Rinuncia ai contenziosi con lo Stato: manca solo il via libera della Giunta

Per la seconda volta in due anni, Crocetta regala i soldi dei siciliani a Roma. Mentre la Regione è ridotta alla fame. Ma la vicenda presenta molti punti oscuri, a partire dal mancato parere dell’Ufficio Legale della Regione e dall’assenza in Commissione Bilancio del dirigente di questo ufficio. Cosa si teme? Forse il rischio di esserne chiamati a risponderne nelle sedi competenti? di Antonella Sferrazza

di Antonella Sferrazza

Ci risiamo. Per la seconda volta in due anni, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha firmato un patto con il Governo nazionale che impegna la Sicilia a rinunciare agli effetti favorevoli delle sentenze della Corte Costituzionale nell’ambito dei contenziosi con lo Stato in materia di tributi o di leggi finanziarie di dubbia applicazione nella nostra Regione.

La prima volta risale al Giugno del 2014. Allora il governatore siciliano si impegnò ad ignorare i  pronunciamenti della Suprema Corte per tre anni. La scadenza è vicina (20014-2015-2016), quindi ecco il nuovo accordo – firmato lo scorso Giugno- che abbraccia i contenziosi presentati entro il 31 Dicembre 2015 e che aspetta solo il via libera della Giunta.

Quanti sono e soprattutto quali sono? Il mistero regna assoluto, tanto che in Commissione Bilancio dell’Ars, il deputato del M5Stelle, Sergio Tancredi ha chiesto un elenco preciso all’Ufficio Legale della Regione.  Per l’accordo firmato nel 2014, secondo le stime di alcuni analisti e di alcuni gruppi parlamentari, la Sicilia ha detto addio a circa 5 miliardi di euro. Cifra negata dal governo regionale che la riduce a meno di un miliardo di euro. Pure se la verità si trovasse nel mezzo, va da sé che si tratta di soldi scippati ad una Sicilia che registra mille emergenze finanziarie (e non solo) e che vede i suoi Comuni sull’orlo del default.

Quest’ultima rinuncia quanto costerà ai Siciliani? Vale quanto detto sopra: fossero pure poche migliaia di euro, di certo la Sicilia non potrebbe permettersi tanta generosità nei confronti di Roma.

Cosa ha spinto il governatore Crocetta ad imporre questi sacrifici ai Siciliani? Pare ovvio che la sua priorità è quella di compiacere il Governo nazionale. Non solo la sua. Se è a lui a firmare, a tirare le fila resta sempre il PD ( siciliano e romano). Mentre il regista è sempre lui: Alessandro Baccei, l’assessore regionale all’Economia inviato dalla Capitale e che da quando è in Sicilia ha sempre reso chiarissimo chi sia il suo datore di lavoro.

Ma non sarebbe corretto dare tutta la colpa a Crocetta e Baccei, quindi al PD. Perché ad avallare questa seconda rinuncia ai contenziosi è stata l’Assemblea Regionale Siciliana con 43 voti a favore (PD-UDC-NCD-PSI e frattaglie varie vicine alla maggioranza come Sicilia democratica e Patto per le riforme, qui tutti i nomi).

La rinuncia , infatti, è contenuta in un più ampio accordo con lo Stato (che, in buona sostanza, annulla i diritti della Sicilia a riscuotere i propri tributi come previsto dallo Statuto) a sua volta inserito, con una forzatura non da poco, nella legge sulle Variazioni di bilancio.  Che non potrebbe contenere norme estranee alla materia e di certo non potrebbe modificare previsioni statutarie (per le quali è necessaria una legge costituzionale).

Ma, tant’è.  Tutti premurosi nei confronti di Roma. Nonostante l’ennesimo monito della Corte dei Conti che è tornata a ribadire che “lo Stato stressa i conti della Sicilia”, che ha invocato ancora “lealtà da parte dello Stato” e nonostante sia ormai ufficiale che se lo Statuto venisse applicato, alla Sicilia spetterebbero 7 miliardi di euro in più di tributi all’anno (lo ha confessato lo stesso Baccei all’Espresso), le esigenze di cassa romaae vengono prima di tutto,

C’è da dire che su quest’ultimo accordo la partita non è chiusa.  Perché se è vero che anche il Governo nazionale l’ha approvato con il dl sugli enti locali (e proprio basandosi sul sì del Parlamento siciliano, questi i nomi dei deputati eletti in Sicilia che lo hanno approvato) è anche vero che qualcosa non quadra. Non solo per tutti dubbi di costituzionalità sollevati da docenti universitari (come il professor Massimo Costa) e avvocato (Gaetano Armao e Antonio Piraino) e per le innumerevoli critiche dell’opposizione, ma anche perché manca il sigillo dell’Ufficio legale della Regione, unico soggetto in grado di valutare gli effetti giuridici dell’accordo.

E qui si presentano altri misteri. Sempre su iniziativa di Tancredi, la Commissione Bilancio dell’Ars aveva convocato il dirigente di quell’ufficio, Romeo Palma.  Che non si è presentato. Assenza casuale? Non sembrerebbe poiché il dirigente non ha chiesto un rinvio, ha semplicemente negato la sua disponibilità. Al suo posto si è presentata Baeatrice Fiandaca, avvocato dello stesso ufficio. Per inciso in Commissione vengono solitamente auditi solo i dirigenti. In ogni caso, pur non rispondendo a tutte le domande, l’avvocatessa non ha esitato ad affermare che al loro ufficio non era mai pervenuta una richiesta di parere.

Cosa davvero sorprendente trattandosi di un accordo che stravolge lo Statuto, oltre ad avere pesanti effetti finanziari sui quali, con ogni probabilità, interverrà la Corte dei Conti (“non vdeo perché non dovrebbe farlo” ha detto Fiandaca).

L’assenza di Romeo e le poche -anche se significative- parole della sua sostituta fanno pensare che su questo accordo non mancano dubbi di tutti i tipi.

L’avvocatessa ha anche precisato che si stanno predisponendo gli atti da sottoporre alla Giunta che dovrà dare il via libera definitivo alla rinuncia ai contenziosi. Arriverà? A giudicare dal loro pregresso, certamente. A meno che i dubbi che possano essere chiamati a risponderne dinnanzi alle autorità competenti non stiano attraversando anche le loro teste.

In caso contrario, pazienza se la Sicilia è ridotta alla fame. Roma val bene una messa.