I tre fallimentari ‘tavoli’ di Leoluca Orlando dietro la candidatura, nata ‘zoppa’, di Claudio Fava?
Editoriale, Politica

I tre fallimentari ‘tavoli’ di Leoluca Orlando dietro la candidatura, nata ‘zoppa’, di Claudio Fava?


Time Sicilia

Dopo aver perso il referendum sulle disastrose riforme costituzionali dello scorso 4 dicembre, Renzi si è illuso di poter imporre alla Sicilia un proprio candidato alla presidenza della Regione. Aiutato dall’altro ‘genio’ della politica, Leoluca Orlando. Il risultato è che i due – Renzi e Orlando – stanno affondando. E si stanno trascinando nella sconfitta i bersaniani e Sinistra Italiana con Claudio Fava che, da ‘ricandidato’ alla guida della Sicilia, rischia di fare un buco nell’acqua

Sinistra Italiana – una formazione politica che, fino a qualche settimana fa, era appiattita sulle posizioni di Leoluca Orlando, neo-commissario del PD dell’Isola per conto di Matteo Renzi – dopo una ‘rapida’ svolta a sinistra, ha deciso che il candidato alla presidenza della Regione sarà Claudio Fava, attuale parlamentare nazionale di SEL di Nicki Vendola (nella foto sopra con Fava) eletto con l’accordo politico e i voti del PD. Le solite fanfare raccontano che Fava sarebbe – addirittura! – il candidato alla presidenza della Regione siciliana alternativo al PD di tutta la sinistra siciliana alternativa al Partito Democratico: boom!

A noi ‘sta chiave di lettura sembra priva di fondamento logico e politico. Si racconta, infatti, che ci sarebbe già un accordo – che a noi non risulta – tra lo stesso Fava e Ottavio Navarra, che lavora già da tempo assieme a tanti soggetti della sinistra alla sua candidatura alla presidenza della Regione siciliana. Approfondiremo questo tema. Ciò che in questo momento ci interessa illustrare sono alcuni aspetti di questa storia un po’ inverosimili. Partendo dal rapporto stretto tra il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e i vertici di Sinistra Italiana in Sicilia.

Orlando è abile. Ma questa volta i suoi ‘giochi’ sembrano un po’ scontati.

Come fa quasi sempre nei momenti che precedono le scelte politiche, Orlando opera su più ‘tavoli’.

In questa fase lavora, per la precisione, su tre ‘tavoli politici’.

Il primo ‘tavolo’ è il più semplice (o quasi): il Comune di Palermo. Dopo aver ‘vinto’ le elezioni comunali (COME LO POTETE APPROFONDIRE QUI), Orlando si divide tra l’attività di sindaco e quella di ‘commissario’ del PD siciliano, con il risultati approssimativi, se non fallimentari, nell’uno e nell’altro caso. Ne è testimonianza l’immondizia che, ormai da settimane, sommerge Palermo. ma, al di là della munnizza, questo è il ‘tavolo’ che gli sta dando meno problemi.

Il secondo ‘tavolo’ è quello della sinistra. Abituato con i ‘cavalier serventi’ del PD siciliano, pronti ad accodarsi ai suoi ordini (soprattutto da quando è diventato il ‘commissario’ del partito Democratico siciliano per conto di Renzi), il sindaco di Palermo pensava che tutti i soggetti della sinistra si sarebbero inginocchiati ai suoi piedi per prendere ordini.

Alla fine, però, ha scoperto che ai suoi ‘servizi’ c’erano solo i bersaniani di Articolo 1, Sinistra Italiana e l’ammucchiata elettorale di Sinistra comune, una sommatoria informe di soggetti più o meno riconducili alle ‘ceneri’ di SEL e a Rifondazione comunista di Palermo.

Ai ‘capi’ di Sinistra comune Orlando aveva dato disposizioni di raccogliere il resto della sinistra e di portarla ai suoi ordini. Ma questi ultimi avrebbero ‘fallito’.

Il problema – per Orlando – è che altri soggetti della sinistra siciliana non riconducibili né al PD, né a lui hanno già elaborato un progetto politico alternativo al PD e anche una candidatura alla presidenza della Regione: quella di Ottavio Navarra.

Sembra che Orlando si sia molto adirato per aver ‘scoperto’ che, in Sicilia, sarebbe germogliata una sinistra senza il suo ‘permesso’. Pronto accomodo, ha ‘punito’ l’ex assessore al Comune di Palermo, Giusto Catania, segretario provinciale di Rifondazione comunista, e il parlamentare nazionale di SEl Erasmo Palazzotto, ‘rei’, nell’egocentrica visione politica di Orlando, di non avergli consegnato gli ‘scalpi’ (politici, s’intende) dei vari Ottavio Navarra, Saverio Cipriano, Renato Costa, Mimmo Cosentino, Sonia Spallitta e via continuando.

Dopo di che Orlando ha chiamato a ‘rapporto’ i ‘capi’ di Articolo 1 e Sinistra Italiana e li ha invitati a indossare momentaneamente i panni della sinistra per ‘accoppare’ (sempre politicamente, s’intende) la candidatura di Ottavio Navarra, che si sarebbe ‘permesso’ di candidarsi senza il suo consenso!

Nasce così la candidatura di Claudio Fava, che le fanfare contrabbandano come il candidato unico della sinistra alternativa al PD siciliano alla presidenza della Regione. In realtà, con rispetto parlando, quella di Fava non è altro che una minestra vendoliana ‘arriquariata’ (riscaldata per i non siciliani).  

Che cosa abbia, infatti, di ‘alternativo’ al PD un personaggio come Fava, che fino a qualche settimana fa, con Sinistra Italiana e con i bersaniani di Articolo 1 trattava con Orlando per il Comune di Palermo e per le elezioni regionali non si capisce. Ma, si sa, Orlando ormai pensa che la politica siciliana tutta si debba ‘inchinare’ ai suoi voleri…

Il risultato è che alla candidatura di Fava come ‘alternativa’ al PD siciliano credono solo Orlando, i bersaniani, Sinistra Italiana e lo stesso Fava. Tutti gli altri si godono questa sceneggiata un po’ comica…

Insomma, per dirla tutta, il secondo ‘tavolo’ di Orlando è destinato a franare…

Idem per il terzo ‘tavolo’: la candidatura sempre più traballante del rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, che il sindaco di Palermo ha concordato con il ‘genio’ di Renzi, ignorando, anzi fregandosene di ciò che pensano dirigenti e parlamentari del PD siciliano.

Alla candidatura di Micari, a quanto pare, non crede lo stesso Micari, tant’è vero che non ne vuole sapere di dimettersi da rettore dell’università di Palermo.

Concludendo, anche il terzo ‘tavolo’ di Orlando sta franando.

Che dire, allora? Che Renzi e Orlando, in Sicilia, dal disastro del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre fino ad oggi, non ne hanno azzeccato una!

Il referendum sulle deliranti riforme costituzionali di Renzi è stato un disastro: 7 siciliani su 10 hanno detto “No” a Renzi e alle sue riforme.

Non contenti di questa sonora sconfitta, Renzi e Orlando hanno pensato di fare ‘ingoiare’ prima al PD e al centrosinistra dell’Isola e poi a tutti i siciliani un loro candidato alla presidenza della Regione. Ma il loro progetto sta fallendo miseramente. E nel loro fallimento stanno trascinando gli ‘scienziati’ di Articolo 1 MDP e Fava insieme con Sinistra Italiana.

 

4 settembre 2017

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TimeSicilia


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