A Taranto l’orgoglio di Emiliano e dei pugliesi. In Sicilia il lecchinaggio…

Nella città dell’ILVA Renzi pensava di entrare come trionfatore. Ma i tarantini l’hanno accolto con fischi e proteste. Rinfacciandogli i tanti malati e i morti del quali il Governo nazionale non si occupa. Con il presidente della Regione Puglia che gela Renzi e Delrio ricordando che gli 850 milioni di Euro che Renzi sbandiera sono sempre gli stessi soldi degli anni passati. Al cospetto di Emiliano i nostri Crocetta e Ardizzone debbono andare a nascondersi. L’emendamento dei senatori Campanella e Bocchino per ‘cassare’ il ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta al Senato

20/05/2014 Modugno (Ba), Produzione di valore.L' industria del farmaco: un patrimonio che l' Italia non puo' perdere. Incontro di Farmindustria nello stabilimento Merk Serono, alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nella foto Matteo Renzi con Michele Emiliano

A differenza di quello che succede quando il capo del Governo Renzi e il Ministro Delrio arrivano in Sicilia, dove a trionfare è il lecchinaggio, in Puglia – e precisamente a Taranto – questi due signori non sono stati accolti da leccaculo, ma da cittadini imbufaliti. Parliamo della città dove l’ILVA – l’acciaieria che un tempo si chiamava Italsider – ha distrutto la vita a migliaia e migliaia di persone. Tanti malati e tanti morti. Grandi e bambini. A differenza di quanto avviene in Sicilia quando arrivano Renzi e Delrio, con il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e gli altri esponenti del PD che fanno a gara per ruffianarselo, in Puglia il presidente della Regione, Michele Emiliano – autorevole esponente del PD – non solo non ha ossequiato il capo del Governo e il Ministro Delrio, ma li ha criticati e li ha apostrofati per quello che sono: governanti farlocchi che annunciano investimenti con soldi che sono già della Puglia.

Sì, una pessima figura quella fatta da Renzi e dal suo Governo a Taranto. La dimostrazione che gl’italiani di tutte le latitudini non sopportano più questo personaggio tutto chiacchiere e bugie e il suo Governo che sta distruggendo il nostro Paese. Un Governo che cerca di costruire il proprio consenso – che non ha e che si riduce di giorno in giorno – con l’inganno, con la presentazione di una realtà che non esiste, con le frottole e con chi disinforma.
Ma questa volta nemmeno i giornali ‘amici’ del premier hanno potuto nascondere la protesta dei tarantini. Troppo vera. Troppo eclatante. A Taranto, per anni, l’ILVA ha fatto il bello e il cattivo tempo. Grazie anche all’ex presidente della Regione, Nicki Vendola, immortalato in una telefonata registrata e finita sulla rete (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/ilva-audio-choc-di-vendola-telefonata-integrale-con-archina/253454/).

Già, Vendola-leader-di-SEL, che invece di difendere la gente della sua terra, se la rideva con i padroni dell’ILVA. Una storia quasi-verghiana, che dà la misura della sinistra italiana di oggi: una sinistra da dimenticare.
Dicevamo della protesta dei tarantini. Una protesta popolare, corale (cerca tu il video e glielo metti qui). Durissima. C’erano tante donne con i passeggini vuoti. Una presenza-assenza per dire al capo del Governo e ai suoi amici che i bimbi e le bimbe non ci sono più: ammazzati dai veleni dell’ILVA. Un pugno nello stomaco.
Hanno dignità da vendere, i pugliesi. Quella dignità che non riusciamo ad avere noi siciliani, che ancora consentiamo a personaggi come Renzi, come Delrio e come l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, di fare quello che vogliono. Questi signori trattano la Sicilia come una pezza da piedi. La depredano. Prendono in giro i suoi cittadini. Mai una protesta di piazza, a parte qualche manifestazione degli indipendentisti. E gli altri? A casa. Fino a quando c’è lo stipendio pubblico, meglio stare acquattati.
Così Renzi, Delrio e Baccei – con la connivenza del PD siciliano e degli altri ‘ascari’ del centrosinistra – continuano indisturbati a depredare, a scippare, ad ‘inghiottire’ le risorse finanziarie della Sicilia.
Non c’è paragone tra la dignità mostrata dai pugliesi e la pusillanimità dei siciliani. A Taranto la protesta popolare è stata corale e determinata. In Sicilia non c’è stata e non c’è alcuna protesta.
Del resto, a parte gli imprenditori siciliani che ancora resistono, l’Isola è e rimane una realtà che vive ancora di spesa pubblica. In Sicilia i veri imprenditori, ormai, sono quelli che non hanno a che fare con la Regione, con i Comuni e, in generale, con le pubbliche amministrazioni. Gli altri vivacchiano. E quelli che non possono fare a meno di avere a che fare con la Sicilia – come i commercianti che non possono certo cambiare i clienti – sono quasi tutti in crisi. Massacrati dalle tasse e da famiglie che spendono sempre meno perché sempre più povere.
Insomma, la Sicilia sopporta. Non si ribella. La Puglia, invece, mostra dignità culturale, sociale e politica da vendere. E si ribella.
Del resto, chi è che in Sicilia si dovrebbe ribellare al Governo Renzi? La Regione è gestita dal PD. I circa 400 Comuni dell’Isola sono quasi tutti amministrati da sindaci del PD o di centrosinistra. Le nove ex Province sono gestite da commissari che fanno capo al PD. Società ed enti regionali sono commissariati dal Governo regionale del PD. CGIL, CISL e UIL, in Sicilia, sono appiattite sul Governo Crocetta e sul Governo Renzi (la CISL fa anche campagna elettorale per il sì al referendum sulle riforme costituzionali del Governo Renzi).
Ancora. Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA, Lega delle Cooperative, AGCI, CIA, Confagricoltura, Confindustria e via continuando con le organizzazioni imprenditoriali sono tutte governative. Si distingue solo la Coldiretti, unica organizzazione agricola a ricordare a Renzi che l’agricoltura italiana – che gli agricoltori italiani e le loro aziende – non possono finire nelle ‘fauci’ delle multinazionali. Per il resto, appiattimento totale.
Questo lo scenario in Sicilia. Mentre in Puglia il presidente della Regione, il già citato Emiliano, di fronte a un Renzi che, al solito, si presenta con un programma da 850 milioni di Euro da spendere “per il rilancio della Puglia”, replica con grande dignità e, soprattutto, con la verità: “Gli 850 milioni sbandierati dal Governo Renzi – dice – sono nostri. Erano già nostri quando c’era il precedente esecutivo regionale. Di nuovo, il Governo Renzi, non sta mettendo nemmeno un Euro”.
Renzi e i renziani non capiscono, o fanno finta di non capire perché i tarantini ce l’hanno tanto con il Governo. Il presidente del Consiglio dice che lui non si sente responsabile dei danni del passato. Non capisce, o non vuole capire, che la gente di questa città – che di certo non ha dimenticato il passato – contesta proprio gli atti del suo Governo.
Che ha fatto il Governo Renzi? Con il denaro pubblico sta rimettendo in pista l’ILVA. Ma non per farla gestire allo Stato, come si faceva quando c’erano le Partecipazioni statali – che al netto della demagogia prima del Pci e poi del Pds – erano aziende dello Stato italiano che il mondo ci invidiava (i francesi e i tedeschi hanno fatto di tutto per distruggerle e, in buona parte, ci sono riusciti) – ma per consegnarla, poi, a qualche gruppo privato.
Già i privati. Come quelli che c’erano prima. Quelli che parlavano al telefono con Vendola. Chi assicura la popolazione di Taranto che i privati che arriveranno non continueranno a inquinare? Renzi che diceva che non avrebbe mai fatto il capo del Governo senza prima passare dalle elezioni? Renzi che prometteva di abbassare le tasse e le ha moltiplicate? Come possono le persone credere a quello che dice Renzi? Chi può credere ancora a un personaggio del genere che, nel nostro Paese, viene fischiato ovunque va?
Solo la Rai può dare credito a Renzi. E infatti nei Tg le proteste dei tarantini erano ‘ammucciate’, come si usa dire dalle nostre parti. Poco visibili, se non invisibili. Mentre nelle Tv di Berlusconi – che ormai non è più renziano – la gente di Taranto che protestava ha avuto spazio.
I tarantini avrebbero voluto altre risposte dal capo del Governo. Per esempio, sulla sanità. Anche perché ancora oggi, a Taranto, ci si ammala. E gli ospedali della città non sono in grado di curare i tanti malati di cancro. E devono andare fuori, A proprie spese. Ma questi non sono discorsi che interessano al Governo Renzi, che si accinge a tagliare 2 miliardi alla sanità pubblica italiana. Per arrivare, nel giro di qualche anno, a un taglio di 10 miliardi di Euro.
Renzi e il PD chiamano questi tagli “risparmi”. Nella lingua italiana questo genere di interventi si definiscono “macelleria sociale”. Di classe, aggiungiamo noi. Perché chi ha i soldi, come già ricordato, si cura, chi non ha soldi crepa. Questa è la sinistra di Renzi che ha recepito le direttive dell’Unione Europea dei massoni e delle banche. Questa è l’Europa. E questo è il Governo Renzi: il Governo che mette in pratica gli ‘ordini’ della Germania della signora Merkel.

I risultati si vedono.
Tanta dignità, da parte della Puglia che si ribella al Governo Renzi. Al cospetto di tanta dignità i governanti della Sicilia sembrano nani. Pensiamo a Crocetta, che firma ‘Patti’ con il Governo nazionale di Renzi: ‘Patti’ che ‘incaprettano’ i Siciliani. In due anni ne ha firmati due. Con il primo, nel Giugno del 2014, ha rinunciato a un certo numero di contenziosi finanziari con lo Stato, regalando al Governo Renzi oltre 5 miliardi di Euro.
Nel Giugno scorso ha replicato, firmando un altro ‘Patto’: in cambio di 500 milioni di Euro (che debbono ancora arrivare) ha appioppato alla Regione siciliana una serie di incredibili penalizzazioni e, per la seconda volta, ha rinunciato a contenziosi finanziari con lo Stato. Come finirà questa volta non lo sappiamo, perché sono in corso verifiche per capire se è possibile procedere sul piano giudiziario contro questa ennesima vergogna.
Una vergogna che la Camera dei deputati ha approvato – questa la motivazione emersa nei lavori della Commissione Bilancio e Finanze di Montecitorio – perché il Parlamento siciliano ha inserito questo vergognoso secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta nella legge regionale sulle variazioni di Bilancio 2016 (con un’incredibile forzatura del regolamento da parte del presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone). Con 343 deputati dell’Ars che hanno votato “Sì” a un ‘Patto scellerato’ che incapretta 5 milioni di Siciliani. Vergogne su vergogne e ancora vergogne.
Forte di questo voto vergognoso del Parlamento siciliano, il Parlamento nazionale ha inserito questo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta nella legge nazionale sugli enti locali. Che è stata già approvata dalla Camera. Manca il voto al Senato.
I senatori siciliani di Sinistra Italiana Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino hanno presentato un emendamento “per mettere fine – dicono – all’accordo truffa Stato-Regioni. La prossima settimana il decreto legge sugli Enti locali, come già accennato, già approvato da Montecitorio, va in discussione al Senato. I due senatori siciliani propongono con l’emendamento “la soppressione dell’articolo 11 dell’accordo Stato-Regioni firmato da Crocetta e Renzi”.
“È una norma insensata – commenta Campanella – che priva la Sicilia di risorse fondamentali per il suo sviluppo e svilisce l’Autonomia della Regione. Soltanto un governatore incompetente poteva tornare a casa con un disastro del genere e presentarlo come un fatto storico. L’unico modo per salvare la Sicilia è abolire l’accordo, per non strozzare ulteriormente i conti regionali, già commissariati da Roma”.
Tutto giusto. Ineccepibile. Ma intanto il provvedimento è stato approvato dalla Camera. Al Senato il Governo Renzi-incapretta Sicilia dovrebbe avere i voti per farlo approvare.
Detto questo, come si fa a non notare la differenza tra Emiliano da una parte e Crocetta e Ardizzone dall’altra parte? In Puglia dignità, fierezza, orgoglio di sentirsi pugliesi. In Sicilia acquiescenza, servilismo: con Governo regionale e presidenza del Parlamento che ricordano il manzoniano “volgo disperso che nome non ha”: una politica che ha perso le proprie radici e la propria identità per consegnarsi, mani e piedi, a Renzi. Che vergogna!

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