Squalo predatore? Il WWF: nel Mediterraneo a rischio il 50% delle specie
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Squalo predatore? Il WWF: nel Mediterraneo a rischio il 50% delle specie


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Squali e razze vengono catturati accidentalmente nella maggior parte delle attività di pesca del Mediterraneo. La grande carenza di dati sul fenomeno, se è vero che tali catture non verrebbero segnalate in modo appropriato. Sotto accusa la pesca a strascico e i palangari 

di Giovanni Guadagna

Siamo sicuri che lo Squalo sia il principale predatore dei mari? A leggere i dati recentemente diffusi dal WWF per il Mar Mediterraneo, non parrebbe proprio. Anzi sarebbe proprio l’uomo la causa della loro diminuzione.

Una situazione particolare che vedrebbe colpito un vero e proprio hotspot di biodiversità. Le specie di squali, razze e chimere, che vivono nel Mediterraneo sono circa 86, suddivisi 47 squali, 38 razze e 1 di chimere. Di fatto, spiega il WWF, si tratta all’incirca del 7% del numero totale di pesci cartilaginei esistenti al mondo.

Nel Mare Nostrum, però, non si trovano in una situazione tranquilla, anzi una recente analisi della letteratura scientifica condotta dal WWF ha scoperto che si tratta di uno dei luoghi più pericolosi al mondo per squali e razze, con circa il 50% delle specie minacciato.

E dire che sono sopravvissuti finanche ai dinosauri, ed oggi rischiano di non sopravvivere all’uomo nonostante il loro fondamentale contributo all’equilibrio dell’ecosistema marino. Si tratta, infatti, di predatori apicali oltre che di animali veramente affascinati. Le loro forme, poi, sono diversissime: si va dallo squalo balena (il pesce più grande dei mari) fino al famoso “martello”.

Sempre secondo il WWF, delle 73 specie oggetto della valutazione della IUCN (International Union for the Conservation of Nature), 20 sono classificate come in pericolo critico, 11 come in pericolo, 8 come vulnerabili, 9 come quasi minacciate e 12 di minor preoccupazione. Mancano ancora dati su altre 13 specie, un fatto che rende incerto lo stato delle specie che potrebbe essere peggiore di quello che finora si conosce.

Eppure dai fossili ritrovati sappiamo che gli squali esistono da più di 400 milioni di anni sul pianeta, ancor prima dei vertebrati terrestri e prima che molte piante avessero colonizzato le terre emerse.

Ma quali sono le minacce per squali e razze nel Mediterraneo? La sovrapesca senz’altro, anzi sembra proprio questa la causa più importante, anche se gli squali non sono direttamente oggetto di pesca, al contrario di quanto accade in aree tropicali.

Squali e razze verrebbero catturati accidentalmente nella maggior parte delle attività di pesca del Mediterraneo e purtroppo c’è una grande carenza di dati sul fenomeno, perché tali catture, sia che siano trattenute, sia che siano ributtate a mare, non verrebbero segnalate in modo appropriato.

Il WWF riporta a questo proposito l’archivio del programma MEDLEM del CNR, che ha come obiettivo principale proprio la valutazione della pesca incidentale di squali nel Mediterraneo. Solo negli ultimi dieci anni circa e alle sole forme giovanili, lungo le coste italiane, si sono registrate oltre 140 catture di cui 18 verdesche, 12 squali mako, e altre specie protette come la mobula, lo squalo elefante, ecc.

La pesca a strascico e i palangari costituirebbero i principali tipi di pesca responsabili del bycatch insieme ad altri attrezzi come le reti da posta, le reti derivanti e le reti a circuizione, nonché la pesca sportiva e ricreativa.

I palangari di superficie, sempre secondo il WWF, minaccerebbero soprattutto gli squali pelagici e le razze, mentre i palangari di fondo interesserebbero le specie bentoniche.

Le catture accidentali di squali e razze rappresentano, nel loro complesso, il 10-15% della biomassa delle catture analizzate di palangari per tonni e pesce spada. Il mare di Alborán è l’area con la maggior quantità di bycatch con il 34,3%, seguito dal mare Adriatico con il 15,1%.

Vi è poi un’altro grave problema, ossia la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata che include catture di specie proibite o protette, così come la pesca di specie che non prevedono alcune misure di protezione come limiti di cattura, o limiti di taglia.

Il WWF ha lanciato anche una campagna di adozione – ‘adotta uno squalo’ – per sostenere i progetti di tutela portati avanti dal WWF in Adriatico e in parallelo avviato un tam tam di notizie e curiosità sugli squali nei suoi canali social che durerà per tutta l’estate.

22 luglio 2018

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TimeSicilia


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