Che strano modo di intendere la democrazia quando si nega la libertà ai popoli!
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Che strano modo di intendere la democrazia quando si nega la libertà ai popoli!


Time Sicilia

Il caso della Catalogna è emblematico di un’atmosfera tutta occidentale: di quell’Occidente che, a parole, parla di libertà e di democrazia e poi, nei fatti, nega la libertà a quei popoli che la chiedono. Non c’è solo la Catalogna che chiede libertà e indipendenza: scozzesi, irlandesi, bavaresi, curdi, catalani, palestinesi, belgi delle Fiandre, musulmani Rohingya del Myammar (ex Birmania), baschi, sardi, siciliani. Mancano solo i leghisti di Salvini diventati autonomisti…

di Riccardo Gueci

C’è nel mondo un bisogno estremo di libertà. Tanti popoli aspirano alla propria indipendenza e si battono per ottenerla. Alcuni ci riescono e per questa ragione vengono colpiti da inspiegabili costrizioni internazionali (vedi Crimea), ancor più inspiegabili per la ragione che la scelta di quel popolo è avvenuta a seguito di referendum popolare che, in quel caso, assunse il livello del plebiscito.

Il referendum è la procedura che consente al popolo di pronunciarsi senza mediazioni, direttamente su un piccolo come su un grande tema generale e quindi è da ritenere la più alta delle espressioni democratiche. Ma vi sono altri popoli che aspirano all’indipendenza: scozzesi, irlandesi, bavaresi, curdi, catalani, palestinesi, belgi delle Fiandre, musulmani Rohingya del Myammar (ex Birmania), baschi, sardi, siciliani e l’elenco potrebbe continuare con i separatisti di casa nostra quali i veneti, visto che i lombardi hanno rinunciato al progetto secessionista e la Padania è rimasta una chimera.

Ora, a parte i musulmani Rohingya del Miammar, la cui persecuzione è motivata da intendimenti religiosi, tutti gli altri popoli appartengono all’Occidente democratico dove, nonostante la sedicente civiltà occidentale, i popoli in lotta per la loro indipendenza non riescono ad ottenerla, benché pratichino ed osservino le procedure della democrazia, perché si scontrano con degli Stati accentratori, motivati nelle loro azioni repressive da una logica imperialista che non ammette che taluno si sottragga al loro dominio.

Il popolo curdo domenica scorsa si è pronunciato con un voto superiore al 90 per cento per l’indipendenza dall’Iraq, ma è stato subito minacciato d’intervento militare. Lo stesso ha fatto la Turchia con un avvertimento preventivo a non tentare neppure il referendum per la parte di territorio curdo ‘appartenente’ a quel Paese. In questo caso non meraviglia l’avvertimento, stante che nella Turchia di Erdogan vige un regime che definire fascista è davvero poca cosa.

In Catalogna la celebrazione del referendum de’1 ottobre è stato ostacolato con ogni mezzo dal premier, Mariano Rajoy Brey, che ha disposto il presidio militare dei seggi elettorali; che è un modo per provocare una rivolta armata, se non fosse maturo il senso democratico del popolo catalano.

Anche se non escludiamo che, nei prossimi giorni, scoppino altre grane, perché il presidente della Catalogna, Carles Puidgemont, ha già dichiarato che è pronto a dichiarare l’indipendenza. Insomma, ne vedremo delle belle.

Questi brevi cenni sull’esperienza storica della democrazia negli Stati europei, la cui concezione appare abbastanza lontana dalla volontà espressa da alcune popolazioni, è il primo impedimento che incontra il processo unitario europeo. Questo viene ostacolato dalla ostinata resistenza degli Stati-nazione, i cui governanti resistono al processo unitario dei popoli che li priverebbe del loro potere.

Non è per caso che non si riesce a dare all’Europa uno Statuto (misteri del trattato di Lisbona a parte…) e l’organo istituzionale europeo di maggiore rilevanza resta il Consiglio europeo che è composto dai governi dei 27 Paesi membri.

5 ottobre 2017

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