Perché la Corte Costituzionale ha sbagliato a rinviare l’esame sull’Italicum

Di fatto, con questo rinvio, che non sta né in cielo, né in terra, la Corte Costituzionale ha operato una scelta ‘politica’ che non le compete. Tra l’altro, un conto è il referendum sulle riforme costituzionali, mentre altra e ben diversa cosa è una legge elettorale imposta al Paese da un Governo ‘legittimato’ da un Parlamento di ‘nominati’ delegittimato. Così l’Italia si avvia ad essere un Paese governato da un regime, altro che democrazia!

di Riccardo Gueci

Di fatto, con questo rinvio, che non sta né in cielo, né in terra, la Corte Costituzionale ha operato una scelta ‘politica’ che non le compete. Tra l’altro, un conto è il referendum sulle riforme costituzionali, mentre altra e ben diversa cosa è una legge elettorale imposta al Paese da un Governo ‘legittimato’ da un Parlamento di ‘nominati’ delegittimato. Così l’Italia si avvia ad essere un Paese governato da regime, altro che democrazia!

La decisione assunta dalla Corte Costituzionale a proposito del rinvio a nuovo ruolo dell’esame della legge elettorale vigente, il cosiddetto Italicum, non ci convince nel modo più totale. In primo luogo perché il rinvio non è abbastanza motivato e, in seconda battuta, per la ragione che con questo atto la Consulta ha abdicato alla sua funzione di organo di garanzia che opera a prescindere dalle contingenze politiche o da quelle elettorali.

la Corte Costituzionale è il giudice delle leggi, un organo terzo che ha il compito di giudicare se una legge vigente è compatibile con la lettera e lo spirito della Carta fondante della Repubblica democratica italiana. Punto. Avere rinviato il giudizio sulla legge elettorale che ben tre Tribunali italiani hanno ritenuto di sottoporre al giudizio della Corte Costituzionale non depone certo a favore della terzietà della stessa Consulta. Anzi.

Poniamo per ipotesi che al referendum prevalgano i Sì e quindi la legge di riforma della Costituzione venisse convalidata dal voto popolare: quale riflesso avrebbe sulla legittimità o meno di una legge ordinaria relativa al sistema di voto per la elezione dei componenti la Camera dei Deputati, quando ciò avverrà? A nostro modestissimo parere, nessuno, tranne quello di ammettere tacitamente che la legge elettorale in questione e strettamente legata al nuovo ordinamento della Camera dei Deputati, che sarebbe l’unico soggetto abilitato a concedere la fiducia al governo e, perciò, il controllo della Camera da parte del governo è un’esigenza per assicurare a questo stabilità fittizia (leggi premio di maggioranza) e governabilità sulla carta. Con buona pace per la rappresentanza della sovranità popolare.

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Infatti, uno dei dubbi di legittimità costituzionale dell’Italicum è proprio quello relativo all’elezione dei componenti la Camera dei Deputati con le liste bloccate, predisposte dalle segreterie dei partiti anziché lasciati alla libera scelta degli elettori. Cosa questa che non ha nulla a che vedere con le competenze del nuovo Senato delle Regioni, anche qui composto a tavolino dalle segreterie dei partiti attraverso elezioni di secondo grado da parte dei consigli regionali. In tal modo le segreterie dei Partiti avrebbero il pieno controllo del Parlamento, che non sarebbe più l’organo rappresentativo della sovranità popolare, ma la risultante del potere degli apparati politici. La discussione della costituzionalità risiede proprio su questo punto: la sovranità appartiene al popolo o agli apparati dei partiti?

Ebbene, la Corte Costituzionale ha deciso di non decidere e di subordinare la sua competenza sulla costituzionalità di una legge ordinaria del Parlamento all’esito del voto referendario sulla legge di riforma di larga parte della Carta costituzionale. Il che è un non senso perché riguarda materie del tutto diverse, ma tant’è. O forse i giudici della Consulta attendono che, all’interno del PD, si mettano d’accordo se rivedere o meno l’Italicum, visto che, in un’Italia tripolare, potrebbe vincere il Movimento 5 Stelle?

Insomma, comunque la si giri, il rinvio, da parte della Corte Costituzionale, dell’esame dell’Italicum è un errore che la dice lunga su quello che sta diventando i8l nostro Paese.

Tuttavia, una cosa appare certa ed essa riguarda la salvaguardia dello spirito democratico della nostra Costituzione: la sovranità popolare. L’unico modo per dimostrare che il popolo italiano è pienamente consapevole della sua sovranità sarà quello di votare NO al referendum popolare in modo da affermare urbi et orbi che le alchimie e le manipolazioni cervellotiche delle regole del gioco da parte di chi mira soltanto al potere (camuffato sotto l’espressione di governabilità) trovano il limite invalicabile della consapevolezza popolare del suo ruolo primario sulle sorti della democrazia parlamentare.

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A conclusione di queste brevi note sulla decisione improvvida della Corte Costituzionale riguardano la riforma costituzionale, oggetto del referendum. Se la Corte in carica, cioè composta attraverso il metodo previsto dalle leggi vigenti, orienta i suoi modi e i suoi tempi di decisione alle contingenze politiche, proviamo ad immaginare la Corte che verrà composta dalla sola Camera dei Deputati a sua volta eletta con la legge elettorale vigente, oggetto di pronunciamento costituzionale, come si comporterebbe e quali garanzie di terzietà potrebbe assicurare al popolo italiano. Anche questo è un buon motivo per votare NO al referendum che si celebrerà tra il 27 del prossimo Novembre o il 4 Dicembre successivo.

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