Saverio Cipriano: “Piero Grasso? Da presidente del Senato non ha fatto nulla per difendere la Sicilia”
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Saverio Cipriano: “Piero Grasso? Da presidente del Senato non ha fatto nulla per difendere la Sicilia”


Giulio Ambrosetti

Intervista a trecentosessanta gradi al coordinatore regionale confederale di Democrazia e lavoro della CGIL (in pratica, la sinistra di questa organizzazione sindacale,, Saverio Cipriano. L’occasione per parlare di Palermo, del ‘modello’ di Leoluca Orlando, del tentativo del PD siciliano di far dimenticare i disastri che ha provocato negli ultimi cinque anni nascondendosi dietro la faccia di Piero Grasso. E anche un ragionamento su una possibile alleanza tra la vera sinistra siciliana e gli autonomisti-indipendentisti sotto il segno di Antonio Canepa

Lui è Saverio Cipriano, coordinatore regionale confederale di Democrazia e lavoro della CGIL, in pratica, la sinistra sindacale. Anima critica della sinistra di Palermo – la vera sinistra, non quella delle poltrone di governo e di sottogoverno – è con Cipriano che proviamo a fare il punto della situazione politica siciliana.

“Bisogna costruire in Sicilia una coalizione politica e sociale che metta insieme le lotte per il lavoro, per la scuola pubblica, per i beni comuni, per la dignità del popolo siciliano: una coalizione che sia alternativa alle politiche neoliberiste del Governo Renzi e del Governo regionale di Rosario Crocetta. Poi c’è la lotta alla mafia”.

Tra mafia e ‘Professionisti dell’antimafia’ non è che in Sicilia siamo messi bene…

“La lotta alla mafia deve ridiventare una lotta di popolo come fu al tempo del Pci e non più in mano ai ‘Professionisti dell’antimafia’.
Lotta alla mafia concreta, con tutte le forze che ci stanno: movimenti sociali impegnati nella lotta per l’acqua pubblica, movimenti per il diritto alla casa, sindacati, associazioni di cittadini”.

Parliamo del risultato elettorale a Palermo. Il sindaco Leoluca Orlando dice che il modello Palermo deve essere esportato…

“Il ‘modello’ Orlando è un’anomalia amministrativa non riproponibile per una serie di motivi. Non è proponibile per la storia di Orlando, che è stato capace sempre di far convivere insieme soggetti che andavano dalla sinistra di Democrazia proletaria ai vecchi democristiani. Non è proponibile perché una cosa è amministrare una città puntando sul civismo, altra e ben diversa cosa è amministrare la Regione”.

Intanto, per la Regione, ci stanno provando: già gli alfaniani e i centristi sono usciti dal Governo regionale di Rosario Crocetta per accreditarsi come ‘nuovi’ alle elezioni regionali di novembre… 

“Chi ha sostenuto un Governo regionale di ascari come il Governo Crocetta non può improvvisamente diventare un verginello cambiando il candidato presidente”.

Di chi parla, in particolare? 

“Del PD, dei seguaci del Ministro Angelino Alfano e dei centristi di Giampiero D’Alia. Questi personaggi hanno tradito la Sicilia. La nostra Isola, in questi anni, ha subito una forte desertificazione politica, economica e sociale. Solo negli ultimi cinque anni abbiamo perso quasi 200 mila posti di lavoro”.

Però, nonostante tutto, a sinistra, c’è chi guarda a una possibile alleanza con questi signori.

“E’ vero, c’è chi guarda con un certo interesse a un’alleanza con il PD e con la coalizione che ha sostenuto Orlando a Palermo, a condizione che a guidarla non sia Crocetta… Per me.il problema non è Crocetta, ma la coalizione. Non basta cambiare timoniere, bisogna cambiare rotta e tutto l’equipaggio che ha condotto la Sicilia sugli scogli”.

Cosa dovrebbe fare la sinistra?

“Bisogna ridare centralità al lavoro: a chi lavora, a chi il lavoro non ce l’ha, a chi lo ha perso, a chi rischia ogni giorno di perderlo, a chi non lo trova o lo va a cercare altrove”.

Alla Regione siciliana, per le elezioni di novembre, si potrebbe profilare uno strano accordo tra centrosinistra e Forza Italia: con il coordinatore di questa forza politica che, come cinque anni fa, dovrebbe trovare, nel centrodestra, un candidato per indebolire Nello Musumeci.

“Non sono al corrente di questi ‘giochi’. Quello che posso dire con estrema chiarezza è che con il partito della nazione non c’e speranza. Tra l’altro, detto per inciso, non credo che tutti i compagni di Rifondazione o di Sinistra italiana vogliano riproporre il ‘modello Orlando’ per le regionali di novembre. Certo, se tra questi c’è chi vuole allearsi con il partito della nazione faccia pure… Detto questo, il segretario regionale di Rifondazione, Mimmo Cosentino ha detto cose precise”.

Cioè?

“Le leggo il comunicato stampa: Rifondazione comunista siciliana non è interessata a partecipare a coalizioni con il PD, Confindustria Sicilia, gli alfaniani e i ceti politici trasformisti, che intendono aggregarsi attorno alla possibile candidatura del Presidente del Senato. Grasso o non Grasso, lavoriamo e partecipiamo a percorsi politici antiliberisti e di alternativa al PD, quali quelli messi in campo dall’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari. Con questo spirito abbiamo deliberato, con il comitato politico regionale, l’adesione all’appello per la costruzione di una lista di sinistra alternativa al PD. Le prese di posizione di singoli compagni, in evidente contrasto con quelle assunte dagli organismi del partito e con la linea congressuale, per quanto legittime, non hanno alcuna valenza generale, ma solo personale. L’alternativa non è la sostituzione di Crocetta, ma la messa in crisi delle politiche di austerità e del trasformismo amorale e immorale delle classi dominanti e delle elites politiche che ne rappresentano gli interessi, in Sicilia, in Italia, in Europa. I nostri riferimenti sono Ada Colau e JL Melanchon, mai e poi mai il nuovo leader francese, il civico Macron. L’ottimo risultato di Sinistra comune va pertanto investito dentro il percorso dell’appello per la formazione di un programma e di un progetto politico dell’eguaglianza, della democrazia, dei beni comuni, dell’attuazione della Costituzione”.

Quindi Rifondazione comunista a Palermo sta con il PD, alla Regione in alternativa al PD…

“Non mi interessano queste diatribe. Lo vedranno loro. Io penso che la Sicilia e l’Italia abbiano bisogno di una coalizione politica che guardi a Mélenchon piuttosto che a Macron: una coalizione che sia collegata con la sinistra antiliberista. Io faccio sindacato. Do il mio contributo al dibattito politico. Vedo ogni giorno la sofferenza di chi lavora. E penso a una politica che guardi al lavoro. Guardo a tutti quelli che sono impegnati dal basso nel contrasto al neoliberismo imperante, dai lavoratori Wind in lotta, ai senza tetto, ai movimenti di disoccupati, ai soggetti politici che operano contro il neoliberismo e che si sono opposti al renzismo”.

D’accordo, lei, in vista delle elezioni regionali pensa, se non abbiamo capito male, a una coalizione alternativa al PD. Ma questo il PD non lo consentirà mai!

“Non credo che debba essere il PD a consentire nulla…”.

Guardi che cinque anni fa, in un modo o nell’altro, hanno bloccato la candidatura alla presidenza della Regione di Claudio Fava. Avevano fatto i conti e si erano accorti che, nonostante il ‘tradimento’ di Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo e nonostante i voti catanesi di ‘Pino’ Firrarello, Crocetta, se non prendeva anche i voti che avrebbe preso Fava, avrebbe perso… 

“Il PD di Renzi è nemico dei lavoratori e lo ha dimostrato in ogni modo. Non vedo come chi si è battuto contro la buona scuola, contro la modifica dell’art 18 e contro i voucher, oppure ha difeso la Costitizione contro l’attacco neoliberista di Renzi possa votare una coalizione a guida PD. E’ tempo di dire basta. Dobbiamo dare una prospettiva diversa alle nuove generazioni. Ogni anno migliaia di giovani vanno via da questa terra. Dobbiamo reagire: dobbiamo ridare dignità alla politica”.

Il PD la ‘dignità’ alla politica siciliana la vorrebbe dare con Piero Grasso… 

“Piero Grasso in questi cinque anni, da presidente del Senato, non ha fatto nulla per evitare che la nostra terra fosse depredata. Non c’e un solo atto che dimostri il contrario. Tutto il sistema produttivo siciliano, in questi anni, è stato massacrato con il suo silenzio. Lui è per sua natura e per la sua storia un uomo di cerniera, ed è il candidato adatto per il partito della nazione. La Sicilia ha invece bisogno di una svolta politica, economica e sociale”.

Conosce Antonio Canepa?

“Certo! È stato un grande dirigente della sinistra indipendentista del dopoguerra. Io ho granfe stima per lui, ma sono per abbattere le frontiere e non per costruirle. Credo che l’umanità ha una sola razza: la razza umana. E una sola frontiera: il pianeta tutto, che è sempre più interdipendente e va salvato dal capitalismo che lo sta distruggendo”.

Come vedrebbe una possibile alleanza tra autonomisti e autonomisti-indipendentisti siciliani?

“La vedo complicata… Personalmente credo nell’internazionalismo che rispetti i popoli, la loro storia e le loro specificità. Il mondo è sempre più interdipendente. Detto ciò, ho grande rispetto per la storia di.una parte dell’indipendentismo siciliano. Credo che chi ha a cuore il futuro della Sicilia e del nostro Paese debba trovare forme di dialogo. Non credo all’isolazionismo grillino. Ciò posto, un’eventuale alleanza tra la sinistra e l’area degli indipendentisti siciliani rimane complicata”.

I grillini pongono sempre la questione della casta. Lei come vede questo aspetto?

“Penso che chiunque si candidi a presidente della Regione di un’eventuale coalizione di sinistra deve accettare di percepire uno stipendio pari a quello di un operaio metalmeccanico del Cantiere navale di Palermo. La questione della lotta alla casta va rilanciata a sinistra. Basta privilegi. Di ogni tipo”.

17 giugno 2017

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GiulioAmbrosetti


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