E’ ufficiale: l’aumento degli sbarchi alimenta il ‘mercato’ della prostituzione
Editoriale

E’ ufficiale: l’aumento degli sbarchi alimenta il ‘mercato’ della prostituzione


C. Alessandro Mauceri

La fame e la guerra non c’entrano nulla. Secondo il ‘Rapporto sulla tratta di esseri umani attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale’, tante di queste donne che sbarcano in Italia vanno ad alimentare il mondo della prostituzione gestito dalla criminalità organizzata. Donne costrette a sottostare a una sorta di rituale voodoo

Che la maggior parte dei migranti in arrivo attraverso il Mediterraneo non sono né profughi, né rifugiati ormai lo sanno tutti (tranne forse le autorità nazionali e dell’Unione Europea). Ora la conferma (l’ennesima) arriva dal ‘Rapporto sulla tratta di esseri umani attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale’, realizzato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), basato sui dati raccolti dall’agenzia Onu presso i luoghi di sbarco e nei centri di accoglienza per migranti nelle regioni del Sud Italia. L’analisi mette in luce diversi aspetti del fenomeno “migranti”. Vediamoli per grandi linee.

I principali Paesi per provenienza delle persone che hanno cercato di arrivare in Italia via mare sono la Nigeria (quasi raddoppiati gli arrivi rispetto all’anno precedente), non solo da Edo State, ma da diverse regioni di questo Paese (Delta, Lagos, Ogun, Anambra, Imo, Akwa Ibom, Enugu, Osun, Rivers) seguita dall’Eritrea, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio.

Chi viene in Italia è in cerca di un lavoro o, come dimostra il rapporto, perché oggetto di una nuova forma di schiavismo. Molti delle donne e dei minori non accompagnati che sbarcano nel nostro Paese, infatti, sono vittime di sfruttamento. Notevole l’aumento delle donne e dei minori non accompagnati: rispettivamente, 11.009 donne e 3.040 minori non accompagnati nel 2016, a fronte di circa 5000 donne e 900 minori non accompagnati sbarcati nel 2015.

Il numero delle vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale sta aumentando esponenzialmente: secondo l’OIM, solo negli ultimi di tre anni il loro numero è cresciuto del 600%. In alcuni casi la quasi totalità delle donne (spesso giovani e minori tra i 13 e i 24 anni: per inciso, nel 2016 è stata registrata una diminuzione dell’età delle più giovani vittime di tratta) sono oggetto di violenza e abusi già durante il viaggio.

L’80% delle ragazze arrivate dalla Nigeria denuncia simili trattamenti e il loro numero è aumentato da 1.500 nel 2014 a oltre 11.000 nel 2016.

“La tratta è un crimine transnazionale che sconvolge la vita di migliaia di persone ed è causa di inaudite sofferenze”, sottolinea Federico Soda, direttore dell’Ufficio OIM di Coordinamento per il Mediterraneo. Le vittime spesso appartengono a gruppi sociali particolarmente vulnerabili: basso livello di istruzione, situazioni familiari particolarmente svantaggiate e molti altri aspetti non lasciano dubbi su quale sia lo scopo per cui spesso queste ragazze vengono portate in Italia.

Molte volte non viene chiesto loro neanche di pagare per la tratta attraverso il Mediterraneo: per loro paga l’ “accompagnatore” (la “madame” o il “boga”), ma non prima di averle convinte che non possono violare il giuramento che hanno sigillato con una sorta di rituale voodoo.

Un viaggio, quello attraverso il Mar Mediterraneo, che spesso lascia pesanti ferite in quelli che arrivano nella terra promessa, l’Italia. Il rapporto parla di numerose problematiche di natura ‘comportamentale’, che si manifestano durante la fase della prima accoglienza: problemi psicologici come ansia, scarsa autostima, depressione, ma anche aggressività, diffidenza e scarsa collaborazione nei confronti degli operatori, introversione, “uso eccessivo del telefono (con ricezione di chiamate dall’esterno che inducono a ritenere forme di controllo da soggetti esterni)” e coinvolgimento in attività quali la prostituzione o l’accattonaggio.

Tutti problemi che non hanno niente a che vedere con i conflitti in atto in Siria e nello Yemen e con le misure adottate (e spesso non rispettate) dai vari Paesi dell’Unione.

“Riteniamo inoltre sempre più urgente che, all’analisi dei dati, si affianchi una riflessione sul mercato cui sono destinate queste ragazze e sulla domanda, evidentemente in crescita, di prestazioni sessuali a pagamento”, ha detto Carlotta Santarossa, Project Manager OIM.

Ma soprattutto tutti problemi che non lasciano prevedere alcuna possibilità di ricevere sostegno per le ‘casse’ previdenziali. Almeno non nel prossimo futuro. Un futuro che per molti di quelli che sbarcano in Italia appare tutt’altro che roseo…

22 luglio 2017

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AlessandroMauceri


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