Economia

Il TTIP è un’impostura delle multinazionali. Renzi salverà l’Italia da tale imbroglio?


Time Sicilia

di Riccardo Gueci

A dare uno sguardo agli atti del governo di Matteo Renzi a proposito del TTIP, cioè del negoziato segreto sul commercio tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, le prospettive economiche per l’Italia appaiono molto nebulose. Infatti il Transtlantic Trade Investiment and Partnership apre ampi varchi agli interessi delle società multinazionali a discapito della sovranità degli Stati o degli enti territoriali, in quanto non più sovrani nell’esercizio delle loro prerogative costituzionali, ma soggette al prevalere degli interessi di quelle società. Infatti, la clausola dell’IsdsInvestor-state dispute settlement – impedisce alle istituzioni di apportare modifiche agli assetti territoriali di qualsiasi tipo, senza l’accettazione da parte della impresa che ha investito in quel territorio, a rischio che questa invochi un arbitrato presso una sede internazionale, non giurisdizionale, da essa prescelta per ottenere il risarcimento del danno arrecato alla convenienza del suo investimento.

Va da sé che le clausole contenute nel TTIP, favorendo in misura oscena gli interessi delle multinazionali, lasciano totalmente scoperti gli interessi e le prospettive di mercato delle piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura, e non solo, dell’apparato produttivo italiano. Specialmente nel settore agricolo e nel comparto manifatturiero e nell’artigianato. Riassumendo il quadro in uno slogan, questo potrebbe essere: “E i piccoli stanno a guardare”.

Perché abbiamo fatto riferimento agli atti di governo? Presto detto. Già il 13 Maggio scorso il nostro ministro degli Esteri partecipando al Consiglio dei ministri europeo ha convenuto sulla data del 27 Ottobre prossimo per la firma definitiva a Bruxelles del Trattato CETA che riguarda il negoziato sul commercio tra Europa e Canada e la ripresa del negoziati sul TTIP, cosa che è avvenuta l’11 Luglio appena scorso con l’avvio del 14° round.

L’altro atto formale è la lettera che lo scorso 30 maggio il neo ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha inviato a Cecilia Malmstrom, commissaria europea per il Commercio. Nella lettera, che è stata resa nota dal quotidiano on line Controlacrisi, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, afferma che “l”Italia, dopo una valutazione tecnica e politica, è venuta nella determinazione, a supporto della Commissione europea, che ‘solo UE’ è abilitata al sopracitato negoziato” e facendo riferimento al suo intervento durante la discussone sul CETA, ha sostenuto che “l’Italia considera il CETA un pietra miliare il cui fallimento avrebbe conseguenze negative per la politica commerciale dell’Unione europea e per la credibilità dell’Europa e la sua affidabilità di partner commerciale”.

“Questa posizione nazionale non si limita al caso specifico ed è senza pregiudizio per la nostra valutazione su altro negoziato il cui contenuto va considerato caso per caso, a partire dal TTIP”.

Con questi atti il governo Renzi hanno dato palese anticipazione di quale è lo spirito che intendono dare alla forma costituzionale da loro proposta, la quale esautora il Parlamento delle sue prerogative di organo sovrano della rappresentanza popolare, privandolo perfino della competenza a ratificare i trattati internazionali.

Basta la decisione del governo. Questo è il modello ‘efficientista’ rappresentato dalla riforma costituzionale targata Renzi & C., con tanti saluti alla democrazia parlamentare.

Incidentalmente, questa vicenda ci convince ancor più a schierarci per il NO al prossimo referendum popolare sulle riforme costituzionali volute da Renzi e dal suo governo.

Con queste premesse non meraviglia che Confindustria sia al fianco del governo Renzi e delle multinazionali (esemplare l’abbraccio con Sergio Marchionne) e i potentati finanziari che lo sostengono. Meraviglia, piuttosto, che le organizzazioni d’impresa, specialmente di quelle piccole e quelle delle aziende agricole, nonché le associazioni ambientaliste non facciano sentire il proprio dissenso. Così come non meraviglia che alla Dichiarazione di Barcellona, promossa da 40 Comuni europei, l’unico comune italiano che vi ha partecipato è stato Mereto di Tromba, un Comune del Trentino, per il resto, il vuoto.

A questo proposito va ricordato che tra i Comuni europei sottoscrittori della dichiarazione vi sono stati i Comuni di Birmighnam, Bruxelles, Colonia, Corfù, Grenoble, La Coruna, Madrid, Siviglia e Vienna.

Il convegno dei Comuni europei si è tenuto a Barcellona in virtù del fatto che quella città nel Settembre 2015, sulla spinta di un centinaio di associazioni e campagne di cittadini che costituiscono parte del cartello “Catalunya No al TTIP”, ha assunto una risoluzione istituzionale con la quale si dichiara “Città libera dal TTIP”.

Il prossimo incontro dei Comuni europei è previsto per l’autunno a Grenoble, in Francia. Il perno attorno al quale ruota la dichiarazione è rappresentato dal fatto che il TTIP introduce “elementi tossici” nei rapporti commerciali tra l’Europa e l’America del nord. La principale di queste tossicità è rappresentata dal Isds, come abbiamo descritto in precedenza.

Altri elementi tossici sono stati individuati da Greenpeace, la quale, attraverso i suoi canali, è venuta in possesso di parti del trattato e ne ha tratto delle valutazioni che riguardano la sicurezza alimentare, l’apertura verso le produzioni dell’agroindustria Usa, l’energia, il clima e la chimica.

Il primo caso metterebbe a rischio le norme europee sugli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sull’uso dei pesticidi e sulle etichettature dei prodotti alimentari; il secondo andrebbe a discapito dell’agricoltura sostenibile praticata dai piccoli coltivatori; una terza questione riguarda l’energia e il clima, laddove le normative europee rappresentano un intralcio alla concezione del libero (cioè senza regole) mercato e potrebbero essere abbattuti i limiti alle tecniche di fracking, tecnica di frantumazione idraulica usata dalle compagnie petrolifere, tesa ad immettere a forte pressione grandi quantità di acqua nei giacimenti, specialmente di gas naturale, per facilitarne l’estrazione.

Poiché questa pratica provoca la frantumazione degli assetti geologici, dando luogo anche a terremoti, l’Unione europea nel gennaio 2014 ha assunto una risoluzione, in forma di raccomandazione, ponendo delle limitazioni a tale procedimento estrattivo.

Ultimo elemento tossico, la chimica. In Europa esiste il principio di precauzione: nei procedimenti produttivi o sperimentali vige il principio della precauzione. Principio che negli Stati Uniti non vale. In quel Paese qualunque operazione o sostanza chimica è ritenuta sana, sino a prova contraria. Cioè a danno avvenuto.

In estrema sintesi abbiamo riportato le ragioni che suscitano timori e preoccupazioni nella pubblica opinione per quel poco che si conosce sul negoziato segreto sui rapporti commerciali futuri tra UE ed USA. E’ pur ero che Jean Claude Junker, presidente della Commissione europea, si era impegnato a rendere pubblici i termini del trattato. Allo stato degli atti non risulta che qualcosa sia venuta fuori, tranne quel tanto che ne ha pubblicato Greenpeace.

Tuttavia, chi per il ruolo o la competenza istituzionale che svolge ne sa qualcosa non ha mancato di manifestare le proprie perplessità. Il riferimento è alle Nazioni Unite. Da lì è venuta una forte condanna, tramite Alfred de Zayas, esperto di diritti umani dell’ONU, il quale ha dichiarato:

“La ratifica del CETA e dell TTIP potrebbe avviare una corsa al ribasso in termini di diritti umani e potrebbe compromettere seriamente lo spazio di regolamentazione degli Stati. Tutto ciò è contrario agli sopi e ai principi della Carta dell’ONU e andrebbe a rappresentare un serio ostcolo al raggiungimento di un ordine internazionale democratico e giusto”.

In conclusione, uno sguardo a volo sulle conseguenze che il trattato TTIP potrebbe causare all’economia agricola siciliana, dove le coltivazioni con il sistema biologico occupano la superficie agricola più ampia di quella delle altre regioni italiane. Con produzioni agricole pregiate ed apprezzate su tutti i mercati nazionali ed esteri. Tutti gli sforzi dei nostri agricoltori andrebbero in fumo, altro che ripresa dell’economia meridionale come riporta l’ultimo rapporto SVIMEZ! Ripresa che ha consentito al PIL nazionale di non precipitare oltre le previsioni al ribasso che ne danno tutte le agenzie e tutti gli osservatori internazionali.

Conclusione: se non fossimo convinti che le nostre sollecitazioni sono come parole al vento, ci verrebbe voglia di rivolgere un accorato appello al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, a schierarsi per il NO TTIP in Europa e fare sentire forte la voce del popolo italiano nei confronti di questa impostura internazionale. Del resto, l’ha fatto la Francia e per un momento si è penato che il pericolo fosse stato scongiurato.

Ma gli interessi delle multinazionali sono talmente pressanti che la commissaria europea del Commercio, Cecilia Malmstrom, ha tentato l’ultima carta ed ha investito della questione la Corte Suprema europea affinché si pronunci su un quesito: se è necessaria l’unanimità degli Stati membri o è sufficiente il pronunciamento favorevole di 15 Stati su 28 affinché il Trattato commerciale tra gli Usa e la UE diventi operante in tutta l’Unione.

Noi, comunque, ci proviamo lo stesso e diciamo. caro Matteo, per una volta fai sentire alta e forte la voce del popolo italiano che di mangiare porcherie prodotte dalle multinazionali non ne vuole sapere. Per una volta prova a dimostrare di essere libero ed autonomo rispetto al potere finanziario internazionale ed a quello delle multinazionali dell’energia e dell’ ‘alimentazione”.

5 agosto 2016

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TimeSicilia


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