USA: “Nesso tra terremoti e trivellazioni fracking”. E in Italia questa tecnica si usa?

Le autorità ambientali americane rompono gli indugi e legano i frequenti sismi in Texas all’attività di estrazione di idrocarburi con la tecnica della frantumazione delle rocce. In Italia si è mai usata questa tecnica? I casi sospetti in Emilia, Marche, Toscana, Puglia e Basilicata…

17 Nov 2013, Oklahoma, USA --- Fracking for gas and or oil in northern Oklahoma is booming. Many towns are reporting hundreds of earthquakes in the past half dozen years where there were none before. --- Image by © Les Stone/Corbis

Prima il sospetto. Poi la denuncia dell’Unites States Geological Survay. Ora la conferma dell’Environmental Protection Agency (EPA), l’authority federale per la salvaguardia dell’ambiente: c’è un legame tra la crescita del numero dei terremoti e alcune tecniche di estrazione degli idrocarburi che comportano l’iniezione di grandi quantità di acqua e altri fluidi nel sottosuolo. Tant’è che  “le recenti attività sismiche in Texas possono essere legate allo smaltimento delle acque reflue durante la perforazione dei pozzi di petrolio e gas di scisto, confermando le ipotesi dei geofisici e sismologi”, scrive la Reuters.

I funzionari della Environmental Protection Agency (EPA) hanno rilasciato il corrispondente commento in una lettera indirizzata alla Commissione sulle Ferrovie del Texas, ente che regola l’industria petrolifera nello Stato.

I terremoti sono stati legati al pompaggio di acqua salata utilizzata nei pozzi di perforazione per il fracking (fratturazione idraulica).

Secondo lo US Geological Survey, il numero dei terremoti nel Paese è aumentato drammaticamente negli ultimi 6 anni, in corrispondenza del boom dell’industria dello shale. Mentre dal 1973 al 2008 nella parte centrale del Paese si registravano mediamente 24 terremoti all’anno di magnitudo superiore a 3 gradi della scala Richter, dal 2009 al 2015 si è passati a 318 attività sismiche all’anno, mentre nel 2015 sono state registrate 1.010 scosse.

Quest’anno le autorità federali si aspettano una crescita del numero di terremoti in diverse regioni del Paese, dove si svolgono le attività estrattive di idrocarburi.

Fracking è il termine inglese usato per definire la tecnica controversa della fratturazione idraulica (hydraulic fracturing) per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto (shale gas), cioè quelle presenti nel sottosuolo che si sfaldano più facilmente. Per fare ciò, è necessario iniettare nel suolo grandi quantità di acqua e di altre sostanze.

In Italia dovrebbe essere vietato. Nel senso che nel decreto Sblocca Italia del 2014 c’è una norma specifica (Art 38- comma 11-quater) al riguardo e, tra l’altro, non ci sarebbero neanche le rocce ‘giuste’ sul territorio italiano per questa tecnica.

Ma prima di allora è stata mai usata questa tecnica? Qui le cose si complicano.

Nel 2015 una interrogazione parlamentare del M5S chiedeva, fra le altre cose, chiarimenti relativi alla presupposta esistenza sul territorio italiano di estrazione non-convenzionale di idrocarburi con la tecnica del fracking, con esplicito richiamo alle Concessione di Tertiveri di Eni (in Puglia) e di Fiume Bruna di Independent Energy Solutions (in Toscana, in piena Maremma). Ma non solo. I sospetti riguardavano anche la Val d’Agri, in Basilicata e altre regioni.

Il Governo, in quell’occasione, aveva risposto che mai era stata autorizzata, ma che c’è una distinzione da fare “tra il fracking e la normale stimolazione tramite fluidi pressurizzati, in uso nei giacimenti convenzionali”.

Risposta che non aveva convinto i deputati pentastellati e molti ambientalisti che, anzi, leggono l’art. 38 dello Sblocca Italia, comma 11 quater sostanzialmente come una “sanatoria” per tutte le compagnie che alla data del 31.12.2014 avevano fatto espressa dichiarazione al Ministero dello Sviluppo economico di aver violato la legge. Fracking-infographic_web

Del tema si sono occupati ampiamente i media anche in seguito al terremoto del 2012 nel Nord Italia, quando la commissione internazionale Ichese affermò che “non era possibile escludere un collegamento tra le attività estrattive e i terremoti che nel maggio del 2012 colpirono Emilia Romagna, Lombardia e Veneto (qui i dettagli)”.  Nel mirino gli impianti petrolifici di Cavone, nei pressi di San Possidonio, in provincia di Modena.

Se, però, in quel sito sia stata usata la tecnica del fracking, o  la “normale stimolazione tramite fluidi pressurizzati” non si è mai chiarito e cambia poco se il risultato è un sisma.

Infine, l’anno scorso, un post del Fatto quotidiano, ironizzava sulla differenza tra fracking e “e la normale stimolazione tramite fluidi” di cui ha parlato il Governo.

A scriverlo la docente universitaria e attivista ambientale, Maria Rita d’Orsogna: “Qualcuno deve spiegarmi cos’è il Massive Hydraulic Fracturing fatto dall’Agip davanti alle coste di San Benedetto del Tronto nel 1978, presso il pozzo Piropo 2″. Ovvero l’ iniezione di 600mila litri di fluidi pompati nel mare per stimolare il pozzo.

“Si dirà – continua la docente- è successo nel 1978. Tanto tempo fa. Certo, ma non ha importanza quando è successo, quanto che c’è stato un Massive Hydraulic Fracturing nei nostri mari e continuano a ripetere che non accade in Italia, il fracking mai e poi mai. Ma il giornalismo ufficiale italiano dov’è”?

Qui potete leggere il post in questione.

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