angelo La Rosa. Abbiamo deciso di recarci insieme a parlarne con la Dirigente del vicino Commissariato di Polizia. Siamo stati accolti quasi come dei visionari. Ma man mano che don Dominici proseguiva nel racconto di ciò che aveva sentito dai bambini, dalla iniziale incredulità la Dirigente passava al coinvolgimento e all’interessamento.

Logicamente ne ha parlato con i suoi superiori e così sono passati alla programmazione di attente e delicate indagini cercando di coinvolgere i bambini. Dei giovani poliziotti si sono presentati all’Oratorio spacciandosi per semplici volontari. Ben presto i bambini hanno capito con chi avevano a che fare, ma era troppo urgente il bisogno di essere liberati da quel genere di schiavitù e quindi hanno incominciato a collaborare splendidamente con l’avvertenza di non far capire nulla ai familiari.

Dopo circa tre mesi di indagini l’azione fulminea della Questura. Approfittando del fatto che per il 28 Giugno avevamo programmato con i bambini la prima gita a mare, presupponendo che essi si sarebbero alzati presto, alle ore 6,30 del mattino 52 bambini sono stati prelevati da casa e portati in tre posti diversi per essere interrogati dalle equipes di specialisti (magistrato, assistente sociale, psicologo e poliziotto).
Si gridò allo scandalo quasi che si fosse creato un trauma ai bambini. Ma il desiderio di uscire dal tunnel, l’accoglienza riservata loro (giochi, colazione, gelati ecc.) in essi non creò alcun trauma. (Qualcuno di loro più volte è andato in commissariato per andare a trovare gli amici poliziotti!) Così i bambini ebbero modo di esporre serenamente i loro racconti. Risultato: alla sera 9 persone furono arrestate. Altre due qualche giorno dopo.

Piovvero critiche feroci sulla modalità dell’intervento della Questura e soprattutto sull’operato di don Roberto Dominici. Anche alcuni operatori del Centro San Saverio non hanno condiviso il nostro operato. Ancora oggi mi domando: come mai né Questura, né Assistenti Sociali del Comune, né operatori del Centro San Saverio si erano accorti di nulla? Senza l’operato di don Dominici sarebbe venuto a galla il tremendo fenomeno?

Nel processo iniziato nel Maggio del 1997 dei 52 bambini ascoltati ben 38 furono considerati vittime di abusi. I giudici hanno ritenuto che ci fosse una vera organizzazione a delinquere (c’era chi adescava i bambini, chi li conduceva in determinati luoghi, chi abusava, chi filmava o fotografava, chi vendeva le cassette, in casa o al mercato di Ballarò…).

E i familiari erano del tutto ignari? Perché si sono schierati dalla parte di coloro che sono stati ritenuti autori di queste nefandezze e si sono messi contro di noi accusandoci di essere noi responsabili di tutto?

Vi cito un fatto. Gli organizzatori della festa di quartiere a Settembre hanno dedicato una coppa (quasi fosse un martire della fissazione dei preti di Santa Chiara!) ad uno degli arrestati che al processo di primo grado sarebbe stato condannato a 19 anni!

(Sembra addirittura che qualcuno ci abbia querelato, tanto che la Questura ha dovuto fare indagini su di me e su don Dominici!).

Altra domanda alla quale non abbiamo mai ottenuto risposta alla seguente domanda: coloro che sono stati arrestati e poi condannati hanno agito di loro iniziativa o alle loro spalle c’era una regia occulta (su cui non si sono volute fare indagini)?
Mentre era in corso il processo contro gli undici arrestati noi facevamo pressione perché si continuasse a stare all’erta, perché notavamo che alcuni bambini continuavano a mostrare un certo disagio. Probabilmente per il grande desiderio di salvaguardare i bambini ci siamo mossi un po’ troppo per cui siamo stati accusati di intralciare le nuove indagini che si effettuando.

Non ottenendo risposte alle nostre sollecitazioni, don Dominici alla fine del 1999 si è fatto carico dell’onere di preparare un corposo dossier. Lo abbiamo fatto pervenire a Sindaco, Prefetto, Questore, Presidente della Regione, Ministro per le problematiche Sociali, Presidente della Repubblica, e per conoscenza al Cardinale De Giorgi. Risultato: silenzio profondo!

Il giorno 8 Maggio del 2000 i Magistrati, con la presenza di Polizia, Psicologi e Assistenti Sociali, hanno voluto ascoltare 20 bambini. La stessa sera, stranamente, si è diffusa la notizia che nei giorni successivi sarebbero stati ascoltati altri 60 bambini. Naturalmente ormai le bocche erano ben cucite. Tanto che i bambini sono stati ascoltati due o tre volte; qualcuno è stato sottoposto anche a visita medica.

Dopo oltre un mese da quando i bambini erano stati ascoltati ecco un secondo clamoroso intervento della Questura. Il 15 Giugno vennero arrestate 7 persone (a loro volta condannate nei tre gradi del processo). Anche questa volta si sono verificate, a diverso livello, forti contestazioni nei confronti della Questura e, soprattutto, contro i due Salesiani… ‘sbirri’.

I rapporti dei Salesiani con le famiglie del quartiere sono diventati più complessi. Alcuni bambini continuarono a frequentare l’Oratorio, ma le loro mamme se ne stavano all’ingresso. Dovevano controllare: avremmo avuto l’ardire di parlare ancora con i loro figli?

Nel Settembre del 2002 don Dominici venne trasferito e fu sostituito da un giovane confratello che probabilmente aveva ricevuto il mandato di invertire la rotta e così arrivare alla riappacificazione tra Santa Chiara e le famiglie del quartiere. Ma per fare ciò probabilmente era necessario far perdere autorevolezza al Direttore pro tempore, per il quale, intanto, era maturato il tempo del trasferimento ad altra sede.

Così, nell’estate del 2003, per tanti ragazzi, che avevo visto crescere e per i quali avevamo speso tante energie, io sono diventato il cornuto della situazione e dovevo andarmene umiliato.

Al di là della mia personale sofferenza (che ho accettato e sublimato) mi ha turbato il fatto che a Santa Chiara non si dovesse più parlare del problema delle violenze sui bambini. Ci si doveva limitare a fare attività di prevenzione tramite le azioni di promozione sociale aiutando i bambini culturalmente (con il doposcuola) socialmente (con attività ludiche e sportive) e religiosamente; quasi che noi, in passato, le avessimo trascurate!

Ciò che avveniva fuori dalle mura di Santa Chiara doveva interessare relativamente i confratelli della casa salesiana. Anche se, a mio giudizio, avrebbero dovuto interessarsi, visto che dopo la mia partenza (perché con me presente non fu possibile!) la Parrocchia di San Nicolò all’Albergheria è stata affidata ai Salesiani di Santa Chiara. Al di là ancora della scelta strategica dei miei confratelli (che non tocca a me giudicare e che voglio rispettare), a distanza di 14 anni, mi pongo dei quesiti:
1. Il fenomeno delle violenze sui minori è stato definitivamente debellato?
2. Coloro che in quegli anni sono stati giudicati vittime di abusi sono stati adeguatamente seguiti e ‘curati’ per evitare che da vittime si trasformino in carnefici?
3. Come mai le famiglie si sono rifiutate di costituirsi parte civile nei processi?
4. Esiste un osservatorio cittadino che possa costantemente
monitorare il territorio?

2 ottobre 2017

Autore

TimeSicilia


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