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Un Buco nero viaggiante


Aldo Gagliano

Un team internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero supermassiccio che è stato spinto fuori dal centro della sua galassia, denominata 3C186. Il buco nero è stato molto probabilmente espulso dalla forza di onde gravitazionali (1). E’ la prima volta che gli astronomi scoprono un buco nero supermassiccio a grande distanza dal centro della galassia ospite.

Anche se molti altri presunti buchi neri in fuga sono stati visti altrove, finora non c’è stata nessuna  conferma. Alcuni astronomi utilizzando il NASA/ESA Hubble Space Telescope hanno rilevato un buco nero supermassiccio, con una massa di un miliardo di volte quella del Sole. “Stimiamo che serve l’energia equivalente di 100 milioni di supernovae esplose contemporaneamente per “cacciare” il buco nero…” dice Stefano Bianchi, co-autore dello studio, dell’Università Roma Tre, Italia.

Le immagini scattate da Hubble hanno fornito un primo indizio insolito sulla galassia 3C186. Le immagini distanti 8 miliardi di anni luce, hanno rivelato un brillante Quasar, ovvero la firma energetica di un buco nero attivo, che si trova lontano dal nucleo galattico. “I buchi neri risiedono nei centri delle galassie, quindi è raro vedere un quasar non in centro”  ricorda Marco Chiaberge, ricercatore presso lo Space Telescope Science Institute degli Stati Uniti d’America.

Il team ha calcolato che il buco nero ha già viaggiato per circa 35 000 anni luce dal centro, di più della distanza tra il Sole e il centro della nostra Via Lattea. E continua il suo volo ad una velocità di 7,5 milioni di chilometri all’ora. A questa velocità il buco nero potrebbe viaggiare dalla Terra alla Luna in tre minuti.

Sebbene non possono essere esclusi altri scenari per spiegare le osservazioni, la fonte più plausibile dell’energia propulsiva potrebbe essere dovuta a onde gravitazionali  scatenate dalla fusione di due buchi neri massicci al centro della galassia ospite. Questa teoria è supportata da code mareali identificate dagli scienziati, prodotte tra due galassie in collisione.

Secondo la teoria presentata dagli scienziati, 1 o 2 miliardi di anni fa due galassie – ciascuna con buchi neri centrali – vorticavano una intorno all’altra al centro della galassia ellittica appena formata, creando potenti onde gravitazionali. Quando i due buchi neri si unirono, l’emissione anisotropica delle onde gravitazionali generarono un forza (difficilmente descrivibile) che spinse il buco nero risultante fuori dal centro galattico.

“Se la nostra teoria è corretta, le osservazioni forniscono una forte evidenza che i buchi neri supermassicci si possono realmente unire”  spiega Stefano Bianchi. “C’è già evidenza di collisioni di buchi neri, ma il processo è molto complesso e non è ancora completamente chiaro.”

Questo è realmente un evento unico, soprattutto perché non tutti i buchi neri in fusione producono onde gravitazionali di tale portata. Il team ora vuole continuare le osservazioni in combinazione con l’ Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) e altre strutture, per misurare in modo più accurato la velocità del buco nero e il suo disco di gas circostante, dati che possono produrre ulteriori approfondimenti nella natura di questo raro oggetto.

(1) Albert Einstein aveva previsto questa teoria. Le onde gravitazionali sono increspature nello spazio che si creano accelerando oggetti massicci. Le increspature sono simili ai cerchi concentrici prodotti quando un sasso è gettato in uno stagno. Nel 2016, il laser interferometro gravitazionale Observatory (LIGO) ha aiutato gli astronomi a dimostrare l’esistenza delle onde gravitazionali rilevando la loro emissione dall’unione di due buchi neri supermassivi.

23 marzo 2017

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Aldo Gagliano


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