Prefetture illegittime in Sicilia? La risposta della deputata 5 Stelle al MIAS

Il tema ha suscitato un vibrante dibattito

In merito all’interrogazione del Movimento per l’Indipendenza e Autonomia della Sicilia sulla legittimità delle prefetture nella nostra regione (di cui vi abbiamo parlato qui), interviene la deputata regionale 5 Stelle, Valentina D’Orso con una lettera rivolta ad Umberto Mendola (presidente MIAS):

“Gentile Presidente,

Ho esaminato con attenzione la questione da lei sottopostami, secondo cui la presenza delle Prefetture in Sicilia contrasterebbe con quanto disposto dallo Statuto siciliano, in particolare con l’art. 31 che attribuirebbe il mantenimento dell’ordine pubblico al Presidente della Regione.

Per poter rispondere in modo esaustivo al suo delicato e controverso quesito, ho dovuto svolgere un necessario approfondimento con riguardo a tutte le funzioni che le prefetture svolgono, ogni giorno, sul territorio.

Ho voluto quindi prima di tutto ricordare a me stessa che il Prefetto è un organo periferico dell’Amministrazione statale con competenza generale e funzioni di rappresentanza governativa a livello provinciale. 

Il Prefetto:

1. rappresenta il governo a livello provinciale;

2. è autorità provinciale di pubblica sicurezza;

3. esercita tutte le funzioni dell’amministrazione periferica dello Stato non espressamente conferite ad altri Uffici;

4. sovrintende alle residue funzioni amministrative esercitate dallo Stato, coordinandole con quelle esercitate dagli Enti locali, direttamente o attraverso la presidenza della Conferenza permanente dei dirigenti degli Uffici statali;

5. vigila sulle Autorità amministrative operanti nella provincia e vi si sostituisce, in caso di urgente necessità, adottando le misure del caso (ordinanze di urgenza).

E’ titolare della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo (U.T.G.), a cui sono state attribuite tutte le funzioni esercitate a livello periferico dallo Stato, fatta esclusione per quelle relative ad alcune Amministrazioni espressamente individuate dal d.lgvo 300/99 (Affari Esteri, Giustizia, Tesoro, Finanze, Pubblica Istruzione, Beni e Attività Culturali).

Il ruolo di rappresentanza generale del Governo, riconosciuto al Prefetto, trova ulteriore conferma e supporto nell’istituzione della “Conferenza permanente”, regionale e provinciale, organismo che coadiuva il titolare dell’Ufficio Territoriale del Governo, nel coordinamento delle Pubbliche Amministrazioni statali sul territorio.

Quale autorità provinciale di pubblica sicurezza, il Prefetto ha la responsabilità dell’ordine e della sicurezza pubblica e presiede il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e coordina le Forze di Polizia.

Nell’ambito della protezione civile, sovrintende al coordinamento degli interventi di immediato soccorso per fronteggiare le situazioni di emergenza.

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Nei rapporti tra lo Stato e le autonomie locali, riveste il ruolo di garante della continuità gestionale delle Amministrazioni locali ogni qualvolta vengano meno gli amministratori eletti dai cittadini, attraverso la nomina di commissari, ed effettua la vigilanza delle funzioni statali (anagrafe, stato civile, servizi elettorali) assolte dalle Amministrazioni locali.

Assicura il corretto svolgimento del procedimento elettorale e cura le procedure di scioglimento e sospensione dei consigli comunali, o di rimozione o sospensione degli amministratori. Ricordo a me stessa, a tal proposito, il fondamentale ruolo delle commissioni di indagine prefettizie nelle ipotesi di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose.

Tra le funzioni ricomprese nell’area dell’amministrazione generale vi sono le attività relative alla mediazione nelle vertenze di lavoro ed alla garanzia dei servizi pubblici essenziali, al riconoscimento delle persone giuridiche, alla concessione dello status di cittadino italiano, all’irrogazione di sanzioni amministrative per infrazioni depenalizzate ed in materia di circolazione stradale.

Mi scuso per essermi dilungata ed averLa, di certo, annoiata con questa elencazione ma – ribadisco – mi era necessario delineare il quadro di insieme all’interno del quale si muove la figura prefettizia.

La attuale situazione emergenziale ci ha inoltre insegnato come i Prefetti abbiano il delicato ed importante compito di promuovere e consolidare le sinergie presenti sul territorio a garanzia dei diritti dei cittadini, specie in questo difficile momento di emergenza che stiamo vivendo. E, in tal senso, non posso che condividere il messaggio che il Presidente Mattarella, il 2 giugno 2020, ha inviato ai Prefetti in occasione della Festa Nazionale della Repubblica per cui “I prefetti sono chiamati ad una paziente attività di mediazione sociale e di tessitura e confronto con le altre autorità locali per definire, in ciascun territorio, efficaci modelli di prevenzione e intervento, adeguati alle specificità dei singoli contesti.”

Dall’elenco di questi innumerevoli compiti e funzioni proprie dei Prefetti, emerge inequivocabilmente come le funzioni dei prefetti non siano sovrapponibili alle funzioni che, in particolare, gli articoli 21 e 31 dello Statuto attribuiscono al Presidente della Regione Siciliana e soprattutto, in ogni caso, non si esauriscano in esse. In particolare, è vero che l’art. 31 recita che: Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente della Regione ma la stessa norma rinvia sempre allo Stato, tanto che prescrive che lo stesso vi provvede a mezzo della polizia dello Stato, e il comma 2 stabilisce che il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza di propria iniziativa quando siano compromessi l’interesse generale dello Stato e la sua sicurezza.

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In merito bisogna precisare che tale disposizione è rimasta, tra l’altro, quasi totalmente inattuata dal 1946 per mancanza di norme attuative.

Fermo restando quanto espresso finora, la presenza delle Prefetture sul territorio della nostra Regione non si porrebbe in contrasto con i dettami statutari per le ulteriori seguenti considerazioni.

In primo luogo, lo Statuto speciale della Regione siciliana nacque come atto condizionato e provvisorio del Governo anch’esso provvisorio, tanto che il R.D.Lgs. 15 maggio 1946, n. 455 che l’approvò subordinò espressamente la sua definitiva stesura al coordinamento con la costituzione devoluto ad un’apposita deliberazione dell’assemblea costituente cui, a tal fine, sarebbe stato sottoposto. Il regime di autonomia concesso alla Sicilia nacque, pertanto, come un regime provvisorio condizionato alla sua armonizzazione con la Costituzione ad opera dello stesso organo che la costituzione stessa avrebbe dettato.

L’attuale struttura dello stato italiano adottata con la costituzione del 1947 si poggia su un sistema di decentramento legislativo, amministrativo e politico a base regionale che dà alla Repubblica italiana (che non è una Repubblica federale) una fisionomia giuridica e politica profondamente diversa da quella del Regno d’Italia che era improntata ad un sistema di accentramento di derivazione francese, soprattutto napoleonica, reso anche più rigoroso dalla tendenza autoritaria del governo fascista. Ed è in questo sistema di decentramento legislativo, amministrativo e politico a base regionale che va inquadrata l’autonomia speciale della Regione Sicilia che non può dirsi sganciata dal contesto ordinamentale dell’intero paese.

Lo statuto siciliano venne adottato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2.

Lo statuto della regione siciliana fa, dunque, parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai sensi e per gli effetti dell’art. 166 Cost. e quindi soggetto a revisione come ogni altra legge di siffatta natura.

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Lo stesso autorevole, eminente giurista e costituzionalista, nonché componente dell’Assemblea Costituente e della Commissione dei 75’, Costantino Mortati, riteneva che qualsiasi forma di autonomia anche quella speciale riconosciuta alla Regione Sicilia dovesse essere mantenuta entro il limite dei principi fissati nella costituzione, e dell’art. 116 Costituzione (v. S. de Fina, Lo Statuto siciliano e la Costituzione, in Foro Italiano, p. 64).

Queste affermazioni vengono confermate da una decisione della Consulta 30 luglio 1997, n. 286 che, su una questione relativa all’Autonomia comunale, tassatività degli enti territoriali e istituzione delle aree metropolitane in Sicilia, potè affermare come la presenza delle Province in Sicilia fosse obbligatoria come in tutte le altre regioni d’Italia in ragione dell’avvenuta costituzionalizzazione dello Statuto siciliano operata con legge costituzionale n. 2 del 26 febbraio 1948 che è avvenuta espressamente «ai sensi e per gli effetti dell’art. 116 Cost.» dunque con esclusione delle norme statutarie in contrasto con le norme costituzionali inderogabili. Analogamente si può così affermare per le stesse Prefetture.

Infine, non può trascurarsi che nelle disposizioni dello Statuto siciliano vi sia un continuo rinvio ai principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica italiana, alla costituzione italiana e alla legislazione dello stato italiano, ai princìpi democratici che ispirano la vita della Nazione e alla sua unità entro i quali limiti ed interessi generali è costituita ed opera la Regione Sicilia (v. art. 1; art. 9, comma 3, art. 17, art. 31 comma 2, Statuto siciliano).

Concludendo, a modesto parere di chi scrive, sotto il profilo giuridico, la previsione delle Prefetture in Sicilia è compatibile rispetto a quanto disposto dallo Statuto siciliano ma, soprattutto, è legittima, tenuto conto di quanto stabilito dall’ordinamento giuridico italiano a cui lo Statuto siciliano si deve conformare, nonostante il suo status di regione ad autonomia speciale; sotto il profilo politico, inoltre, personalmente, ritengo le Prefetture un presidio di legalità imprescindibile proprio in un territorio come il nostro, ahimè, così penetrato nel proprio tessuto economico, amministrativo e sociale da fenomeni di criminalità organizzata.

Sperando di essere stata utile al dibattito da Lei sollecitato e animato su questo importante argomento, Le porgo i miei cordiali saluti”.

Valentina D’Orso

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