Scuola, migliaia di supplenti senza stipendi da tre mesi. L’ANIEF diffida il Governo
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Scuola, migliaia di supplenti senza stipendi da tre mesi. L’ANIEF diffida il Governo


Time Sicilia

L’organizzazione sindacale ricorda al Governo Gentiloni che questo personale ha anticipato le spese per svolgere la propria attività. Lo Stato non può non pagare questo personale in ritardo, addirittura con un ritardo che oggi arriva a tre mesi! Ala via la diffida e la messa in mora

Scuola: migliaia di supplenti senza stipendio da tre mesi. La denuncia arriva dall’ANIEF. L’organizzazione sindacale ha già diffidato il Ministero dell’Economia e Finanze. E si accinge al passare al contrattacco con la diffusione, tra i docenti non pagati, di un modello di diffida e messa in mora (qui il modello).

“L’ultimo stipendio percepito risale ad aprile – si legge in un comunicato dell’ANIEF -. Per i responsabili dei pagamenti c’è una ‘mancanza di copertura dei fondi da parte del MIUR sul capitolo di bilancio”.

Ma, secondo il sindacato, si tratta di “un comportamento ingiustificabile, ancora di più perché si determina dopo che la tanto decantata doppia riforma della scuola e della Pubblica Amministrazione, con tanto di digitalizzazione dei sistemi di pagamento, avrebbe dovuto superare questo genere di problemi”.

L’ANIEF ricorda che, fino a prova contraria, “i rapporti di lavoro sono regolati dagli articoli 35 e 36 della Costituzione, in base ai quali ‘la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni’ e che ‘il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto’. A poco serve sapere se la colpa è del MIUR o del dicastero di Via XX Settembre. A rendere insopportabile la situazione sono poi i periodici richiami della Ministra dell’Istruzione a incrementare gli stipendi dei docenti e a ricordare che l’insegnamento non è una missione, ma una preziosa professione da remunerare in modo adeguato”.

“Molti di questi insegnanti – sottolinea Marcello Pacifico, numero uno dell’ANIEF – che attendono l’accreditamento dello stipendio, pur di lavorare sono disposti ad allontanarsi da casa anche di centinaia di chilometri. Sono costretti ad anticipare le spese per il viaggio, spesso anche per il pernotto o per l’affitto, oltre che per tutto il resto. Non si può dire loro che l’amministrazione sta verificando la disponibilità dei fondi a disposizione. Il rifornitore di carburante, il bigliettaio, il proprietario dell’appartamento e il cassiere del supermercato vogliono essere pagati subito: cash, come si usa dire in tutto il mondo. Per noi, quindi, l’attesa è finita: il sindacato ha deciso di mettere a disposizione, di tutti i precari in attesa di stipendio, un modello di diffida e messa in mora”.

 

16 luglio 2017

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