Strage di via D’Amelio: “Si indaghi su Gladio e sull’operazione Britannia”
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Strage di via D’Amelio: “Si indaghi su Gladio e sull’operazione Britannia”


Time Sicilia

Il 19 Luglio da quest’anno non sarà più lo stesso. Le denunce di Fiammetta Borsellino, prima nell’intervista concessa a Sandro Ruotolo e oggi affidate alle pagine del Corriere della Sera,  hanno trasformato questa giornata per sempre. A parte le iniziative di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il 19 Luglio, così come il 23 Maggio, si risolveva sempre nel trionfo della retorica e delle inutili e ipocrite passerelle.

Le parole coraggiosissime della figlia del magistrato ucciso nel 1992 in via D’Amelio hanno demolito quella reticenza che impediva ai potenti di turno di parlare apertamente di gravissimi depistaggi e di un delitto che va molto al di là di un omicidio di mafia.

A parte, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si limita a parlare di “errori”, arrivano segnali di una lettura più profonda di quegli anni. E già qualcosa anche se la verità è ancora lontana. Sotto questo punto di vista anche il CSM dei nostri giorni ha dato un segnale di discontinuità rendendo pubbliche le audizioni di Falcone e Borsellino, ve ne abbiamo parlato qua. 

Fino a che punto possiamo aspettarci la verità? Le ipotesi parlano di forza potentissime in campo. La stessa Fiammetta Borsellino ha definito la Procura di Caltanissetta guidata da Tinebra “una procura massonica”. E’ la Procura che si occupò delle indagini, poi rivelatesi del tutto fasulle, all’indomani delle stragi.

Massoneria, mafia, servizi deviati o che altro? O tutto questo messo insieme? Quali interessi stava facendo venire meno Borsellino? Su quali grandi appalti indagava? Certo è, come ha ricordato la figlia, che le sue indagini si concentravano sui legami tra economia, politica e mafia. In tutte le sue declinazioni.

L’anno scorso, proprio in occasione della commemorazione in via D’Amelio, si è parlato apertamente di Gladio e di P2. 

Fili dell’alta tensione toccati nella relazione che Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, ha divulgato in occasione dell’approvazione del reato di depistaggio per cui ha lottato anche il movimento Agende rosse:

“Il 5 Luglio 2016 è una data storica perché è stato approvato il reato di depistaggio e forse oggi avremmo avuto giustizia se ci fosse stato prima. E’stato approvato 23 anni dopo la strage di Bologna”. E, ancora, sempre dalla relazione: “I mandanti non si sono mai seduti sul banco degli imputati. Negli anni dello stragismo abbiamo compreso che all’interno dello Stato c’è un Anti Stato: alti ufficiali piduisti che hanno agito per deviare il corso della giustizia usando anche Gladio o l’Anello, implicati nelle più torbide vicende della nostra storia. Prove distrutte, testimoni morti ad orologeria. Un depistaggio che dura ancora oggi”.

Dell’ombra di Gladio nelle stragi, ma anche nei principali omicidi politici, hanno parlato anche personaggi del calibro di Felice Casson e Ferdinando Imposimato.

Motivo per cui oggi, il movimento siciliano TerraeLiberazione, da sempre impegnato in un’opera di sensibilizzazione e informazione sui temi della storia siciliana (quella vera), chiede che venga istituita una Commissione di inchiesta molto particolare:

“1992. Operazione BRITANNIA e GOLPE SOFISTICATO in ITALIA che travolge anche il ceto politico della PRIMA REPUBBLICA. Le STRAGI palermitane sono episodi da rileggere in questo SCENARIO. Sullo sfondo -invariante- si staglia l’eterna GUERRA SEGRETA per il “controllo strategico” dell’Isola CONTESA. E’ la nostra lettura dei fatti fin dal 1992″.

“La Commissione AntiMAFIA va sciolta. Né rivendichiamo commissioni parlamentari d’inchiesta”. Ma su cosa?. Sull’OPERAZIONE BRITANNIA e su GLADIO vorremmo sperare…o si vuol credere ancora alla “mafia pecoraia” e ai “politici onnipotenti”?

L’operazione Britannia, qui un video dove con chiarezza se ne svelano i contorni, prende il nome dal panfilo su cui nel Giugno del 1992 si ritrovano i potenti della terra: i Warburg, i Barings, i Barclays, ma anche i rappresentanti di Goldman Sachs, finanzieri che spiegarono a un gruppo di imprenditori e boiardi di Stato italiani come fare le privatizzazioni. Da lì comincerà la svendita degli asset italiani e la nuova fase politica.
L’organizzazione Gladio, come tutti sappiamo, era un’organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo stay-behind (“stare dietro”, “stare in retroscena”). La sua esistenza fu confermata dal presidente del Consiglio, Giulio Andreotti nel 1990.

“Ma quando la finiscono di OFFENDERE il POPOLO SICILIANO? scrive TerraeLiberazione riferendosi al fatto che per troppo tempo ha fatto comodo a tutti porre l’equazione Sicilia-mafia, per non andare oltre. 

Ancora, il movimento TerraeLiberazione propone alcuni stralci di interrogatori e di indagini di questi lunghi anni. 

Leggiamoli insieme.  Senza pretese di afferrare verità difficilissime da trovare, ma sicuramente utili per ricostruire un mosaico ancora tutto da assemblare.

Dal blog di TerraeLiberazione:

Dicembre 2013. Milano, Carcere di Opera. “Signor Riina, buongiorno!. Come va… ecco il caffè, ehm… c’è posta per Lei, qualcuno la pensa…”.

Lettera. “Riina #staisereno, chiudi la bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi, al resto ci pensiamo noi”. La firma è : Falange Armata. Siamo alla vigilia della sigla del “Patto del Nazareno” fra Renzi e Berlusconi (18 gennaio 2014). L’insediamento del governo Renzi avviene, nella tempistica del GOLPE TECNICO, il 22 febbraio 2014. Chi lo ha deciso?. Lasciamo perdere.

“Come va… ecco il caffè!”.

Sentiamo l’ex ambasciatore Fulci -già capo del CESIS (la superstruttura dell’Intelligence italiana): “All’interno dei Servizi c’è una cellula che si chiama OSSI, che è molto esperta nel fare guerriglia urbana, piazzare polveri, fare attentati”. O.S.S.I.=Operatori Speciali Servizio Italiano.

Chi sono?. “Personale specificatamente addestrato per svolgere in territorio ostile e in qualsiasi ambiente, attività di carattere tecnico e operativo connesse con la condotta della guerra non ortodossa”. (Fonte: documento riservato del Sismi). Olè!.

Subito dopo le STRAGI POLITICHE del 1992 il Governo Amato (Andò) instaura l’ennesimo “stato d’assedio” in Sicilia.

La denominazione è uno stupro colonialista della Storia, la chiamarono “Operazione Vespri Siciliani”. Nella pratica fu una farsa spettacolare: 7000 “soldati piemontesi” furono mostrati in assetto di guerra per le strade dell’Isola e lasciati di piantone sotto il solleone ferragostano a presidiare il Nulla dei Palazzi dei Corvi e della massoneria togata.

In quei Palazzi, come una interferenza, camminarono un gruppo di DEAD WALKING, erano soli i GIUDICI SICILIANI DEL GLORIOSO POOL DI CAPONNETTO, GIOVANNI E PAOLO E GLI ALTRI che senza illusioni avevamo sostenuto sulle strade, camminando addhitta. A differenza di troppi altri, sapevamo quanto basta di Gladio amerikana e massomafie della SiciliAfrica italiana. Sapevamo che sarebbe finita male, ma ci si doveva provare.

Secondo Fulci, ex capo del Cesis, la “Falange armata” e il servizio segreto Sismi erano la stessa cosa

Avrebbero rivendicato le stragi del 1992-1993. 15 agenti esperti di bombe e guerriglia urbana non furono indagati. Tra di essi c’erano 11 “gladiatori”.

“C’era questa storia della Falange Armata e allora incaricai questo analista del Sisde, si chiamava Davide De Luca (oggi deceduto ndr), gli chiesi di lavorare sulle rivendicazioni. Dopo alcuni giorni De Luca venne da me e mi disse: questa è la mappa dei luoghi da dove partono le telefonate e questa è la mappa delle sedi periferiche del Sismi in Italia, le due cartine coincidevano perfettamente, e in più De Luca mi disse che le chiamate venivano fatte sempre in orario d’ufficio”.

È l’incipit della deposizione resa il 26 giugno 2015 dall’ex ambasciatore Francesco Paolo Fulci, al vertice del Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) tra il maggio del ’91 e l’aprile del ’93 e oggi presidente della Ferrero, nell’aula bunker del carcere Ucciardone, davanti alla corte d’Assise di Palermo, che vede alla sbarra boss politici e mafiosi e alti ufficiali dei carabinieri ritenuti i protagonisti della trattativa Stato-mafia.

La scoperta delle cartine sovrapponibili avviene nella primavera del ’93, poco prima della conclusione del suo incarico al Cesis e della sua partenza per New York (dove viene nominato rappresentante dell’Italia presso le Nazioni Unite).

Fulci è stato già interrogato dai Pubblici ministeri (Pm) di Palermo Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo in trasferta a Milano il 4 aprile del 2014 ai quali ha spiegato di “essersi convinto che tutta questa storia della Falange Armata faceva parte di quelle operazioni psicologiche previste dai manuali di Stay Behind, facevano esercitazioni, creare il panico in mezzo alla gente e creare le condizioni per destabilizzare il Paese”.

Non solo. Fulci ha rivelato inoltre che nei due anni che fu a capo Cesis scoprì che dentro la VII divisione del Sismi (l’ex servizio segreto militare oggi denominato Sid) ossia lo stesso reparto K responsabile di Gladio, operava un servizio speciale coperto composto da 15 agenti segreti super addestrati e super esperti nella cosiddetta guerra non convenzionale che svolgevano missioni “totalmente estranee ai compiti istituzionali”. E forse non è un caso che proprio all’interno del Sismi cominciò la sua carriera tra il ’72 e il ’75 il generale Mario Mori, comandante del Ros dei carabinieri, oggi tra gli imputati eccellenti del processo di Palermo. 

Dichiarazioni e riscontri che costituiscono il cuore dell’inchiesta bis sulla trattativa Stato-mafia che, stando alle affermazioni di Fulci, si snoda lungo un unico filo nero che unisce la Falange Armata, Sismi e Cosa nostra. In aula l’ex capo del Cesis ha ribadito che: “All’interno dei Servizi c’è una cellula che si chiama Ossi, che è molto esperta nel fare guerriglia urbana, piazzare polveri, fare attentati”. In particolare l’ex ambasciatore si riferisce agli Operatori Speciali Servizio Italiano, che un documento riservato del Sismi definisce come “personale specificatamente addestrato per svolgere in territorio ostile e in qualsiasi ambiente, attività di carattere tecnico e operativo connesse con la condotta della guerra non ortodossa”.

Si tratta proprio dei quindici agenti segreti, fra cui anche 11 gladiatori, sospettati di essere i protagonisti delle stragi e degli assassini che hanno insanguinato l’Italia nel biennio 1992/1993 a partire dai delitti nel carcere di Opera a Milano e della banda della Uno bianca dei fratelli Savi a Bologna passando per le stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio e fino alle bombe di Roma, Firenze e Milano con le relative rivendicazioni telefoniche fatte all’Ansa a nome della Falange Armata che partivano proprio dalle sedi in cui all’epoca il Sismi aveva localizzato le sue basi segrete periferiche.

La prima rivendicazione è del 27 ottobre 1990 quando al centralino dell’Ansa di Bologna arriva una chiamata che rivendica l’omicidio di Umberto Mormile, educatore carcerario del penitenziario milanese di Opera, ucciso sei mesi prima. “Il terrorismo non è morto, ci conoscerete in seguito” recita una voce al telefono: è la prima rivendicazione della Falange Armata, che, guarda caso, arriva appena due giorni dopo il discorso con cui il 24 ottobre 1990 Giulio Andreotti rivela alla Camera dei deputati l’esistenza di Gladio, affiliata alla rete Stay Behind: l’organizzazione militare segreta costituita all’interno del Patto Atlantico in funzione anticomunista e collegata con i servizi segreti di tutti i Paesi che ne fanno parte.

Inquietante è anche la circostanza che da un certo punto in poi vede la Falange mettere la firma non solo sugli omicidi ma anche sulle stragi mafiose e soprattutto su fatti e accadimenti di natura politica, come ad esempio i messaggi di compiacimento per l’avvicendamento al Viminale fra Vincenzo Scotti e Nicola Mancino e la nomina di Adalberto Capriotti e Francesco Di Maggio ai vertiti del Dipartimento amministrazione penitenziaria al posto di Niccolò Amato. Come se la Falange fosse un interlocutore del governo, un soggetto politico seduto a pieno titolo al tavolo della trattativa in atto fra Stato e mafia.

Mancino è imputato nel processo palermitano per falsa testimonianza in riferimento alle confidenze fatte con l’ex capo dello Stato Napolitano tramite il suo ex consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, morto nel luglio 2012.

Fulci però non collega esplicitamente le telefonate della Falange a Gladio, ma quando gli inquirenti gli fanno notare che all’epoca delle rivendicazioni della Falange armata l’operazione Gladio è ufficialmente cessata, Fulci si lascia sfuggire: “forse in effetti si trattava di qualche nostalgico”. 

Nei due anni trascorsi al vertice del Cesis Fulci scopre anche di essere spiato nella sua stessa abitazione; quindi chiede e ottiene l’elenco di tutti i 15 agenti che fanno parte di quel reparto speciale: “Li copiai su un foglietto che nascosi poi nella mia libreria, dicendo a mia moglie che se mi fosse successo qualcosa era lì che bisognava cercare”. Ma, ha aggiunto Fulci: “quando pochi mesi dopo aver lasciato l’incarico al Cesis ed essere andato a New York alle Nazioni Unite cominciai a leggere che per le bombe a Firenze e a Roma i giornali facevano cenno ai soliti servizi deviati, mi dissi: questa cosa si può chiarire. Presi il foglietto e lo portai al generale dei carabinieri Luigi Federici spiegandogli: per essere certi che i servizi non c’entrano niente, questi sono i nomi delle persone che sanno maneggiare esplosivi all’interno dei servizi… sono gli unici che fanno questo lavoro, andate a vedere dove erano la notte degli eventi, se questi non erano a Roma, a Firenze, mi pare che potete stare tranquilli”. Ai quindici nomi, però, Fulci ne aggiunge un altro: quello del colonnello Walter Masina, che però non fa parte della VII divisione e degli Ossi. “Non avrei dovuto farlo ma volevo fargliela pagare, dato che Masina era quello che spiava la mia abitazione”.

Il risultato però è ben diverso da quello sperato da Fulci nel senso che, a finire sotto inchiesta con l’accusa di “avere montato un depistaggio con gli americani” è proprio l’ex ambasciatore e non i responsabili dei servizi segreti. “Mi arriva una telefonata del presidente della Repubblica Scalfaro – racconta Fulci – e mi dice: dia subito i nomi anche a Vincenzo Parisi (all’epoca capo della Polizia, ndr). Dopo manco una settimana mi chiama Parisi: eh, ambasciatore, quel materiale era talmente grave che l’ho portato subito ai magistrati” che infatti pochi giorni dopo incriminano Fulci. Comunque sia, da quel momento in poi le stragi e gli ammazzamenti rivendicati dalla Falange finiscono all’improvviso. Mentre sul bagno di sangue compiuto dalla Falange in combutta coi servizi segreti e la mafia cala silenzio. Un’omertà impenetrabile rimasta tale almeno fino al dicembre del 2013 quando, al carcere di Opera a Milano, proprio lì da dove tutto era partito, arriva una lettera indirizzata al superboss Totò Riina che evidentemente si lascia andare a qualche confidenza di troppo durante l’ora d’aria. Nella missiva c’è scritto: “Riina chiudi la bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi, al resto ci pensiamo noi”. La firma è sempre la stessa: Falange Armata. Siamo alla vigilia della sigla del Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi del 18 gennaio 2014, e l’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi del 22 febbraio 2014.

Torniamo all’estate del 1992. Operazione BRITANNIA e GOLPE SOFISTICATO che travolge anche il ceto politico della PRIMA REPUBBLICA. Una domanda: BORSELLINO CERCAVA GLADIO?. Chiese aiuto ai SERVIZI SEGRETI TEDESCHI”?

19 luglio 2017

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TimeSicilia


2 COMMENTS ON THIS POST To “Strage di via D’Amelio: “Si indaghi su Gladio e sull’operazione Britannia””

  1. Alfio dott.Patanè ha detto:

    Stato e Mafia entrambi sono collusi, questo il motivo per cui non si può estirpare la mafia. Politici e mafia vanno a braccetto,.

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