A Ustica le “Storie che emergono dal mare” raccontano la storia millenaria della Sicilia
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A Ustica le “Storie che emergono dal mare” raccontano la storia millenaria della Sicilia


Time Sicilia

Un evento straordinario di valenza culturale internazionale voluto dalla Soprintendenza del Mare della Regione siciliana. La dimostrazione che negli uffici della Regione, nonostante i disastri combinati dal Governo di Rosario Crocetta ci sono persone – persone! – che pensano alla cultura: che è la vera, grande e insostituibile risorsa della Sicilia. Onore al professore Sebastiano Tusa, infaticabile archeologo e studioso che dà onore e lustro alla nostra Isola

Nel corso della 58esima Rassegna internazionale delle attività subacquee ha riscosso molto interesse la mostra “Storie che emergono dal Mare”, allestita nel centro congressi del Comune di Ustica. La mostra è stata organizzata dalla Soprintendenza del Mare della Regione siciliana (Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana – Dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana), dall’Accademia internazionale di scienze e tecniche subacquee con i contributi del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (progetto Eccellenza “MICE in Italia”), dall’assessorato regionale del Turismo sport e spettacolo e dal Comune di Ustica.

E’ stata un’occasione per fare conoscere ai residenti e ai numerosi turisti presenti nell’isola di Ustica alcuni importanti reperti archeologici recuperati dai fondali siciliani. Tra i pezzi più importanti, i due elmi corinzi recuperati a largo di Gela e le monete puniche parte di un tesoretto rinvenuto le mare di Pantelleria.

La mostra, concepita a 13 anni dalla nascita della Soprintendenza del Mare, ha presentato le principali attività svolte in Sicilia e in contesti internazionali dalla stessa Soprintendenza del Mare della Regione siciliana. Un ufficio regionale, la Soprintendenza del Mare, che assolve ai suoi compiti istituzionali conseguendo risultati di eccellenza riconosciuti da enti e istituzioni internazionali, assicurando la tutela dei beni sommersi e sperimentando azioni ormai divenute best practices adottate a livello mondiale dall’UNESCO.

Il percorso espositivo è stato valorizzato da 20 pannelli che hanno illustrano le principali attività dal 2004 ad oggi mentre un documentario ha presentato le principali scoperte e indagini effettuate in questi anni. Una piccola ma significativa esposizione di reperti archeologici recuperati nei fondali siciliani ha completato la mostra.

Tra i reperti esposti che raccontano una storia millenaria ricordiamo le monete puniche in bronzo individuate a 13 metri di profondità, in località Cala Tramontana, a Pantelleria. In questo sito è stato rinvenuto un deposito monetale di 3471 monete, nei pressi dei resti del carico di un relitto databile alla prima metà del III secolo a.C.; poi ci sono i 13 lingotti di piombo di origine romana trovati causalmente nell’estate del 2006 da un subacqueo ad una profondità di 7 metri non lontano dal porto di Capo Passero, in provincia di Siracusa; e, ancora, i due elmi corinzi che provengono dal mare antistante la contrada Bulala di Gela, luogo ben noto archeologicamente perché è da qui che provengono interessanti tracce di relitti.

In quest’ultimo caso, si tratta di oggetti simili ben inquadrabili nella tipologia dell’elmo corinzio ampiamente diffuso in Grecia e negli ambienti coloniali della Sicilia e della Magna Grecia tra il 650 e il 450 a.C.

Importante anche l’Anfora Dressel 21-22, contenitore recuperato dal relitto Panarea II (I sec. D.C.) quasi del tutto privo di collo in cui raramente si evidenzia la separazione tra il collo e la pancia. L’Anfora africana cilindrica recuperata nel 2009 nei fondali del Canale di Sicilia si inquadra in un arco cronologico che va dalla fine del II sec. a tutto il IV sec. D.C.

Da segnalare anche l’ancora in piombo con ceppo e contromarra.

I mari che circondano la Sicilia, da Panarea a Mazara, da Lipari alle Egadi, da Marzamemi a Sciacca e Avola hanno restituito una quantità di reperti archeologici di grande valore che contribuiscono a fornire notizie sul ruolo dell’Isola nel Mediterraneo. Questi reperti sono tornati alla luce grazie all’incessante lavoro del professor Sebastiano Tusa, archeologo, Soprintendete del Mare della Regione siciliana e presidente dell’Accademia internazionale di tecniche subacquee, coadiuvato da uno staff che vanta grande professionalità.

13 settembre 2017

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