Sanità privata, la svolta “storica” è donna e parla siciliano. Domani la firma del nuovo Contratto nazionale

Parlando con il Sole 24ore, Barbara Cittadini, presidente nazionale dell’Aiop, ripercorre le tappe di questo accordo a lungo atteso da tutti i lavoratori del settore e del quale, lei, siciliana di Palermo, è una delle artefici

E venne il giorno. Dopo 14 anni di attesa, quella di domani «sarà una data storica» per tutti i lavoratori della sanità privata: verrà, infatti, firmato, il nuovo Contratto nazionale che «finalmente -dicono i sindacati di settore- riconosce alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto gli stessi diritti di quelli della componente di diritto pubblico, a conferma della piena e concreta integrazione delle due anime del Servizio Sanitario Nazionale». Si festeggia, l’entusiasmo è incontenibile come testimonia l’uso ricorrente di aggettivi quali “storico”, “rivoluzionario” e via dicendo.

Una svolta storica che ha anche un’anima femminile e siciliana: di Palermo, infatti, è Barbara Cittadini, presidente nazionale dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) che in questi mesi ha meticolosamente tessuto la tela di questo accordo per nulla scontato. Oggi, intervistata dal Sole24ore, la presidente Aiop (peraltro prima donna a guidare questa associazione) ripercorre le tappe di questo percorso che, come accennato, si concluderà domani, a Roma, con tanto di firma al Ministero della Salute.

Ecco cosa ha detto:

«Grazie all’impegno responsabile di tutti gli attori del sistema, abbiamo individuato una soluzione che risulta sostenibile per le imprese e che ci permette, nonostante non siano stati aggiornati i tariffari così come prevede la legge, di dare una risposta, dopo 14 anni, agli oltre 100mila lavoratrici e lavoratori che ogni giorno consentono alle nostre strutture di erogare prestazioni e servizi per dare una risposta alla domanda di salute ai cittadini che vivono in Italia. Il nuovo contratto della sanità privata sarà un contratto importante, perché dopo molti anni, i dipendenti non medici, della componente di diritto privato e di diritto  pubblico avranno valori tabellari equipollenti».

 «Questo è il risultato più rilevante, insieme al fatto che è stato acclarato che non avremmo mai potuto rinnovare un contratto senza che fossero aggiornate le tariffe o fosse individuata una soluzione che consentisse, con il sacrificio di tutti, di poterlo fare. È necessario, per comprendere meglio quanto avvenuto, ricordare che noi eroghiamo prestazioni in nome e per conto
dei sistemi sanitari regionali e non fissiamo né volumi di attività, né tariffe». 

Il contratto della sanità privata era scaduto da 14 anni, ma racconta Cittadini, «la sua storia non è sovrapponibile a quella di altre tipologie di contratti, essendo la nostra una delle due componenti di un Sistema sanitario regolamentato.
La norma prevede che entrambe le componenti, tanto quella di diritto pubblico, quanto quella di diritto privato, siano pagate attraverso il Drg (Diagnosis related group, raggruppamenti omogenei di diagnosi), che si può rappresentare come un paniere di tutte le voci di costo delle prestazioni. A causa della crisi economica finanziaria, che il Paese ha attraversato,
le tariffe non vengono aggiornate da tanti anni, troppi, cosicché il settore si è ritrovato con tariffe
non adeguate da oltre un decennio e volumi delle prestazioni cristallizzati al 2011 meno il 2%, dal DL 95 del 2012.

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Il risultato di questa situazione sta nel fatto che «il contratto non è stato, finora, rinnovato perché non eravamo nelle
condizioni di farlo – spiega Cittadini -. Rinnovarlo, adesso, con la compartecipazione delle Regioni ha senso, non solo
in considerazione del numero di anni trascorsi dall’ultimo contratto ma, soprattutto, in un momento emergenziale della
vita del Paese». Affrontare il tema del rinnovo era improcrastinabile perché, rileva Cittadini, «non si poteva più andare
avanti con un contratto scaduto e molto datato, soprattutto, perché a gennaio è stato rinnovato quello della componente di diritto pubblico».  

A questo punto il giornalista del Sole 24 ore ricorda che “un contratto deve essere, innanzitutto, sostenibile. E la sostenibilità in questo caso si muove su due assi. Il primo è l’aggiornamento delle tariffe, un percorso complesso e che richiede tempi lunghi, il secondo il numero delle prestazioni, che si possono erogare in favore dei cittadini, che è bloccato da anni.

«Proprio per questo- dichiara la presidente dell’Aiop – si è individuata una soluzione nella quale ognuno ha fatto un sacrificio. Lo hanno fatto le Istituzioni, che hanno compartecipato nella misura del 50% al costo dell’aumento del contratto, lo hanno fatto i sindacati, rinunciando agli arretrati, lo hanno fatto le imprese che sono chiamate a fare uno sforzo economico, nella misura del restante 50%, sacrificio importante, soprattutto, in un anno, già molto impegnativo per gli effetti economici derivanti dal Covid 19. Possiamo dire – sostiene Cittadini – che c’è stata una compartecipazione di tutti gli attori del Sistema. 

E, infine:  «Il Governo nazionale ha predisposto una norma, che è stata approvata dal Parlamento, per consentire alle Regioni di potere incrementare tariffe e budget, l’implementazione di questa norma, però, avviene nelle singole Regioni – spiega Cittadini -. Questo significa che ogni Regione deve fare una delibera o un accordo per rendere operativa e concreta questa compartecipazione al 50% del costo del contratto.
“Ci sono Regioni- scrive il Sole24ore-  come Lombardia, Toscana, Lazio, Sicilia, Marche, Veneto nelle quali è già avvenuto. Ci sono Regioni, invece, come Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Bolzano, nelle quali, le delibere sono
in stato avanzato, mentre in altre, come Calabria, Campania Umbria, dove il percorso non è stato, ancora, avviato”.

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