Sinistra: da Pisapia a Veltroni una sola voce: “Tutti uniti”. Ma per fare che cosa?
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Sinistra: da Pisapia a Veltroni una sola voce: “Tutti uniti”. Ma per fare che cosa?


Time Sicilia

In questo momento le distanze tra i tanti protagonisti della sinistra italiana sembrano siderali. Ma state tranquilli: da qui alle elezioni politiche nazionali del marzo prossimo saranno tutti uniti. La nostra previsione è che li vedrete tutti insieme, magari con Piero Grasso candidato premier: Renzi, D’Alema, Bersani,Veltroni, Pisapia, i Radicali di Emma Bonino e, con molta probabilità, anche Claudio Fava e Ottavio Navarra giunti dalla Sicilia con amore… Tutti accodati al PD ‘rinnovato’ per conservare le poltrone di Camera e Senato

In un’Italia che affonda sotto i colpi dell’Europa dell’euro e delle sempre più fameliche multinazionali, a sinistra – soprattutto dopo la sconfitta alle elezioni regionali siciliane – si è materializzata un’ossessione: l’unità. Giuliano Pisapia, che nessuno ancora ha capito chi e che cosa rappresenti, vuole l’unità; Walter Veltroni, che dovrebbe essere impegnato tra l’Africa e il calcio, vuole l’unità. In tanti vogliono l’unità della sinistra, ma nessuno affronta il tema vero: su quali valori si dovrebbe unificare la sinistra italiana?

Matteo Renzi è un problema. La sua arroganza, le sue bugie e la sua spocchia sono ancora nella mente di tutti. La CGIL porta milioni di persone in piazza e lui – allora capo del Governo del nostro Paese – che dice? “Bella piazza, complimenti. Ma decido io”. Poi il referendum sulle pessime riforme costituzionali dello scorso 4 dicembre: “Se perdo lascio la politica”, dice in TV. Ed è ancora segretario nazionale del PD. Il personaggio è questo.

Sì, Renzi è un problema. Un grosso problema. Ma peggio di lui sono quelli che gli stanno dietro. E dietro di Renzi c’è l’Europa dell’euro controllata a bacchetta non dal Parlamento europeo (che è un guscio vuoto che, peraltro, insieme alla burocrazia, costa una barca di soldi: alla sola Italia oltre 20 miliardi di euro all’anno!), ma dalle multinazionali.

E’ l’Europa dell’euro controllata dalle multinazionali che ha imposto all’Italia il Jobs Act, la ‘Buona scuola’ e la scuola-lavoro per gli studenti per favorire le imprese, oggi per lo più italiane, tra qualche anno estere, tedesche in testa.

L’Europa ‘unita’ e le multinazionali hanno fatto massacrare i lavoratori italiani da un Governo di una ‘presunta’ sinistra per evitare rivolte popolari. Chi ha gestito tale operazione è stato, per l’appunto, Renzi. Con il ‘suo’ PD.

Nessuno, in Italia – ci potrebbe provare l’ISTAT se troverà il tempo, tra un’analisi sull’economia italiana che ‘cresce’ e sull’occupazione anch’essa in ‘crescita’ – a raccontarci quanti anziani, oggi, muoiono negli ospedali del nostro Paese.

Sapete perché scriviamo questo? Perché il Governo Gentiloni, per giustificare l’aumento dell’età pensionabile – che verrà è portata a 67 anni – fa sapere che, in Italia, l’aspettativa di vita è aumentata.

Ma come può aumentare l’aspettativa di vita se buona parte della popolazione italiana non ha i soldi per curarsi e finisce negli ospedali pubblici – segnatamente nei Pronto Soccorsi – in condizioni sempre più gravi? Come può aumentare l’aspettativa di vita se la sanità pubblica italiana peggiora di giorno in giorno per mancanza di risorse finanziarie?

Dovrebbero essere questi i temi di cui si dovrebbe occupare la sinistra. Ma di questi temi, ormai da tempo, la sinistra non si occupa più. In queste ore l’importante è l’unità: il contenitore prima dei contenuti.

Come si fa a non capire che sono l’Unione Europea dell’euro e le multinazionali che controllano la Commissione europea (cioè il Governo dell’Unione) ad aver provocato all’Italia i danni che sono sotto gli occhi di tutti?

La Germania – che di questa pessima Unione Europea è il baricentro – ha già occupato la Grecia. Porti, aeroporti e altri asset strategici di quello che fu il Paese di Aristotele e Platone sono nelle mani tedesche. La stessa cosa avverrà in Italia. E’ solo questione di tempo.

La strategia messa in piedi è quella di accentuare le divaricazioni già presenti nel nostro Paese. Mentre tutta l’Italia è ormai la periferia della Germania, il Sud Italia deve diventare sempre più povero. Il ruolo del Governo nazionale – e questo Renzi e il PD lo stanno facendo benissimo – è quello di far aumentare l’emigrazione dei giovani laureati del Sud da sostituire con gli immigrati.

In questo il Governo siciliano di Rosario Crocetta a trazione PD ha fatto un ‘ottimo’ lavoro.

Il disegno strategico dell’Europa dell’euro e delle multinazionali è la disintegrazione dell’agricoltura meridionale. Ormai da tempo Bruxelles paga gli agricoltori del Sud Italia per non fargli coltivare i terreni (COME POTETE LEGGERE QUI). Grazie al Set-Aside – questo il regolamento con il quale la UE, da anni, paga gli agricoltori per farli restare a casa – e grazie alle speculazioni che tengono basso il prezzo del grano duro, nel Mezzogiorno, negli ultimi anni, sono stati abbandonati circa 600 mila ettari di seminativi.

I mercati italiani – quelli del Sud soprattutto – sono invasi da ortofrutta che arriva da chissà dove prodotta chissà come (spesso prodotta con pesticidi che la farmacopea agricola italiana ha eliminato nei decenni passati perché dannosi per la salute).

L’unica ribellione contro le multinazionali in salsa ‘europeista’ che vogliono distruggere l’agricoltura meridionale è venuta fuori in Puglia, dove l’associazione GranoSalus sta dando battaglia in difesa del grano duro meridionale, affiancata, in Sicilia, dal sito I Nuovi Vespri. Ma, fino ad oggi, non c’è un solo Governo di Regioni del Sud Italia che si sia schierato a difesa del grano duro e, in generale, dell’agricoltura meridionale.

Anche questi dovrebbero essere i temi della sinistra italiana. Ma di questi temi la sinistra italiana non parla. A questi signori della sinistra, o presunta tale, del Mezzogiorno e dell’agricoltura meridionale sotto scacco non gliene può fregare di meno.

In queste ore si stanno occupando della Sicilia solo perché hanno perso il controllo di una Regione che hanno amministrato con i piedi dal 2008 ad oggi. Con il centrosinistra al potere la Sicilia – prima con il Governo regionale di Raffaele Lombardo, poi con il citato esecutivo di Crocetta si è impoverita.

Il presidente del Senato Piero Grasso (che è siciliano), la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini (che è stata eletta in Sicilia) – due autorevoli esponenti della sinistra – in questi cinque anni non hanno speso una sola parola in difesa della nostra Isola.

Eppure Renzi – il Governo Renzi e il PD – hanno svuotato le ‘casse’ della Regione siciliana. Ma tutto questo è passato sotto silenzio.

Non solo. La Camera e il Senato non hanno frenato l’arroganza di Renzi e del suo Governo. Se la Boldrini e Grasso avessero voluto, molte delle leggi-capestro presentate dal Governo Renzi sarebbero state bloccate o, quanto meno, cambiate.

Invece sono state approvate da tutt’e due i rami del Parlamento nazionale in tempi strettissimi: tutte approvate con il ricorso ai ‘canguri’ e alla fiducia. Una continua umiliazione delle istituzioni parlamentari, con Camera e Senato che hanno fatto da ‘sgabello’ al Governo Renzi.

Oggi tutti questi signori – Renzi, Grasso, la Boldrini – con l’aggiunta di Pisapia, Veltroni e via continuando – si propongono per ora divisi, ma tra poco tempo uniti.

Già, ‘uniti’. Magari uniti anche con gli scissionisti di Articolo 1 MDP, cioè i vari D’Alema e Bersani. Uniti per continuare a governare l’Italia.

Per fare che cosa?

Per continuare a restare nel lager dell’Unione Europea dell’euro?

Per consentire alla Germania di fare in Italia quello che ha già fatto in Grecia?

Per applicare il CETA e continuare a fare arrivare in Italia il grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine?

Per continuare a pagare circa 95 miliardi di euro all’anno di soli interessi su un debito pubblico che, per oltre il 90%, è fatto solo da interessi?

Per dare alla Lombardia e al Veneto l’illusione che, con la ‘conquista dell’autonomia’, miglioreranno la loro economia, facendo finta di ignorare che ormai, anche loro, sono sotto il gioco tedesco?

Per continuare ad affossare il Sud Italia come hanno fatto fino ad oggi prima i Governi Berlusconi e poi i Governi del PD?

Attenzione: la sinistra italiana di oggi è pessima. Ma il centrodestra è peggiore di Renzi e compagnia bella.

Berlusconi è nelle mani dell’Europa dell’euro. Se non obbedisce agli ordini delle multinazionali che controllano la Commissione Europea i ‘mercati’ gli mangiano le sue aziende. L’ex Cavaliere, a 80 anni passati, è ancora in pista per difendere le sue aziende, non certo nell’interesse dell’Italia!

L’unica speranza, per uscire da questa trappola, è il Movimento 5 Stelle. Ma agli osservatori attenti non sfugge che la nuova legge elettorale – il Rosatellum – è stata pensata per garantire a uno dei due schieramenti (in questa fase storica al centrodestra) non la maggioranza nei due rami del Parlamento, ma un numero di seggi maggiore di quelli che conquisteranno i grillini.

Dopo di che il centrodestra continuerà a governare l’Italia – prendendo ordini dalla UE e dalle multinazionali – per completare l’opera di ‘colonizzazione’ del Belpaese da parte dei ‘predoni europeisti’. Magari con l’appoggio del centrosinistra: magari di un centrosinistra ‘riunificato’.

Volete sapere come finirà la sceneggiata che è in corso nel centrosinistra? Proviamo a fare qualche previsione.

In questa fase sembra che le divaricazioni tra le varie ‘anime’ della sinistra siano insanabili. Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani lasciano capire che con Renzi non si intenderanno mai. La Boldrini, che non ha alcuna intenzione di uscire di scena, alza il prezzo dicendo che l’unione con il PD è impossibile. E bla bla bla.

Tutti questi soggetti, che oggi appaiono divisi, entro la fine di gennaio del prossimo anno si riuniranno sotto un’unica bandiera: la bandiera del centrosinistra a trazione PD. Magari presenteranno come premier Piero Grasso, visto che Renzi, ormai, è troppo ‘indigesto’ per gli italiani.

La tanto agognata unità verrà raggiunta additando come cattivo esempio da non seguire quanto successo in Sicilia. Dove la sinistra divisa ha perso le elezioni regionali.

Troveranno l’unità su un’analisi politica sbagliata. Perché se è vero che, in Sicilia, la sinistra si è presentata divisa, sono diverse le ragioni perché ciò è avvenuto.

La ragione principale sta nel fatto che in Sicilia, la scorsa primavera, stava prendendo forma una sinistra realmente alternativa alla vecchia sinistra rappresentata dai partiti tradizionali: PD, Articolo 1 MDP e anche Sinistra Italiana.

E’ per questo motivo che, a un certo punto, i ‘capi’ di Articolo 1 MDP e Sinistra Italiana – probabilmente d’accordo coni i vertici del PD – hanno abbandonato il ‘minestrone trasformista’ che Leoluca Orlando stava ‘ammannendo’ per le elezioni regionali (leggere un’alleanza larga, da Angelino Alfano al Sinistra Italiana e Articolo 1 MDP, passando per Totò Cardinale e per il PD) per fare fallire sul nascere una sinistra realmente alternativa al Partito Democratico.

Lo si è visto nella composizione della lista ‘Cento Passi’: in questa lista sono praticamente scomparse le novità e sono invece emersi i ‘volponi’ della vecchia sinistra siciliana inciucista e consociativa.

Con la sola eccezione di Pino Apprendi – che è uno dei pochissimi dirigenti del PD siciliano che si può ancora definire di sinistra – nella lista ‘Cento Passi’ è stato riciclato tutto quello che era possibile riciclare.

Con molta probabilità, D’Alema e Bersani a Roma e Claudio Fava e Ottavio Navarra in Sicilia (questi due sono i protagonisti siciliani della lista ‘Cento Passi’ nella quale Rifondazione comunista è sparita, nelle persone e, soprattutto, nei contenuti) si aspettavano di più da queste elezioni. Ma gli è andata male.

E’ andata male al candidato alla presidenza della Regione, Fava, che non ha preso il voto disgiunto degli elettori del PD, che è invece andato in parte al candidato dei grillini, Giancarlo Cancelleri, e in parte al candidato del centrodestra, Nello Musumeci (se consideriamo il centrosinistra siciliano nel suo complesso, mettendoci dentro Sicilia Futura di Cardinale, si può senz’altro affermare che la maggioranza del voto disgiunto di questa parte politica è andata a Musumeci).

E’ andata male anche alla lista ‘Cento Passi’, che pur superando i 100 mila voti ha preso un solo deputato, mentre la lista del PD, con circa 250 mila voti, ha preso 11 deputati. C’è o no qualcosa che non funziona in questa legge elettorale siciliana? Che tipo di conteggio dei voti viene applicato?

Detto questo, abbiamo il dovere di avvertire gli oltre 100 mila elettori siciliani della lista ‘Cento Passi’: non fatevi troppe illusioni, entro la fine di gennaio anche voi, con molta probabilità, potrete trovarvi nel ‘Campo largo’ di Pisapia insieme con Renzi, con i Radicali di Emma Bonino, con Speranza, con D’Alema, con Bersani e via continuando. Sì, anche Fava e Navarra potrebbero diventare ‘unitari’ sotto il segno del PD, anche se oggi questo sembra impossibile.

Sapete perché troveranno la tanto agognata ‘unità’ a sinistra? Elementare, Watson: per conservare quante più poltrone parlamentari possibili. Vi pare poco? Pensate che la sinistra abbia ‘altri contenuti’ oltre alle poltrone di Camera e Senato?

Certo, fingeranno di cambiare la legge sulla ‘Buona scuola’, prometteranno di emendare il Jobs Act e bla bla bla. Tutte chiacchiere per gabbare ancora una volta il voto agli elettori della sinistra.

Fantapolitica? Vedremo se i fatti ci daranno torto o ragione.

 

 

 

 

13 novembre 2017

Autore

TimeSicilia


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