Il tramonto dell’Unione Europa: senza democrazia non ci sarà futuro
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Il tramonto dell’Unione Europa: senza democrazia non ci sarà futuro


Time Sicilia

Non è pensabile continuare a gestire l’Unione Europea senza un esecutivo eletto dai cittadini. Così come non è pensabile proseguire le trattative sul TTIP e applicare il CETA, il trattato commerciale con il Canada che rischia di provocare ingenti danni a ‘pezzi’ importanti dell’economia europea

di Riccardo Gueci 

Si va sempre più definendo l’allargamento della Unione Europea verso la Serbia, che appare come un risarcimento del proditorio attacco delle forze Nato, guidate dall’Italia governata da Massimo D’Alema e la sua guerra “umanitaria”, per togliere il Kosovo (provincia serba) e renderlo uno Stato indipendente, sotto il controllo dell’ex UCK, l’esercito mercenario creato dagli Stati Uniti d’accordo con la mafia albanese.

Il negoziato trova molte resistenze in quel Paese da parte di consistenti forze legate alla Russia. Siamo in presenza dell’ennesimo caso di allargamento ai Paesi dell’Est europeo che vivono il complesso dell’ex Unione sovietica: c’è chi cerca un approdo che lo ponga definitivamente fuori da quell’esperienza e c’è, invece, che si sente piuttosto legato alla Russia e alla Comunità di Stati Indipendenti (CSI).

Ma la questione non risiede tanto nell’aspirazione degli Stati dell’Est europeo o di quelli balcanici di far parte dell’Unione Europea, quanto dell’UE stessa, in quanto essa è un aggregato senza identità, senza uno statuto o carta costituente. E’ un aggregato che si regge sui trattati, spesso bilaterali e notoriamente contraddittori. Basta ricordare l’ostruzionismo della Slovacchia ai tempi dell’entrata in blocco dei Paesi dell’Europa dell’Est: questa bloccò tutta l’operazione finché non furono soddisfatte le sue esigenze particolari.

Uno statuto europeo che dicesse esplicitamente che nei suoi membri non vi possono essere regimi di stampo fascista, pena la loro esclusione, e non potrebbero verificarsi casi come quello polacco o quello ungherese. Quindi la questione vera non è quella della revisione dei trattati, ma quella di dare all’Unione Europea una sua configurazione definitiva con l’adozione di uno Statuto europeo.

Nel 2001 vi è stato il tentativo della Convenzione europea, presieduta dal francese Giscard D’estaing, di dare all’Europa uno statuto all’Europa comunitaria. Questo fu firmato a Roma nel 2004 e doveva entrare in vigore nel 2006. Però venne vanificato in sede di ratifica dal referendum popolare francese e da quello olandese.

Negli ultimi tredici anni la UE ha visto emergere le sue più laceranti contraddizioni, nonché la nascita e la crescita di forme sempre più agguerrite di euroscetticismo. Ha vissuto e vive l’esperienza della Brexit. E, nel vuoto di regole condivise, ha vissuto sull’egemonia dell’asse franco-tedesca.

Il declino europeo si può fermare ad una condizione. Occorre sollecitamente darle uno statuto che preveda l’adesione esclusivamente di Stati democratici, che essa stessa abbia una connotazione democratica attraverso l’elezione, oltre che dell’Europarlamento, anche di un esecutivo espressione elettiva, in sostituzione della Commissione Europea e dell’attuale Consiglio europeo espressione dei governi dei Paesi membri.

E ancora, che abbia una sua autonoma politica estera e un sistema di difesa indipendente dalla Nato, che ancora oggi la rende subalterna agli Stati Uniti. Ne è testimonianza la recente dichiarazione di Donald Trump che invita i Paesi aderenti a portare al 2 per cento del proprio bilancio le spese militari per la Nato.

Un’Unione Europea veramente democratica deve interrompere il negoziato TTIP, pro multinazionali, e non ratificare il trattato CETA, approvato seppure in via provvisoria, trattato commerciale con il Canada che rischia di provocare danno enormi a ‘pezzi’ del sistema produttivo europeo.

Si tratta, in definitiva, di tornare allo spirito originario del Trattato di Maastricht, che resta l’ultimo atto di ispirazione autenticamente europea, per neutralizzare le spinte monetariste – di cui è strenuo tutore il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble – che hanno portato ad aberrazioni del tipo Fiscal Compac ed in Italia alla iscrizione dell’equilibrio di bilancio in Costituzione, con la modifica dell’articolo 81.

Com’è del tutto evidente, occorre correggere la rotta europea per rendere la navigazione più agevole verso lidi più accoglienti, revocando il Trattato di Amsterdam del 1997 e dando all’Unione Europea un profilo democratico definitivo e codificato.

17 gennaio 2018

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