Siccità: si parla del Po e dell’alta Italia. E delle dighe siciliane senz’acqua ne vogliamo parlare?
Editoriale

Siccità: si parla del Po e dell’alta Italia. E delle dighe siciliane senz’acqua ne vogliamo parlare?


C. Alessandro Mauceri

TV e giornali ci raccontano del Po dove il livello delle acque è sempre più basso. Ma non si parla dell’acqua che manca nel Sud e, in particolare, in Sicilia. Anche nel Mezzogiorno c’è stata una carenza di piogge (e una cattiva gestione degli invasi artificiali, come nel caso della Sicilia). Per non parlare di un altro problema ignorato: la presenza, nelle falde idriche, di pesticidi ed erbicidi utilizzati, spesso in modo improprio, in agricoltura

 

Non passa giorno senza che i media riportino il livello delle acque del Po: sempre più basso, sempre più segno di una imminente crisi idrica. La prima riflessione che viene in mente è che un fenomeno come quanto sta avvenendo non è un fenomeno che si è verificato in uno o due giorni: per giungere a questo punto sono stati necessari mesi se non anni di siccità e di sovra sfruttamento delle risorse idriche del maggior fiume d’Italia. La seconda considerazione è, come sempre, la differenza di trattamento cui sono soggette le regioni del Nord e del Sud d’Italia: mentre le prime pagine dei giornali non parlano d’altro che del Po, della situazione delle acque in Sicilia non parla nessuno.

Eppure si tratta di problemi anche più gravi (se possibile). Secondo Coldiretti “la siccità in Sicilia è una realtà concreta”. Molti invasi e bacini sono praticamente a secco e il fatto che l’estate (con il caldo e la scarsità di precipitazioni che ne conseguono) debba ancora arrivare rende la situazione ancora peggiore.

Secondo i meteorologi di 3bMeteo “l’anticiclone africano continua a stazionare sul Mediterraneo portando caldo intenso e clima parecchio afoso sulle nostre città. Nell’arco dei prossimi giorni la campana anticiclonica si sposterà ulteriormente verso le regioni meridionali causando un ulteriore aumento delle temperature fino ad arrivare nelle giornate del 28, 29 e 30 giugno a valori davvero estremi. Lo scirocco in arrivo potrà infatti portare le massime fino a 40° o persino superiori sulla Sicilia”.

Il rischio è che “con il prolungarsi dell’assenza di pioggia sul territorio italiano, l’allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i 2/3 della superficie agricola nazionale – dicono sempre alla Coldiretti – interessando praticamente tutte le regioni anche se con diversa intensità”.

Anche in questo caso non si tratta di un problema nuovo, ma di una situazione ormai nota e per contrastare la quale nessuno ha fatto nulla. Nessuno ha pensato di porre un limite alle perdite delle condotte idriche.

In Italia tra condutture danneggiate, furti e quant’altro si perde il 31% dell’acqua potabile (dati Censis). Secondo l’ISTAT, si perdono mediamente 50 metri cubi d’acqua ogni chilometro di tubazione. Una quantità spaventosa. Ma in alcune città la situazione è ancora più drammatica: a Frosinone si perdono quasi i due terzi dell’acqua erogata, mentre a Campobasso le perdite idriche sfiorano il 67%.

Non va meglio in Sicilia dove, in alcun casi, le perdite di acqua sono notevoli: ad Agrigento il 52%, a Palermo il 45%, a Catania il 49%. Questo significa che l’acqua realmente disponibile sarebbe il doppio di quella che raggiunge (e che pagano) gli utenti.

Ma non basta. Anche sull’utilizzo che si fa dell’acqua non è mai stato fatto molto: considerato che circa il 70% dell’acqua potabile viene utilizzata per uso agricolo e che i fabbisogni idrici (l’impronta idrica di cui nessuno parla mai) dei vari prodotti è molto diversa, in Sicilia sarebbe fondamentale valutare per quali tipi di prodotti viene utilizzata l’acqua per uso agricolo e dare delle indicazioni in merito. Eppure nessuno si è preso la briga di fare un’analisi di questo genere.

L’aspetto peggiore (e di cui nessuno parla) è la qualità dell’acqua. Stando ai dati del Rapporto nazionale pesticidi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per l’anno 2016 (dati relativi al 2013 e al 2014), il 22,3% delle falde acquifere monitorate in Sicilia è risultato sopra i limiti.

Effetti, questi, non di eventi atmosferici improvvisi, né di fenomeni impossibili da controllare: al contrario, è il frutto di anni di politiche e scelte sbagliate. Ad esempio, nel 63,9 per cento dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31,7 per cento di quelle sotterranee sono stati rilevati pesticidi in misura maggiore che nel passato. Prodotti altamente inquinanti utilizzati in modo dissennato e senza controlli in agricoltura: prodotti usati per la protezione e la conservazione delle piante, disinfettanti, preservanti e molto altro.

E la situazione potrebbe essere ancora più grave di quanto risulta dai numeri dato che l’analisi non ha riguardato tutti i bacini idrici regionali.

Dati preoccupanti e allarmanti. Numeri che meriterebbero un’analisi molto più approfondita e non una semplice notizia breve sui vari media. Notizia che nemmeno c’è, come nel caso della Sicilia.

Foto tratta da strettoweb

26 giugno 2017

Autore

AlessandroMauceri


Rispondi

Seguici su Twitter
Chi Siamo

Giornale online diretto
da Giulio Ambrosetti

vice direttore
Antonella Sferrazza

timesicilia@gmail.com

Powered by GianBo