Salvatore ‘Totò’ Petrotto e la sua guerra contro la triade Montante-Crocetta-Lumia
Economia, In Evidenza, Primo Piano

Salvatore ‘Totò’ Petrotto e la sua guerra contro la triade Montante-Crocetta-Lumia


Time Sicilia

Questo articolo è la testimonianza di un uomo che, negli anni in cui i vari Antonello Montante, Rosario Crocetta e Giuseppe Lumia controllavano la Sicilia (insieme con altri soggetti molto potenti, dal Ministro Angelino Alfano a Giuseppe Catanzaro da Siculiana, oggi numero uno di Confindustria Sicilia, più Prefetti e altri uomini dello Stato), è andato controcorrente (non era  da solo in verità: ma questo è un altro tema). E oggi… 

di Salvatore Petrotto

Cosa vuol dire essere un profeta di sventura in una delle ultime città del nostro ‘basso impero’? Sin dagli anni Settanta del Novecento, da semplice pubblicista, poi regolarmente iscritto all’Albo dei Giornalisti, ho collaborato con il quotidiano La Sicilia, alcune tv e giornali locali; mentre negli ultimi anni ho scritto per una miriade di giornali on-line, dimostrando, sempre carte alla mano che, nella terra di Pirandello, il mondo gira al contrario.

L’argomento principe per eccellenza di cui mi sono sempre occupato, non solo da docente di Italiano, Storia, Filosofia e Pedagogia, ma anche quando sono stato per 13 anni sindaco del paese di Leonardo Sciascia, è stato sempre lo stesso. Ho cercato di svelare cos’è la mafia, quella vera, quella che si avvale del fattivo contributo di alcuni servitori dello Stato corrotti, per fare affari sporchi ed illeciti di qualsiasi genere.

Ho sempre parlato e scritto di quella mafia che sceglie chi deve fare cosa, qualsiasi cosa, a qualsiasi costo!

Si tratti pure di strade ed autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, aree industriali, acqua, rifiuti, energia, banche, concorsi ed incarichi pubblici, specie nell’Agrigentino, ci sono sempre stati in agguato qualche potente ministro di turno, alcuni parlamentari, qualche sindaco, funzionari pubblici, un industriale che conta, alcuni sedicenti giornalisti ed avvocati, un prefetto od un magistrato.

Ciascuno a suo modo, e per il ruolo che ricopre, è riuscito ad infangare, coprire ed insabbiare, per favorire alcuni ben individuati amici, od amici degli amici che si spartiscono le miliardarie torte impastate e sfornate per l’occasione, per ogni occasione. Difendere gli interessi della collettività che ho rappresentato per 13 anni, nella qualità di sindaco di Racalmuto, od ancora svelare i retroscena di un potere politico-affaristico e mafioso, bene incuneato nei gangli dello Stato è inutile dirlo, mi è costato caro, anzi carissimo! E lo sa bene chi mi conosce.

Ci hanno provato a fermarmi in tutti i modi, anche attraverso una interminabile serie di querele intimidatorie, da me subite da 30 anni a questa parte.

Querele che si sono ritorte tutte quante contro decine di ‘mariuoli’ che amo da sempre definire ‘assassini dei beni comuni’ o, se preferite ‘ladri di futuro’, da me sempre pubblicamente denunciati, prima che la Magistratura facesse il suo corso, condannandoli per i gravi reati da loro commessi contro la Pubblica Amministrazione.

Ho avuto il torto di anticipare i tempi, di essere forse una sentinella a guardia dello Stato di Diritto? O sono forse più semplicemente un malato immaginario, in preda ad un’ossessiva e compulsiva voglia di affermare quella giustizia sociale, da sempre negata in questo nostro ultimissimo lembo d’Italia?

Un Procuratore della Repubblica, Luigi Patronaggio, ed un Tribunale, quello di Agrigento, ma anche a Caltanissetta stanno cercando di capire, forse per la prima volta, il perché da queste parti corruzione ed anticorruzione, mafia ed antimafia si confondono, si mescolano tra di loro, sino a produrre prefetti e ministri della Repubblica, parlamentari, sindaci, funzionari pubblici, avvocati, professionisti ed imprenditori i quali, oltre che per interesse, forse un po’ per vocazione, amano recitare a soggetto. Si potrebbe tranquillamente concludere che il film che stiamo vivendo è sempre quello: ‘Il giorno della Civetta’.

La scena attuale affollata dai soliti personaggi, non mancano i killer alla Zecchinetta o i Don Mariani che nascondono le armi e le prove; ci sono pure i parrineddri che, è più forte di loro, una volta tradiscono la mafia ed un’altra volta tradiscono lo Stato.

L’unica nostra speranza è che Luigi Patronaggio, Procuratore della Repubblica di Agrigento, ma anche tutti i suoi numerosi colleghi, non vengano trasferiti, non facciano cioè la fine del Capitano Bellodi, per la gioia dei soliti noti che non vogliono essere disturbati.

Da sempre, nell’Agrigentino, le sartorie che si occupano di confezionare ministri o presidenti di Regione, assessori regionali, sindaci e pubblici funzionari li fanno su misura: guai a chi come me sgarra! Pensate che da sindaco, dal 2008 in poi, ho denunciato pubblicamente e nelle sedi giudiziarie, proprio coloro i quali avevano quale obiettivo principe quello di continuare a sguazzare in mezzo all’acqua ed ai liquami fognari, gestire discariche ed appalti dei rifiuti, più o meno illegalmente, curare a dovere i vari business, non ultimo quello consumato sulla pelle degli immigrati.

Sempre sciascianamente parlando, vi sembra o no Una storia semplice, quella che vi ho fin qui raccontato?

Da quasi 30 anni sto conducendo delle durissime battaglie, tutte quante vinte nelle sedi giudiziarie, per difendermi da una serie di calunniose querele presentate contro di me da politici, imprenditori, professionisti e funzionari corrotti, da me denunciati per i gravi reati penali, amministrativi ed ambientali che hanno commesso.

Molti di loro, anche a seguito dei miei dettagliati esposti, presentati per difendere gli interessi dei miei concittadini da me rappresentati nella qualità di sindaco, sono stati già condannati in via definitiva, non ultimo l’ex amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida.

Qualcuno potrà dire: ma chi te lo ha fatto fare metterti contro l’universo-mondo dei sedicenti ‘Professionisti dell’antimafia’? Specie quando, esattamente tra il 2007 ed il 2016, spadroneggiava in Sicilia, ed in modo particolare tra le province di Agrigento e Caltanissetta, quella che amava farsi definire la squadra antimafia, con a capo Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, adesso sotto inchiesta per mafia presso la Procura di Caltanissetta?

Egli è stato, come è noto, il deus ex machina di tutte quante le attività imprenditoriali siciliane, oltre che inventore di un’intricata serie di alchimie affaristiche, politico-culturali e post ideologiche, come si direbbe oggi, la cui matrice anti mafiosa a breve verrà accertata in sede giudiziaria. Le inchieste a suo carico sembrerebbero avere subito, proprio in questi giorni, una certa accelerazione, alla luce dei recenti sviluppi investigativi che hanno portato al sequestro di una corposa documentazione relativa all’attività svolta dall’assessorato regionale alle Attività Produttive dove egli ha, tra l’altro, piazzato quali assessori, due sue amiche.

La ‘squadra antimafia’ era inoltre composta dall’allora vice di Antonello Montante, oggi presidente di Confindustria Sicilia, nonché proprietario di una delle più grandi discariche private (?) siciliane, Giuseppe Catanzaro di Siculiana, dall’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, dall’ex presidente della Commissione Nazionale Antimafia, il senatore Giuseppe Lumia; e poi c’era una serie di ‘vestali’, adesso tutte quante sotto inchiesta quali Mariella Lo Bello, già segretaria della CGIL agrigentina, diventata addirittura vicepresidente della Regione, e Linda Vancheri, segretaria particolare dell’inquisito per mafia Antonello Montante.

Un’altra sfegatata fans di Crocetta e Montante è stata Maria Grazia Brandara, grandissima amica della già citata (citata anche dalle Procure della Repubblica siciliane), ex vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello.

La Brandara fa parte del novero delle donne di riferimento del trio Crocetta-Montante-Lumia ed è anch’essa sotto inchiesta. E’ stata sindaca di Naro. Non sappiamo se è ancora dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Canicattì o se è stata allontanata per qualche problema, per così dire, burocratico amministrativo. E’ stata per un paio d’anni deputata regionale, grazie all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro che l’aveva inserita nel listino bloccato. E’ stata inoltre, in un passato più remoto, tra le donne politiche più fedeli dell’ex ministro saccense Calogero Mannino.

Attualmente è commissario al Comune Licata, anche se con qualche problema perché, a quanto pare, non avrebbe i requisiti per ricoprire tale incarico. Sarà la Magistratura ad accertarlo, ovviamente.

Tra i tanti incarichi che l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta e la sua amica Mariella Lo Bello hanno conferito alla Brandara c’è anche quello di ‘capo’ dell’IRSAP, l’ente che gestisce tutte le aree industriali della nostra Isola.

Cosa hanno combinato tutti quanti lor signore e signori – ci riferiamo a questi ed altri protagonisti dell’era Crocetta – non sta a noi accertarlo e verificarlo, visto che ci sta pensando la Magistratura.

Ma una cosa è certa. Mentre quel ‘pinocchio’ di Crocetta si povoneggiava, dicendo che si era sempre battuto per la legalità e contro la mafia, andava a braccetto – questi sono i fatti – con l’inquisito per mafia, Antonello Montante. Anzi davanti alla Commissione Nazionale Antimafia che lo ha sentito nel 2016, Crocetta ha riconfermato la sua profonda amicizia col Montante.

Riguardo a questi rapporti, per lo meno opachi, tra Crocetta e Montante, non abbiamo mai sentito nessun grillo parlante dire qualcosa, anzi!

L’inquisito per mafia Antonello Montante era ed è il più grande amico, nonché sponsor numero uno di Rosario Crocetta. Entrambi sono della provincia di Caltanissetta, così come del resto il capo dei 5 Stelle siciliani, Giancarlo Cancelleri. Il Cancelleri, da quando il suo conterraneo, Antonello Montante, è sotto inchiesta per mafia, e cioè dal gennaio del 2015 ad oggi, non ha ancora proferito una sola parola rispetto a questa intricata vicenda giudiziaria, ancora in corso di svolgimento presso la Procura della Repubblica della sua città.

Cancelleri se ci sei, batti un colpo! Dicci qualcosa sull’inchiesta per mafia a carico dell’ex capo degli industriali siciliani e capo anche di tante altre cose.

Sarà un caso che su queste cose un po’ troppo gravi sia calata una coltre di assordante silenzio? O, piuttosto, si tratta di un gran casino trasversalmente bene organizzato?

Si tratta probabilmente dei soliti corsi e ricorsi storici visto che, anche in politica, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. O forse meglio ancora, gattopardianamente parlando, è sempre necessario che tutto cambi perché tutto rimanga così com’è…

 

11 marzo 2018

Autore

TimeSicilia


Rispondi

Seguici su Twitter
Chi Siamo

Giornale online diretto
da Giulio Ambrosetti

vice direttore
Antonella Sferrazza

timesicilia@gmail.com

Powered by GianBo