‘UK election choc’: batosta per Theresa May,  balzo in avanti di Corbyn che vince sui temi sociali
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‘UK election choc’: batosta per Theresa May, balzo in avanti di Corbyn che vince sui temi sociali


Time Sicilia

I giornali inglesi non si esitano a parlare di risultati choc: i Tories, i conservatori di Theresa May, sono ancora il primo partito in Gran Bretagna, ma le elezioni di ieri sono stati una vera e propria batosta: hanno perso 12 seggi rimanendo con 317, al di sotto dei 326 che garantiscono la maggioranza assoluta in Parlamento. La batosta è evidente se consideriamo che la premier aveva indetto le lezioni anticipate per rafforzare la posizione del suo partito. Obiettivo, evidentemente, mancato.

Balzo in avanti per i Laburisti di Jeremy Corbin che guadagnano 29 seggi per un totale di 261.  Il partito laburista britannico realizza il primo incremento di seggi in Parlamento dalla prima vittoria di Tony Blair nel 1997. Da allora, proprio grazie ad un Blair neo-liberista e guerrafondaio, il partito aveva sempre perso.

“Abbiamo cambiato la politica in meglio, – ha detto Corbyn – ringrazio tutti coloro che hanno votato per il nostro programma e per la sua radicale visione di una Gran Bretagna più giusta”. Poi l’affondo: “Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada”.

Perde anche lo Scottish National Party: 35 seggi, rispetto ai 56 precedenti. Guadagnano 3 seggi, attestandosi a 7,  gli irlandesi di Sinn Fein. Leggero incremento per i Liberal democrat (i veri oppositori della Brexit), che potranno contare su 12 seggi rispetto agli 8 precedenti. Fuori l’Ukip rimasto a bocca asciutta (aveva un solo seggio).

Che succederà ora? 

Il rischio, va da sé, è l’ingovernabilità. I giornali parlano di un “hung parliament”, un parlamento “appeso”, perché al momento non si capisce quale coalizione potrà nascere da questi risultati.

Theresa May, ammesso che non si dimetta, non potrà contare né sugli scozzesi, né su i Liberal: entrambi sono pro Europa ed è difficile che possano dialogare.

Per inciso, durante questa campagna elettorale, in Gran Bretagna si è parlato poco di Brexit. E’ assodato che ci sarà. La differenza stava nell’approccio: nessun accordo con l’Ue per i conservatori, una uscita più morbida per Corbyn.

Che gli inglesi abbiano poi cambiato idea su questo tema non sembra plausibile: i conservatori restano il primo partito con il 42%  e l’atro 40% è andato ai  Labour che non la mettono in discussione. Lo sa bene Pierre Moscovici, Commissario Europeo agli affari economici e finanziari: “Non è stato un referendum bis, la Brexit non viene rimessa in discussione. La Brexit è stata chiesta dal parlamento quasi all’unanimità e tra due anni la Brexit dovrà aver luogo”. L’unica cosa che resta da capire è come.

I temi che hanno acceso la politica britannica sono stati prettamente economici. Ed è proprio su questo campo che i Labouristi di Corbyn, con la loro visione di un Regno Unito meno incline alla finanza e più incentrato sui temi della sicurezza sociale, hanno vinto la loro battaglia. Alla faccia di quella pseudo sinistra italiana per la quale Corbyn era destinato a perdere perché “troppo di sinistra”.

Agli inglesi  è piaciuta anche la sua presa di posizione sulla politica estera e sul terrorismo (sotto l’articolo in cui parliamo di questi due temi nella visione del socialista Corbyn).

L’affluenza alle urne è stata del 69%, la più alta dal 1997. Questo dato conferma le previsioni che un’alta affluenza avrebbe giovato al partito laburista di Jeremy Corbyn. Secondo molti osservatori infatti Corbyn durante la campagna elettorale sarebbe riuscito a mobilitare non solo molti giovani, ma anche molte persone che altrimenti avrebbero disertato le urne.

Il nuovo governo, ufficialmente, dovrebbe essere battezzato il prossimo 19 Giugno. Vedremo nei prossimi giorni cosa succederà.

Elezioni nel Regno Unito, Corbyn: “Combattere il terrorismo con un NO alle guerre nei Paesi stranieri”

 

9 giugno 2017

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