Prefetture illegittime? Il MIAS alla deputata 5 Stelle: “Giuridicamente infondate le sue obiezioni”

La risposta del Movimento Indipendenza e Autonomia (e le nostre osservazioni)

Ha suscitato un vibrante dibattito l’articolo sull’interrogazione parlamentare relativa all’incostituzionalità delle prefetture in Sicilia, firmata dal deputato Vincenzo Figuccia e ‘confezionata’ dal Movimento per l’Indipendenza e l’Autonomia (MIAS) della Sicilia. Il tema non è, certamente, alla portata di tutti. Ma non è dei più complessi se solo si rammenta quanto previsto dall’articolo 15 dello Statuto Siciliano e se il problema si inserisce  nell’ormai storica querelle con lo Stato italiano sulla mancata applicazione della maggior parte delle norme statutarie. Ogni tanto, se ne sente parlare, in particolare quando questa ‘disattenzione’ romana, tocca il portafoglio dei siciliani. E’ il caso, ad esempio, del mancato riconoscimento di alcuni tributi regionali che, contrariamente a quanto previsto dallo Statuto (che ha rango costituzionale) finiscono dritte nelle casse romane. Resterà negli annali, ad esempio, l’ammissione dell’ ei fu assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei da Roma, che, nel corso di una intervista, parlò di circa 7 miliardi di euro l’anno che lo Stato trattiene indebitamente (qui potete leggere il caso). Sul tema, ogni tanto, è arrivata anche qualche reprimenda della Corte dei Conti Siciliana, come potete leggere qui, ad esempio).

Nel caso di cui ci stiamo occupando in queste ore, il tema delle prefetture, l’aspetto economico è secondario rispetto alla questione principale: la loro legittimità in Sicilia. Argomento, come detto, finito all’Ars grazie all’interrogazione parlamentare del MIAS che ha avuto il merito di riportare in primo piano la questione e che ha ‘costretto’ anche l’assessore regionale alle Autonomie, Marco Zambuto, a riconoscere che il problema c’è, anche se non si è mai affrontato (qui potete leggere l’articolo sull’interrogazione).

Sala d’Ercole, l’Aula dell’Assemblea regionale siciliana

Sul caso, si registra l’intervento della deputata 5 Stelle, Valentina D’Orso (potete leggere qui il suo pensiero in merito) che sguaina la sua spada in strenua difesa delle prefetture. Al di là dell’antipatica coincidenza di trovare sempre più spesso i grillini in linea con il pensiero dominante, non possiamo non notare come la difesa della deputata sia quasi fuori contesto, quasi ‘personalizzata’. Nel senso che è chiaro che in ballo non c’è l’operato delle singole prefetture in difesa di questa o quella legalità , ma il fondamento costituzionale della loro esistenza in Sicilia. Non vì è alcun dubbio, infatti, che lo Statuto non le preveda  in quanto manifestazione di un potere statale che è in netto contrasto con l’Autonomia Siciliana. Si può discutere di tutto, del come, del perché, di cosa fare, ma non della sostanza che è chiara come un cielo di primavera. Né ci convince il riferimento della deputata ad alcune sentenze della Corte Costituzionale dalle quali, a suo giudizio, si potrebbe evincere il contrario. Per un motivo ovvio: la Corte Costituzionale è espressione dello Stato italiano. Non a caso, a giudicare di eventuali ingerenze dell’ordinamento statale in quello siciliano, dovrebbe essere l’Alta Corte per la Sicilia che, come ebbe a dire il primo presidente della Regione, Giuseppe Alessi “fu sepolta viva” a vantaggio dello Stato. Insomma, se lo Stato può fare sentire la sua voce nelle controversie, alla Sicilia è stato messo un tappo in bocca.

Detto questo, ad entrare nel merito specifico delle osservazione della deputata è lo tesso MIAS che, attraverso il suo ufficio legale, le risponde così:

“ARTICOLO 15 STATUTO SPECIALE DI AUTONOMIA
E SOPPRESSIONE DEL PREFETTO IN SICILIA
Gentile Onorevole D’ Orso ,
mi è gradito rivolgermi a Lei nella consapevolezza che , nella duplice veste di parlamentare della Repubblica italiana e di avvocato , possa comprendere , meglio di ogni suo altro collega , le legittime istanze di una Terra che è anche la sua: la Sicilia .
Nella sua lunga , ma non esaustiva risposta , lei affronta immediatamente il problema dell’art. 31 S.S. , che va sicuramente discusso , ma dopo , e non prima , di  parlato dell’art. 15 dello Statuto Speciale. E questo , proprio perché il problema del mantenimento dell’ordine pubblico in Sicilia , e soltanto nella nostra Isola , riguarda , a norma dell’art. 31 S.S. , il Presidente della Regione e non il Prefetto.
E siccome fino ad oggi , fuori dal quadro giuridico nazionale e costituzionale , tale figura continua ad essere operante , è di questa che dobbiamo parlare prima di correlare, giuridicamente , l’art. 15 con l’art. 31 S.S.
Storicamente , la figura del Prefetto , sin dal periodo post-unitario , è stata considerata la “ la longa manus “ del Governo centrale in Sicilia . Per tale ragione , riteniamo che la sua dotta ed argomentata relazione sulle funzioni del Prefetto in Sicilia , valga per tutte le altre Regioni d’Italia ma non per la Sicilia.
Le funzioni finora esercitate dal Prefetto , contrariamente a quanto da lei  sostenuto , si sono sovrapposte , incostituzionalmente , alle funzioni che la Costituzione repubblicana e lo Statuto Siciliano ( che della Carta
costituzionale fa parte integrante ) , attribuiscono , in forza degli articoli 21 e 31 dello Statuto Siciliano , solo ed esclusivamente al Presidente della Regione Siciliana .
La competenza dello Stato , come lei purtroppo non ha fatto notare nel suo commento, è residuale. Tant’e’ che l’articolo 31 , seconda parte , S.S. , recita testualmente : “ Il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza …. di propria iniziativa quando siano compromessi l’interesse generale dello Stato e la sua sicurezza “. E che questa sia una ipotesi residuale è testimoniata dal fatto che in 75 anni di democrazia parlamentare , mai questo evento , se vogliamo dal sapore “secessionista” , si sia verificato. Al contrario , al suo posto , avrei evidenziato che la ratio dell’articolo 31 S.S. è nel suo primo comma che recita : “ Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente della Regione a mezzo della Polizia dello Stato , la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione ,
dal governo regionale”.
In buona sostanza , pur se la Polizia è di Stato, tutto il suo Corpo che opera in Sicilia è agli ordini disciplinari del Capo del Governo Siciliano e , quindi , del Presidente della Regione . Il tutto senza pericoli di secessione alcuna, facendo da salvaguardia, in tal senso, il secondo comma dello stesso articolo, di cui abbiamo parlato prima , nonché la parte finale del primo comma che recita : “ Il Presidente della Regione può chiedere l’impegno delle forze armate dello Stato”.
Il fatto , quindi, che l’inerzia parlamentare non abbia dato vita all’attuazione dell’articolo 31 S.S. , non ne vanifica la esistenza giuridica che può in qualunque momento essere fatta valere senza che venga messa in discussione, per le ragioni esposte , la sicurezza nazionale. 
Sostenere, poi , come lei ha fatto , la presenza delle prefetture in Sicilia non in contrasto con i principi statutari, è una affermazione giuridicamente infondata e molto grave, trattandosi non di violazione di norma ordinaria ma di violazione di norma che nella gerarchia delle fonti è primaria ( avendo l’articolo 15 , così come tutti gli altri articoli dello Statuto, rango costituzionale ). Per la precisione la più grave, violando la Costituzione stessa che nella gerarchia delle fonti occupa il primo posto.
Lei continua ad affermare impropriamente che il Governo provvisorio ( quello monarchico n.d.r. ) ha concesso alla Sicilia l’Autonomia . Cosa, questa , non vera , in quanto l’Autonomia è stata “riconosciuta” nella sua interezza , e senza modifica alcuna , dal Parlamento italiano con legge costituzionale nel 1948 .
Le ricordo , a tal fine , che lo Statuto Siciliano ha origine “ pattizia “ , frutto dell’accordo raggiunto da un lato tra il governo monarchico italiano e dall’altro dal Popolo Siciliano in armi e nelle piazze dell’Isola. Se il Re Umberto II si affrettò a firmare lo Statuto Siciliano lo fece ad un solo fine :fermare il separatismo che avrebbe portato la Sicilia a divenire uno Stato
libero ed indipendente ben prima delle consultazioni elettorali per l’elezione dell’Assemblea costituente e per il referendum tra monarchia e repubblica.
Ecco perché lo Statuto Siciliano nacque prima delle elezioni , avendo l’esclusivo compito di convincere il Popolo Siciliano che l’Autonomia avrebbe soddisfatto le storiche recriminazioni nei confronti del governo centrale facendo diminuire il gap economico tra Nord e Sud, creatosi per , ed a causa , dell’Unità d’Italia.. A dimostrazione di ciò vi è da ricordare che l’Autonomia della Sicilia è la più ampia di tutte le altre quattro regioni avente l’identico regime , al punto da renderla uno Stato-Regione all’interno dello Stato italiano , con competenze speciali in quasi tutte le materie di strategica importanza. Insomma , ad eccezione degli Esteri , del diritto Civile e Penale , per il resto la Regione legifera al pari di uno Stato sovrano.
Sappiamo , quindi , come lei afferma , che la Repubblica italiana non è uno Stato federale ; ma sappiamo anche ( comparando la nostra Autonomia con quella di altri Paesi ) che invece lo è con la Sicilia che è a tutti gli effetti ,
politici e giuridici , uno Stato Regionale confederato all’Italia .
Cosa , questa , opportunamente non detta ma che nei fatti è così , ove si relazioni lo “ specialissimo “ ordinamento giuridico autonomistico siciliano con quello di altri Stati europei a struttura federale. E se le Regioni furono concepite dallo Stato italiano, per poi essere attuate negli anni 70 , il merito è della Sicilia che con la sua Autonomia disegnò , sin
dal secondo dopoguerra , lo Stato Regionale che doveva vigere nella penisola.
L’Autonomia Siciliana è la “ Costituzione Siciliana “ e soltanto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione può vanificarne , attraverso l’istituto della revisione , la sua esistenza , nelle singole norme .
E siccome , fino ad oggi, nessuna revisione è stata fatta attraverso la procedura di revisione , tutto lo Statuto è ancora vigente , compreso l’articolo 15 dello Statuto Siciliano che sopprime , giuridicamente e costituzionalmente, la figura del Prefetto in Sicilia , la cui presenza nell’Isola continua ad essere illegale ed incostituzionale.
A riprova di quanto da noi sopra sostenuto , giova ricordare che all’Assemblea Regionale Siciliana in data 8.4.2021 su iniziativa del Movimento per l’Indipendenza e l’Autonomia della Sicilia ( M.I.A.S. ) , e predisposta dal suo Ufficio Legislativo e Legale , una interrogazione parlamentare , portante il n. 1956/21 , a firma dell’on. Vincenzo Figuccia ,
indirizzata sia al Presidente della Regione che all’Assessore Regionale per gli Enti locali e la Funzione Pubblica , avente ad oggetto : “ Chiarimenti circa la sussistenza delle prefetture sul territorio regionale”. La suddetta interrogazione , nella sua premessa , smentisce totalmente quanto da lei sostenuto nella lettera quando afferma che “ il rappresentante dello Stato in
Sicilia e responsabile dell’ordine pubblico nell’Isola è il Presidente della Regione “. Infatti , sempre nella premessa della suddetta interrogazione , il deputato siciliano oltre a ribadire ulteriormente tale concetto , in forza dell’art. 21 e 31
dello Statuto Siciliano , rileva che “ le prefetture in Sicilia sono enti imposti dallo Stato italiano in spregio alla Costituzione italiana e allo Statuto Speciale ; la cui soppressione è prevista dall’art. 15 dello Statuto “.
L’interrogazione rileva altresì che “ l’art. 20 del medesimo Statuto , prevede che tutte le competenze dello Stato centrale passino sotto la competenza della Regione Siciliana “ , proseguendo affermando che “ non vi è chi non veda ,
come sia pacifico lo stato di illegalità e di incostituzionalità delle Prefetture nel territorio Siciliano “ !
Per cui sostenere , come lei ha fatto , che lo Statuto non sia pienamente applicabile , “ e segnatamente nelle succitate prerogative autonomistiche perché non sono state mai approvate le norme di attuazione è del tutto fuorviante , anche perché la norma costituzionale non preveda esplicitamente tale passaggio “ .
L’interrogazione parlamentare conclude chiedendo di sapere :
– “ Per quali ragioni ad oggi non si sia provveduto tempestivamente
alla rimozione delle prefetture presenti su tutto il territorio regionale
in ottemperanza alla disposizioni Statutarie , quale fonte di rango
costituzionale ” ;
– – “ E nel caso di interessi legittimi violati da amministrazioni statali,
quale amministrazione è chiamata al ristoro dei danni , la Regione
Siciliana per la mancata attuazione dell’art. 15 , o lo Stato italiano
per la sua presenza incostituzionale “ ?
A tale interrogazione ha risposto nel mese di aprile 2021 in Aula l’Assessore Regionale alle Autonomie locali e alla Funzione Pubblica Marco Zambuto il quale , dopo avere affermato che dal 1952 non è più intervenuto un coordinamento tra lo Statuto Siciliano e la Costituzione nazionale , ha testualmente affermato che : “ si è proceduto , attraverso
un difficile processo di revisione dello Statuto ed anche delle sue norme di attuazione , senza che mai il tema delle prefetture venisse riaffrontato con la dovuta attenzione”.
Parole, queste dell’Assessore , inequivocabili e che confermano che , in relazione alla presenza del Prefetto in Sicilia , un problema di incostituzionalità c’è.
Lei , infine , sostiene che le Prefetture in Sicilia sono un presidio di legalità dimenticando sia la recente condanna penale dell’ex Prefetto di Palermo Cannizzo sia , ed è la cosa più importante dal punto di vista giuridico ,
politico e storico , che se da un lato la lotta alla criminalità organizzata ha avuto nei magistrati , forze dell’ordine , giornalisti , qualche politico e comuni cittadini , tutti siciliani, le sue vittime più o meno eccellenti; dall’altro lo Stato
italiano , che è stato in grado di debellare il terrorismo in meno di 20 anni , allo stesso tempo non è stato in grado di debellare la criminalità organizzata mafiosa in 160 anni di unità italiana.
Ma questa è un’altra storia , tra l’altro ripresa anche da processi , come quello sulla “ trattativa Stato-Mafia” che conferma che proprio in vitali pezzi dello Stato , il “presidio di legalità” , cui lei si appella , sia carente od , addirittura ,
manchi del tutto. Per buona pace , anche in questo caso , della assoluta “ latitanza” dello Stato di diritto”.
M.I.A.S.
Ufficio legislativo e legale”.

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