Tre milioni di pratiche antimafia rischiano di affossare l’agricoltura! Non è che c’entra l’euro?
Economia, Editoriale

Tre milioni di pratiche antimafia rischiano di affossare l’agricoltura! Non è che c’entra l’euro?


Time Sicilia

La domanda è legittima perché l’euro, per l’Italia, diventa ogni giorno sempre meno sostenibile. Nonostante i sacrifici imposti al nostro Paese – complice il Governo Renzi, che è stato al servizio dell’Unione Europea dell’euro – la situazione economica dell’Italia, lungi dal migliorare, peggiora. Da qui la nostra domanda: non è che vogliono sbaraccare l’agricoltura per fare posti ai prodotti agricoli di altri Paesi?  

La notizia ci arriva da Nico Ferrante, un agricoltore siciliano:

“Nel Decreto fiscale, in queste ore in discussione al Senato, è stato approvato un emendamento che manderà in tilt il sistema dei pagamenti in agricoltura. La normativa, ormai superata da questo emendamento, stabiliva che la certificazione antimafia dovesse essere esibita dalle aziende per pagamenti superiori a 150 mila euro. Con questo emendamento la soglia è stata abbassata e portata a 5 mila euro. Sapete che significa questo? Che le Prefettura nel nostro Paese dovranno preparare e ‘girare’ ad AGEA qualcosa come 3 milioni di certificati antimafia. E’ chiaro che questo provvedimento bloccherà i pagamenti in agricoltura per chissà quanto tempo”.

Già in Sicilia i ritardi nei pagamenti, da parte di AGEA, sono notevoli (COME POTETE LEGGERE QUI e COME POTETE LEGGERE ANCHE QUI e COME POTETE LEGGERE PURE QUI).

Ora arriva questo emendamento che, come dice Nico Ferrante, rischia di creare ulteriori problemi all’agricoltura italiana in generale e siciliana in particolare.

Perché questo inasprimento dei controlli? Siamo sicuri che lo spirito di tale iniziativa sia solo quello di rendere difficile la vita alla mafia?

Non possiamo non ricordare che a patire per i ritardi dei pagamenti da parte di AGEA – l’Agenzia dello Stato che si occupa dei pagamenti in agricoltura – sono gli agricoltori di tutta l’Italia (COME POTETE LEGGERE QUI).

Ora arriva questo provvedimento che creerà ulteriori ritardi.

Cosa pensare? Formo restando che la lotta alla mafia è sacrosanta, non possiamo fare a meno di esternare il nostro retro-pensiero. Che si riassume nella seguente domanda: non è che l’Italia sta ritardando i pagamenti perché non è più nelle condizioni di effettuare i pagamento dovuti e si sta sacrificando l’agricoltura?

Ricordiamo che quello dell’euro è un sistema di produzione di moneta a pagamento. E questo non fa che aggravare i conti pubblici dell’Italia.

Basti pensare che, nel 2011, il debito pubblico italiano era pari a mille e 800 miliardi di euro. Dopo sei anni di sacrifici – IMU, tagli incredibili alla sanità, aumento dell’età pensionabile, aumento della pressione fiscale a livello locale, fallimento delle Province, Comuni senza soldi e servizi sempre più scadenti, Jobs Act e precarizzazione del lavoro – la situazione, lungi dal migliorare, è peggiorata.

Oggi, infatti, il debito pubblico italiani – ribadiamo: dopo enormi sacrifici chiesti agli italiani – si attesta sui 2 mila e 300 miliardi di euro!

E anzi poteva andare peggio. Teniamo conto che, fino ad oggi, il Quality easing voluto dal presidente della BCE, Mario Draghi, ha ridotto, ma non eliminato le distorsioni prodotte dall’euro e da chi lo ha voluto e lo gestisce.

Per non parlare del fatto che, fino ad oggi, non è stato mai applicato il Fiscal Compact, un folle trattato internazionale voluto dalla solita Unione Europea dell’Euro che imporrebbe all’Italia, per vent’anni, il pagamento di 50 miliardi di euro all’anno!

Come potete notare, siamo alla totale follia. La verità è che il sistema euro non è più sostenibile per l’Italia. Ma l’attuale Governo del nostro Paese insiste nel restare in un sistema monetario che è una trappola e che porterà l’Italia verso un’inevitabile impoverimento (che è già in corso) e, in prospettiva, verso la bancarotta.

Non è un caso se il Regno Unito non solo non è entrato a far parte dell’euro, ma si è anche chiamato fuori dall’Unione Europea.

E’ in questo scenario che si inserisce la vicenda AGEA. Che è uno dei tanti volti dell’Italia di oggi. I soldi, infatti, non mancano solo all’agricoltura: mancano alla sanità, mancano alle Province, mancano ai Comuni, mancano alle Regioni e via continuando con questa follia…

Non è da escludere che questa stretta, alla fine, possa essere una manovra per creare ulteriori difficoltà all’agricoltura italiana per consentire l’ingresso di prodotti agricoli di altri Paesi.

Già questo succede con il grano duro, con il pomodoro, con l’ortofrutta…

 

 

 

 

1 dicembre 2017

Autore

TimeSicilia


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