Siccità in Sicilia: a rischio la produzione di grano duro 2018. E le dighe? Vengono svuotate!
Editoriale, Politica

Siccità in Sicilia: a rischio la produzione di grano duro 2018. E le dighe? Vengono svuotate!


Giulio Ambrosetti

La follia della Sicilia non ha limiti. Mentre il nuovo Governo regionale di Nello Musumeci regala ancora promesse e chiacchiere, la siccità da una parte e la pessima gestione delle dighe dall’altra parte rischiano di compromettere la produzione agricola 2018, a cominciare dal grano duro. E’ una manovra per favorire l’arrivo del grano duro canadese? 

Non c’è pace per l’agricoltura siciliana. Se la follia della certificazione antimafia per i contributi sotto la soglia dei 5 mila euro è stata mitigata (MA SOLO PER I FONDI EUROPEI, PER I FONDI NAZIONALI E REGIONALI LA FOLLIA DELLA SOGLIA DI 5 MILA EURO RIMANE, COME POTETE LEGGERE QUI), rischia di esplodere un’altra emergenza: la siccità. Ci sono problemi soprattutto per il grano: già massacrato dalle speculazioni che tengono i prezzo bassi, il grano duro siciliano, per il prossimo anno, rischia una drastica riduzione della produzione.

Il tema della siccità, in Sicilia, non è nuovo. Di desertificazione della nostra Isola parla, da anni, il docente di Ecologia all’università di Palermo, Silvano Riggio (COME POTETE LEGGERE QUI, e ANCHE QUI).

Piove sempre di meno. E le poche piogge, sempre più spesso, sono torrenziali e di breve durata.

Così si assiste al paradosso: in certi momenti città e campagne subiscono gravissimi danni per le inondazioni provocate da piogge torrenziali (COME POTETE LEGGERE QUI). Dopo di che, nei mesi successivi, la siccità rende difficile, se non quasi impossibile l’agricoltura.

La Sicilia ha sempre avuto problemi con l’acqua: ci sono aree della nostra Isola nelle quali piove di più e aree nelle quali piove di meno.

A questo problema storico si è aggiunta la desertificazione.

Negli anni passati, per ovviare alla siccità di campagne e città, sono stati costruiti gli invasi artificiali.

Oggi, in Sicilia, si contano circa cinquanta medie e grandi dighe, nella stragrande maggioranza artificiali.

Alla fine degli anni ’80 del secolo passato il Governo regionale, retto all’epoca dal democristiano Rino Nicolosi, pensò bene di attuare un progetto della Cassa per il Mezzogiorno, che risaliva agli anni ’60, per interconnettere tra di loro tutte le grandi e medie dighe siciliane.

La realizzazione di questo progetto avrebbe portato l’acqua in tutta la Sicilia: le aree più piovose avrebbero raccolto l’acqua da trasferire, grazie alle interconnessioni idriche, nelle dighe presenti nelle aree meno piovose della nostra Isola.

Questo in teoria. Perché in pratica – e siamo arrivati ai giorni nostri – molte delle dighe artificiali della Sicilia sono o incomplete, o prive di manutenzione, o prive di canalizzazioni.

Sapete cosa succede ormai da anni dalle nostre parti? Succede che quasi tutte le dighe siciliane, che non sono a norma di legge o perché non completate, o perché prive di manutenzione, vengono svuotate!

Avete letto bene: mentre manca l’acqua per l’agricoltura e, adesso, anche in alcuni centri abitati, le dighe della nostra Isola vengono svuotate!

Non va meglio con i depuratori. Molti dei depuratori realizzati in Sicilia non funzionano. Mentre per i depuratori che funzionano si assiste a un altro paradosso: invece di riutilizzare l’acqua per l’agricoltura, viene gettata a mare!

Anche questa vi sembra una follia? A noi sì: ma è quello che, ad esempio, succede a Palermo, che ormai da anni butta in mare 500 litri di acqua deputata al secondo! (COME POTETE LEGGERE QUI).

Insomma: la desertificazione che avanza e la pessima gestione delle dighe rischia di creare enormi problemi all’agricoltura siciliana.

A rischiare grosso, quest’anno, è il grano duro. Tantissimi agricoltori siciliani hanno già arato e seminato. Hanno investito tempo e soldi. Ma in molte parti della nostra Isola le piantine di grano duro, a causa della mancanza d’acqua, non sono nemmeno germinate.

Passi che ci sia la siccità. Ma è semplicemente incredibile che, come già ricordato, le dighe siciliane vengano svuotate mentre le piante muoiono o non nascono!

Chi è che gestisce le dighe in Sicilia? Il cosiddetto ‘Sovrambito’ (dighe e acquedotti, con la sola eccezione di una parte della provincia di Agrigento) è finito nella mani di Sicilacque spa, una società privata che avrebbe dovuto assicurare la gestione ottimale delle risorse idriche.

Tutto questo in base a una legge nazionale voluta nei primi anni del 2000 dal Governo Berlusconi. Il fallimento di questa legge – applicata in quegli anni dal Governo regionale di Totò Cuffaro – è sotto gli occhi di tutti.

E infatti – per ‘premio’ – la gestione dell’agricoltura siciliana è tornata nelle mani di Forza Italia. Per carità: non che la gestione di questo settore, da parte del Governi di centrosinistra, dal 2008 ad oggi, sia stata brillante: anzi!

Ma riaffidare le sorti dell’agricoltura siciliana ai berlusconiani dopo i danni che questi personaggi hanno provocato a questo settore dal 2001 al 2008 è veramente incredibile!

Sono stati i berlusconiani, infatti, a volere la privatizzazione del servizio idrico. Un referendum del 2011 ha sancito il ritorno alla gestione pubblica dell0’acqua. Ma il Governo Renzi, il Parlamento nazionale di ‘nominati’ e il Governo siciliano di centrosinistra ‘se ne sono fottuti’ (con tutto il rispetto, non troviamo altre formula linguistica più calzante).

Intanto, il costo dell’acqua, in Sicilia, con la gestione privata, è triplicato. Le opere strutturali non sono state realizzate e, come già ricordato, le dighe vengono svuotate. Così le campagne rimangono a secco. E tra un po’ ci saranno problemi anche nelle città.

Dove sono gli investimenti di Sicilaque spa?  Dove sono le opere infrastrutturali che avrebbero dovuto risolvere, alla radice, i problemi idrici della Sicilia?

In tutto questo assistiamo anche alla beffa, con Sicilacque spa – società nella quale la stessa Regione siciliana è in netta minoranza – che utilizza i fondi europei destinati alla Sicilia!  (COME POTETE LEGGERE QUI).

Come se tutto questo non bastasse, c’è anche il disastro dei Consorzi di Bonifica. Strutture elefantiache che, invece di aiutare l’agricoltura siciliana, contribuiscono ad affossarla.

I Consorzi di Bonifica, per la cronaca, vennero istituiti dai legislatori dell’epoca fascista. Intuizione felice di una dei più grandi economisti agrari italiani di tutti i tempi: Arrigo Serpieri. Allora erano gli stessi agricoltori che ai autogestivano: ogni azienda contava in base agli ettari di superficie da irrigare.

Anche oggi i Consorzi di Bonifica dovrebbero essere gestiti dagli stessi agricoltori. Invece in Sicilia, da decenni, li gestisce la Regione. Che ha riempito gli stessi Consorzi di Bonifica di personale. Pensate: circa 2 mila dipendenti che, oggi, pesano sulle spalle degli stessi agricoltori siciliani!

Eh già, perché mentre manca l’acqua nelle campagne, il passato Governo di Rosario Crocetta e la passata Assemblea regionale siciliana hanno elevato i canoni idrici per pagare gli stipendi a questi 2 mila soggetti. Follia su follia!

Invece di far confluire questo personale in un ruolo unico ad esaurimento con i costi a carico della Regione, lasciando nei Consorzi di Bonifica solo i pochi, veri tecnici per coadiuvare gli agricoltori – che per l’irrigazione non hanno bisogno di pagare 2 mila persone! – Governo e Ars hanno pensato bene di caricare sugli agricoltori siciliani il costo di questo personale!

In questa stria grottesca – degna in tutto e per tutto dello sgangherato Governo Crocetta – c’è anche la ‘riforma’ dei Consorzi di Bonifica voluta dall’ex assessore Antonello Cracolici, che ha ridotto da 11 a due i Consorzi di Bonifica, lasciando il costo del personale a carico degli agricoltori!

Domanda: il nuovo Governo regionale di Nello Musumeci, con in testa il nuovo assessore Edy Bandiera, che intende fare con le dighe che vengono svuotate?

Che intende fare con i canoni idrici portati alle stelle?

Che intende fare con il personale dei Consorzi di Bonifica?

Che intende fare con i depuratori che non funzionano e che, quando funzionano, scaricano l’acqua in mare invece di utilizzarla per l’agricoltura?

Ancora chiacchiere e promesse?

Ce la diamo una mossa?

P.S.

Guarda caso, la sommatoria di questi problemi va a colpire soprattutto il grano duro siciliano. Non è che è tutta una manovra per continuare a fare arrivare in Sicilia il grano duro canadese? A pensare male si fa peccato, però qualche volta s’indovina…   

 

23 dicembre 2017

Autore

GiulioAmbrosetti


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